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Dalle AziendeJack Dorsey si dimette da CEO di Twitter e la direzione passa a Parag Agrawal

Jack Dorsey si dimette da CEO di Twitter e la direzione passa a Parag Agrawal

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Cosa c'è dietro la decisione, tanto discussa, di Jack Dorsey di lasciare la guida di Twitter e quale sarà il corso della compagnia sotto la direzione del nuovo CEO, Parag Agrawal.

Si è dimesso Jack Dorsey, il co-fondatore ed (ex) CEO di Twitter. Eccetto che per una discussa pausa tra il 2008 e il 2015, era stato alla guida della piattaforma dei cinguettii fin dai suoi primissimi giorni, nel 2006, quando fu fondata con Biz Stone, Evan Williams e Noah Glass, diventando uno degli imprenditori digitali più noti della Silicon Valley. Lascia ora il posto a Parag Agrawal, (ex) CTO della compagnia.

La conferma ufficiale è arrivata il 29 novembre 2021, di pomeriggio in Italia, dopo che la stampa – non solo di settore, perché tra le prime a dare la notizia c’era stata la CNBC – ne stava discutendo da tempo[1]. È stato lo stesso Dorsey a twittare, «nel caso in cui qualcuno non lo avesse ancora sentito»[2], le proprie dimissioni, pubblicando per intero anche il testo dell’email rivolta ai propri (ex) dipendenti.

Perché si è dimesso Jack Dorsey: le ragioni ufficiali e quelle ufficiose

Dall’email si deducono le ragioni, ufficiali almeno, per le quali si è dimesso Jack Dorsey. Dopo aver ribadito che si è trattato di una decisione personale, l’imprenditore ha spiegato di considerare «estremamente limitante» e «un possibile punto di fallimento» il fatto che una compagnia resti indissolubilmente legata ai propri fondatori e ha aggiunto di aver lavorato negli anni «duro perché questa compagnia potesse distaccarsi dalle sue fondamenta e dai suoi fondatori».

Il riferimento, tutt’altro che implicito, sembra ai rischi imprenditoriali che si corrono quando il brand aziendale è intimamente legato al brand – e alla vicenda – personale dei vertici aziendali: a detta di molti persino il recente rebranding di Facebook in Meta avrebbe origine proprio da qui, dalle questioni spinose in cui si è trovato personalmente coinvolto di recente Mark Zuckerberg (quelle al centro dei cosiddetti “Facebook Papers”).

Jack Dorsey non sarebbe in questo senso sicuramente il primo grande imprenditore digitale a separare le proprie sorti personali e imprenditoriali da quelle della compagnia che ha portato al successo: prima di lui, per esempio, e con lo stesso clamore mediatico Jeff Bezos si è dimesso da CEO di Amazon.

Secondo altre ricostruzioni[3], però, tra le ragioni reali per le quali si è dimesso Jack Dorsey ci sarebbe il fatto che qualcuno all’interno e tra gli azionisti di Twitter mal gradiva il suo essere contemporaneamente chief executive officer anche di Square, un’azienda che si occupa di servizi finanziari e gestione dei pagamenti digitali. Creava un potenziale conflitto d’interesse e, al minimo, faceva sì che quello di Dorsey in Twitter non fosse un impegno davvero a tempo pieno; erano state queste alcune delle obiezioni mosse alla leadership di Dorsey nel 2020 e risolte allora con un accordo tra le parti.

Anche ora che ha lasciato il ruolo di amministratore delegato, comunque, Jack Dorsey resterà nel board di Twitter almeno fino al 2022, quando sono previste le prossime elezioni per il rinnovo.

Poco si sa invece, fatto salvo per la direzione di Square, dell’indirizzo che potrebbe prendere la carriera fuori da Twitter: una persona vicina all’imprenditore avrebbe raccontato in via ufficiosa a The New York Times che potrebbe dedicarsi con più assiduità a criptovalute, filantropia e al progetto di un social network decentralizzato «che permetta agli utenti di stabilire dei propri algoritmi sulla base dei quali promuovere contenuti e moderare le community piuttosto che far affidamento sulle tech company per questo tipo di decisioni»[4], scrive la testata.

Di certo c’è che in questi anni l’imprenditore si è mostrato piuttosto interessato all’evoluzione hi-tech: basti pensare che, sull’onda del successo degli nft , ha trasformato il primo tweet della storia in un oggetto da collezione digitale e lo ha venduto per (quasi) tre milioni di dollari[5]. Né sotto la sua direzione in Twitter sono mancati progetti e iniziative di CSR dalla natura filantropica e dedicati a temi come l’istruzione, la riforestazione, l’educazione femminile, il reddito di base.

Chi è il nuovo CEO di Twitter e che direzione darà all’azienda

Più chiara invece e per molti versi già anticipata dalla natura di alcune delle più recenti novità Twitter è la direzione che prenderà il social ora che si è dimesso Jack Dorsey.

La guida, come si accennava, è passata in mano a Parag Agrawal: da più di dieci anni in Twitter, è stato fin qui chief technology officer e responsabile, cioè, del continuo ammodernamento tecnologico della compagnia. Agrawal sarebbe stato, in particolare, tra le persone che hanno spinto in azienda per sperimentare con le criptovalute (che da qualche tempo possono essere utilizzate, per esempio, per la funzione Tips) e, stando alle prime dichiarazioni dopo la nomina a nuovo CEO di Twitter, sembrerebbe che l’ingegnere abbia in mente una linea di continuità per la leadership di Twitter, nonostante non manchi di accennare a «obiettivi ambiziosi» e capaci di «dare nuova forma al dibattito pubblico».

Quella che si ritrova in mano è, come sottolinea TechCrunch, un’azienda già più avanti dei competitor negli investimenti a favore della creator economy, per esempio, e nel cosiddetto “paid social” che potrebbe essere tra i più importanti trend social dell’immediato futuro.

Sarà anche per questo che, nonostante la notizia delle dimissioni di Dorsey, le azioni di Twitter sembravano ancora tenere in borsa[6], perdendo meno di un punto percentuale man mano che si avvicinava la chiusura della giornata.

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