MacroambienteDimmi che social usi e ti dirò che vizio capitale sei

Dimmi che social usi e ti dirò che vizio capitale sei

Associare ogni vizio capitale ai comportamenti e ai contenuti tipici di ogni social. Così un’agenzia rilegge la sentiment analysis.

Dimmi che social usi e ti dirò che vizio capitale sei

Dimmi che social usi e ti dirò che vizio capitale sei. Sembra questo il principio che ha ispirato l’agenzia digitale AQuest a una sentiment analysis sui generis. L’uso della Rete in funzione d’ascolto, come termometro per valutare l’impatto emotivo di notizie e simili, infatti, è ormai prassi comune tra soggetti business e non. Quello che ancora nessuno aveva fatto, invece, era associare contenuti e tono di voce dei post sulle diverse piattaforme social a un preciso vizio capitale.

Un esperimento tra il creativo e il citazionista – sì, i “gironi” social assomigliano alla versione 2.0 di quelli danteschi – che, di fatto, fotografa le (peggiori) abitudini degli utenti dei social network.

Facebook: il regno degli invidiosi

Secondo AQuest, così, Facebook è il regno degli invidiosi. L’amico che continua a postare foto della vacanza in una località tropicale, il matrimonio in grande stile dell’ex compagna di scuola, i successi lavorativi dei colleghi rischiano di provocare invidia, specie tra gli utenti poco soddisfatti della propria vita. La digital agency ha chiesto, infatti, a un campione di utenti con problemi di depressione di esaminare per un po’ di tempo diversi profili social e di paragonare la felicità percepita dei titolari di quei profili alla propria: il senso d’invidia è risultato molto più alto in questi soggetti che nel gruppo di controllo di utenti senza problemi di depressione.

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Tutta l’ira di un tweet

Gli utenti di Twitter sono, invece, i più suscettibili all’ira. Le keyword “anger twitter” producono nella SERP di Google oltre 1.7 milione di risultati. Non a caso hashtag come #hate, #fuckyou, #shit sono quelli che hanno più ricorrenze tra tweet, retweet e messaggi diretti sulla piattaforma dei cinguettii.

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L’Instagram dei golosi

Facile indovinare anche il vizio capitale degli utenti che utilizzano maggiormente Instagram. A ogni ora del giorno le home sono invase da scatti di club sandwich, manicaretti della cucina tradizionale, alternative vegan, tanto da aver reso necessaria una categoria nuova (quella del #foodporn) e da far bollare gli utenti di questo social come i più golosi del web 2.0. Oltre 8milioni di foto sono taggate, infatti, con l’hashtag #food. Tra i piatti più popolari? Caffè (con oltre 2.8milioni di post taggati con l’omonimo hashtag), le torte (1.6milioni di post) e la birra (1.2milioni). Solo quarta la #pizza, con poco più di un milione di post.

 

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I superbi di LinkedIn

Anche di un social professionale come LinkedIn si può presto intuire il vizio capitale. Nel riassumere le proprie carriere, almeno il 20% di utenti superbi (dei 400milioni raggiungibili con profilo free) dice di ricoprire posizioni di prestigio. Si tratta di figure senior (per oltre 20milioni di utenti), di direttori nelle aziende per cui lavorano (oltre 18milioni) o di proprietari di quelle familiari (più di 12milioni). Nell’elencare le proprie skill, poi, oltre 57mila si definiscono addirittura “guru” del proprio campo.

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Lussuriosi su Tumblr e avari su Periscope

Il “girone” social più adatto ai lussuriosi, stando all’analisi di AQuest, sembra essere Tumblr. Su 122milioni di blog e oltre 55miliardi di post analizzati, infatti, almeno l’11% ha contenuto pornografico. Per non parlare del 22% degli accessi che proviene da siti porno. Tra i viziosi dei social, però, c’è spazio anche per gli avari: Periscope sembra essere il social che li accoglie. Vi sono, infatti, ogni giorno live per una durata complessiva di 110 anni e, di questi, gran parte vedono confrontarsi gli utenti su costi (eccessivi!) di viaggi, concerti ed eventi.

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Troppe emoji? Sono sintomo di accidia!

Se siete tra quelli che amano usare le emoji per pigrizia o perché si ritiene che dicano di più di qualsiasi parola, dovreste sapere che c’è un vizio capitale anche per voi: l’accidia. Rinunciare a cercare l’aggettivo giusto o a scegliere le parole più adatte per esprimere le vostre idee e optare per una faccina, del resto, è una strategia fin troppo comoda. Una curiosità? La faccina dell’anno sembra essere quella che ride fino alle lacrime. Nella top five anche cuori e faccine innamorate e quella accigliata ideale per i giorni no.

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Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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