ComunicazioneC’è anche il digitale tra i temi chiave della campagna elettorale per le politiche 2022

C'è anche il digitale tra i temi chiave della campagna elettorale per le politiche 2022

Quanto è presente il digitale nei programmi politici per le elezioni 2022 e come sono affrontati temi come privacy e cybersecurity?

In vista del voto del 25 settembre 2022 partiti e candidati non hanno potuto ignorare il grande tema del digitale: uno strumento di Slow News. e un'analisi di Privacy Network aiutano a individuare chi ne ha parlato e come.

Con l’Italia ferma al diciottesimo posto tra i paesi europei più digitalizzati[1] e il vincolo di destinare almeno un quarto dei fondi del PNRR alla transizione digitale, c’era da aspettarsi un certo protagonismo del digitale nei programmi politici per le elezioni 2022. È stato davvero così? E in che modo, soprattutto, i politici nostrani hanno trasformato il complesso tema della digitalizzazione in un tema da campagna elettorale?

Il digitale nei programmi politici per le elezioni 2022: un’analisi “testuale”

Slow News. ha raccolto su Pinpoint[2] programmi, statuti, documenti di trasparenza, curricula, casellari giudiziari e altri file come originariamente depositati da candidati e forze politiche in corsa per le elezioni 2022 al Ministero dell’interno: lo strumento, che fa parte di quelli della Google News Initiative, ha il vantaggio di rendere navigabili anche i documenti non leggibili per le macchine, come i PDF per esempio. Effettuando una ricerca per parole chiave, proprio come si farebbe su Google o qualsiasi altro motore di ricerca , si può scoprire quante volte il termine o la stringa digitati o termini e stringhe affini ricorrono nei documenti archiviati e ottenere la selezione dei documenti in cui sono presenti; aprendo i singoli documenti è possibile approfondire, a questo punto, in che modo e in che contesto sono utilizzate le parole chiave a cui si è interessati.

Utilizzando come keyword “digitale” non è stato difficile scoprire così che ricorre centinaia di volte negli statuti, nei documenti programmatici e di indirizzo depositati da candidati e forze politiche in corsa per il voto del 25 settembre 2022. Filtrando i soli programmi elettorali il risultato non cambia: tutti i principali attori hanno almeno citato il digitale nei programmi politici per le elezioni 2022.

A livello quantitativo il primato è del terzo polo. Nel programma elettorale della lista Azione Italia Viva Calenda – un documento corposo, di più di cinquanta pagine – “digitale” e altri termini affini ricorrono più di trenta volte per diverse ragioni: per annunciare più investimenti in telemedicina, per sottolineare l’importanza che i giovani sviluppino digital skill in linea con la domanda nel mercato del lavoro e che si lavori per superare il digital divide che ancora esiste tra le diverse generazioni italiane, ma anche in riferimento alla necessità di efficientare il lavoro della pubblica amministrazione. Secondo la visione del terzo polo, però, investire in infrastrutture digitali all’avanguardia potrebbe aiutare anche a sviluppare comunità territoriali intelligenti e migliorare la leadership italiana in settori economici chiave, ragione per cui va incentivata in ogni modo la transizione digitale delle imprese del territorio.

Immediatamente dopo per numero di ricorrenze della parola “digitale” nei programmi politici per le elezioni 2022 viene il Partito Democratico: la transizione digitale, affiancata alla transizione verde, è uno dei tre pilastri del Piano Italia 2027. Non stupisce in questo senso che il digitale sia inteso soprattutto come una tecnologia abilitante per le pubbliche amministrazioni, le imprese, i singoli cittadini con proposte che vanno dal miglioramento dei servizi digitali della PA e del fisco digitale all’uso delle tecnologie digitali di filiera per la piena tracciabilità dei prodotti italiani. Il PD parla, però, anche di un diritto a essere connessi da riconoscere ai cittadini e di una digital literacy da incentivare per difendersi da fake news e disinformazione ma anche per avere più controllo sui propri dati e sull’operato delle piattaforme.

