Digitale nelle scuole: l’Italia è pronta all’innovazione?

Il piano digitale del Miur ha dato vita ad un grande dibattito. L'introduzione del digitale nella scuola è un fattore positivo o piuttosto nocivo?

Digitale nelle scuole: l’Italia è pronta all’innovazione?

L’introduzione del digitale nella scuola è uno degli argomenti attualmente più discussi: avvolto da critiche e approvazioni, è un tema su cui non si hanno ancora riscontri scientifici, se non l’esperienza quotidiana dei giovani attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

Il rapporto sul digital reading, pubblicato recentemente dal Ministero dell’Istruzione, affronta in maniera piuttosto dettagliata la questione dell’approvazione del digitale nelle scuole. Da quanto emerge dal rapporto si comprende come gli italiani, in generale, abbiano discrete capacità di utilizzo di dispositivi mobili come smartphone e tablet, ma se da un lato riescono a navigare in maniera generica sul web, dall’altro si rivelano poco intraprendenti e incapaci di compiere ricerche più dettagliate. Inoltre, secondo i risultati del rapporto Pisa dell’Ocse, in Italia l’uso ed il possesso di internet sono fortemente condizionati dalle condizioni sociali ed economiche.

L’introduzione del digitale nelle scuole resta, dunque, anche per questi motivi, un tema assai dibattuto e le opinioni degli esperti in merito risultano essere piuttosto contrastanti. Roberto Maragliano, docente di Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento presso l’Università Roma Tre, ad esempio, ritiene di essere favorevole, nonostante i drastici cambiamenti che comporterebbe. Il docente afferma infatti: “La tecnologia ha il grosso pregio di essere trasparente: permette di vedere cose che prima non potevi vedere. Quindi oggi ci permette di comprendere che l’apprendimento è un processo complesso, per il quale non è più sufficiente il vecchio modello di apprendimento statico frontale basato sulla spiegazione e sulla restituzione, molto semplice e rassicurante, ma non adatto ai tempi attuali. Ma costringe a rimettersi in gioco per ridiscutere cosa e come insegnare, così come a cambiare la qualità dei contenuti, e non è un caso che oggi il digitale sia sfruttato più facilmente nella scuola primaria, laddove c’è maggior flessibilità e maggior attenzione all’apprendimento spontaneo, mentre nella secondaria prevale la disciplina rigida dettata dalle materie“.

C’è chi però, a differenza di Maragliano, si definisce alquanto diffidenteBenedetto Vertecchi, docente di Pedagogia sperimentale all’Università Roma Tre, infatti, sostiene che la tecnologia nelle scuole non sia di grande giovamento, ma addirittura nociva sotto certi aspetti per l’apprendimento del ragazzo. Il docente, a questo proposito, elenca una serie di problematiche legate all’introduzione del digitale:

  • il “copia e incolla“, secondo lui, può portare a problemi nell’apprendimento e nella comprensione di un testo;
  • la certezza di poter trovare una risposta a tutti gli interrogativi non permette, invece, al ragazzo di pensare ed arrivare, quindi, grazie al ragionamento, ad una possibile soluzione;
  • imparare a scrivere e correggere da soli i proprio errori, infine, non è più possibile se si introduce il controllo ortografico automatico.

A concordare con la critica di Vertecchi sono in molti; ad esempio Adolfo Scotto di Luzio nel suo libro “Senza educazione. I rischi della scuola 2.0” denuncia la fiducia che si dà al digitale e la devozione al mondo del web da parte di tanti. Appoggiando le idee di Vertecchi, egli sostiene che per l’apprendimento e le prime fasi d’istruzione di un ragazzo il digitale risulterebbe totalmente inappropriato.

Dianora Bardi, vicepresidente di ImparaDigitale e pioniera dell’utilizzo del digitale nelle scuole, invece afferma che: “Non c’è dubbio che la tecnologia da sola non faccia una buona scuola, anzi è inutile parlare di didattica digitale: la didattica è didattica e basta e deve essere ripensata in una modalità di costruzione del sapere condivisa e partecipata tra docenti e studenti, in cui i ragazzi possano diventare protagonisti del loro stesso percorso di apprendimento. Dobbiamo così rendere consapevoli i nostri studenti per poterla utilizzare al meglio, in maniera consapevole e critica: ci può aiutare moltissimo nel costruire un modello di scuola nuova, che possa mettere i ragazzi in condizione di affrontare il mondo che li aspetta”.

Dalle dichiarazioni riportate fin qui si evince lo scetticismo e la poca fiducia nei confronti del digitale, frutto della diffidenza e della poca conoscenza degli italiani del mondo del web, cose che impedisco probabilmente il definitivo decollo del Paese.

L’Ocse, Organizzazione per la Cooperazione dello Sviluppo Economico che ha sede a Parigi e di cui fa parte anche la città di Pisa, sottolinea nel suo report dedicato al digitale a scuola che “aggiungere le tecnologie del XXI secolo alle pratiche di insegnamento del XX semplicemente diluisce l’efficacia dell’insegnamento: la tecnologia può amplificare l’effetto di un ottimo insegnamento, ma un’ottima tecnologia non può sostituire un cattivo insegnamento”. Potrebbe essere utile, dunque, non una completa sostituzione, ma una fusione tra i due tipi di istruzione, quella tradizionale e quella “2.0” per consentire ad un ragazzo di ottenere una formazione più completa, ma l’Italia non sembra essere ancora pronta al salto.

Il trucco per far sì che l’introduzione del digitale funzioni è utilizzare la tecnologia con coscienza ed in maniera mirata, come ha fatto Silvano Tagliagambe di Up School, scuola primaria paritaria di Villino Campagnolo, in provincia di Cagliari, che ha introdotto un laboratorio per l’utilizzo di stampanti 3D. Una volta montate da esperti e avviato il procedimento, ai bambini viene spiegato ogni passaggio, per poi stampare prodotti progettati direttamente da loro: “Il bambino viene accompagnato in un uso consapevole della tecnologia, in un procedimento che replica i problemi che ci troviamo di fronte nella realtà, fatti di fenomeni complessi e interconnessi che non possono essere scomposti in sottoproblemi separati, come si fa a scuola dove si affrontano le materie in maniera separata”. Questo tipo di esperimento non comporta un uso passivo del digitale, ma esalta la creatività e la sperimentazione dei bambini, incuriosendoli e sviluppando talento ed intelligenza.

Dal rapporto e dalle discussioni prese in esame si ha avuto conferma di come questo tema susciti grande interesse, ma porti anche alla nascita di dibattiti: l’importante al momento sarebbe non assumere posizioni troppo radicali né per l’uno e né per l’altro verso. Si spera che la scuola possa adeguarsi ai cambiamenti per poter cambiare le pagine di una scuola in certi casi oggi ancora troppo tradizionalista.


A firma di: Martina Eboli Contributor
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