Tra dirette social e podcasting: quale futuro per la radio digitale?

Il digitale, i podcast, il social streaming hanno cambiato il modo di fare radio. Ne abbiamo parlato con Mario Moroni di OKNetwork.

Tra dirette social e podcasting: quale futuro per la radio digitale?

Il mondo della radio è in profonda trasformazione, stretto tra nuove logiche di raccolta pubblicitaria, un ruolo mutato di speaker e community di ascoltatori e un consumo che si fa sempre più digitale.

Secondo delle rilevazioni, infatti, circa il 14,5% degli italiani ascolterebbe oggi la radio tramite Internet. Si tratta per lo più giovanissimi tra i 19 e i 24 anni (in questa fascia d’età la percentuale sale al 26,5%), con un grado di istruzione medio-alto (il 22,4% ha un diploma o una laurea) e una distribuzione pressoché identica tra Nord e Sud del Paese e tra città e piccoli centri.

La conseguenza principale? Nessuna emittente radiofonica può permettersi, oggi, di ignorare il profondo cambiamento in atto. Ciò può significare tanto rispondere a sfide creative inedite (da un punto di vista della scrittura, della regia radiofonica, etc.), quanto valorizzare figure nuove nel panorama delle professioni radiofoniche, quali quella del community manager o dell’influencer, come è emerso durante l’approfondimento di Smart Sofà con il professor Alfredo D’Agnese.

In alcuni casi le trasformazioni che stanno investendo la radiofonia sembrano richiedere di ripensare persino alcuni aspetti ontologici del fare radio, come il concetto stesso di andare in diretta, per esempio.

In occasione del Social Case History Forum 2016, evento dedicato alle best practice di strategie digitali, che ha visto quest’anno la Redazione di Inside Marketing media partner, ne abbiamo parlato con Mario Moroni, CEO e fondatore di OKNetwork.

Che ne è rimasto, oggi, della logica pienamente radiofonica dell’andare in diretta? È diventata obsoleta con l’avvento dei social media, dove tutto è già disponibile e “live”?

Andare in diretta ha un senso quando si ha un pubblico costante: che sia in FM, su una piattaforma digitale o su Facebook è indifferente. La diretta radio, insomma, non è diventata obsoleta, ha solo altre logiche e impostazioni. E i social media creano, in questo senso, un’occasione per seguire lo show su un’altra piattaforma e rendere il tutto più esperienziale. Attualmente, certo, le piattaforme di social streaming hanno ancora dei limiti, sia di qualità che di strumenti a disposizione: ma è solo una questione di tempo e se le piattaforme proprietarie di radio e tv vogliono mantenere il loro vantaggio devono poter garantire un’esperienza migliore e innovativa, con contenuti aggiuntivi e speciali, etc.

A proposito di social streaming, il riferimento non può che essere ai Facebook Livediventati uno strumento indispensabile per la strategia digitale di qualsiasi brand, soprattutto di quelli che operano nel settore dei media e dell’entertainment. Se si guarda alla radio, le dirette su Facebook sono «sicuramente un’opportunità sia per le nuove realtà che per le emittenti più consolidate. L’aspetto più interessante è che il pubblico della tua pagina è già lì pronto a seguirti – spiega ai nostri microfoni Mario Moroni – o, meglio, è pronto a vedere la tua notifica. Da quel momento, infatti, va comunque convinto a seguirti, ad ascoltarti (e va considerato in questo senso che l’80% dei video su Facebook viene visto senza audio) e a interagire. Purtroppo, però, per esempio, non c’è ancora la possibilità di inserire musica coperta da copyright». E nessuna radio che si rispetti può fare a meno dei passaggi musicali.

Che rischi ci sono, allora, per la radio nell’aprirsi a nuovi strumenti come il Facebook Live?

I rischi principali sono di due tipi: personale e monetario. Personale perché la radio obbliga ad andare in onda ad un orario preciso e, di conseguenza, a prepararsi senza andare “fuori registro”. Quando si approfitta del social streaming, invece, la grammatica radiofonica molte volte viene stravolta e c’è il pericolo di non comunicare correttamente e infastidire i propri follower. Il rischio monetario, invece, è legato al fatto che attualmente non esiste la possibilità di monetizzare tramite Facebook Live. Il mio consiglio è, allora, di non spostare tutto il format sui social network, ma di fare un primo stacco di qualche minuto e poi rimandare alla piattaforma web “tradizionale”.

Quando si parla di radio e trasformazioni digitali non si può non far riferimento, infine, ai podcast. C’è chi li considera lo strumento fondamentale grazie al quale la radio ha smesso di essere una «comunicazione aerea che arriva, fa ascolti e scompare», come ha sottolineato Alfredo D’Agnese a Smart Sofà.

Più in generale dei podcast si vanta la capacità di risolvere il problema di una comunicazione asincrona e quella di trasformarsi in una sorta di teche radiofoniche 2.0. E, in effetti, «in passato i podcast hanno sostituito le classiche repliche radiofoniche. Oggi, però, il podcasting è diventato anche un metodo per poter ascoltare le trasmissioni, radiofoniche e non, fuori dal palinsesto e molte volte senza pubblicità», continua Moroni ai nostri microfoni. Se si dovesse pensare a una proporzione, insomma, tra la fruizione di contenuti on demand e l’ascolto in diretta è oggi un 70:30, mentre solo cinque anni fa era l’esatto contrario: «secondo questo ragionamento, il futuro dei contenuti non può che essere sempre più on demand», conclude l’esperto.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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