Anche nel programma di +Europa “digitale” ricorre sia quando si parla di formazione, sia quando in gioco ci sono le forme e i modi della partecipazione alla vita politica per esempio. Tra le varie proposte che riguardano l’ammodernamento del Paese c’è l’investimento in 5G, lo sviluppo di ecommerce pubblici, la regolamentazione delle piattaforme digitali nel campo della mobilità, la centralità della telemedicina nella risposta alle crisi sanitarie del futuro.

Il Movimento 5 Stelle fa del digitale un tema centrale per l’ innovazione del Paese con proposte che vanno dalla stesura di una Carta dei diritti digitali che preveda quello di accesso alla Rete e la banda ultralarga come diritti costituzionali all’istituzione di una Banca Dati Digitale Nazionale grazie alla quale ciascun cittadino possa verificare da chi e come sono utilizzati i propri dati, passando per una dematerializzazione e non una semplice digitalizzazione della pubblica amministrazione e per l’investimento massivo in settori come la manifattura digitale, la fintech, l’intelligenza artificiale e la robotica, l’agrifoodtech, le criptovalute.

L’Alleanza Verdi e Sinistra parla di digitale quasi esclusivamente in riferimento a scuola e formazione e lo fa ricordando soprattutto «problemi» e «criticità» che «stravolgono» il rapporto delle persone con la conoscenza e le relazioni.

Il digitale nei programmi politici per le elezioni 2022 depositati da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia è infine quasi del tutto assente, se non per un vago accenno al potenziamento delle infrastrutture digitali del Paese e all’estensione della banda ultralarga.

Chi ha parlato di digitale in questa campagna elettorale ha parlato anche di privacy e diritti?

Altri tentativi di rintracciare il digitale nei programmi politici per le elezioni 2022 si sono concentrati su singole sfaccettature del tema. Privacy Network ha provato a indagare, per esempio, come le principali forze politiche italiane hanno parlato di privacy, cybersecurity, intelligenza artificiale, blockchain , identità digitale in vista dell’appuntamento alle urne.

Il risultato macroscopico è che sono tutte questioni affrontate dai principali partiti italiani ma solo sommariamente e in maniera non approfondita: nessuno ha un piano complessivo che tocchi ogni possibile aspetto e, soprattutto, quasi sempre le singole questioni sono citate come necessarie da affrontare ma senza che venga specificato come concretamente lo si intenda fare.

privacy e cybersecurity nei progammi elettorali 2022

Per scendere più nel dettaglio dell’analisi di Privacy Network, sembra essere soprattutto il centrodestra a ignorare temi come privacy e tutela dei diritti in ambito digitale forse anche in virtù del fatto che, come già si accennava, del tutto generici e stringati sono a monte i riferimenti al digitale nel programma elettorale. Anche l’Alleanza Verdi e Sinistra e la lista Azione Italia Viva Calenda non sembrano particolarmente sensibili a questioni come privacy e tutela dei dati personali, con la prima che parla di «dati» solo in riferimento al contesto bancario e mettendo nero su bianco la volontà di tracciare i dati dei conti correnti dei cittadini come mezzo di contrasto all’evasione fiscale.

Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Possibile (parte comunque dell’Alleanza Verdi e Sinistra) sembrano più attenti, invece, a questioni che hanno a che vedere con i diritti digitali dei cittadini.

Il PD dà ampio spazio in particolare alla necessità di tutelare le persone nei confronti di big tech e sistemi di intelligenza artificiale: lo fa non senza allarmismo riguardo alle presunte «derive negative» del digitale abbondando in tecnicismi, tanto che il programma rischia di risultare poco leggibile a chi non abbia una conoscenza approfondita dei temi in questione e, come sottolinea Privacy Network, con propositi ridondanti rispetto quanto già previsto da alcune norme europee.

Il M5S si concentra invece di più sul valore dei dati che, più ancora delle tecnologie, abilitano la conoscenza e la partecipazione dei cittadini: è per questo che è necessario siano sempre accessibili e trasparenti.

Possibile, infine, è più attento al tema della privacy soprattutto in riferimento agli ambiti dello smart working e della didattica online e tra quelle forze politiche che esplicitamente citano la necessità di regolamentare la posizione delle big tech. Nonostante i due temi siano individuati come importanti, però, non vengono avanzate proposte concrete o che non risultino in qualche misura ridondanti rispetto a quelle già esistenti.

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