Mercoledi 17 Luglio 2019
ComunicazioneDisinformazione online: quante bufale, fake news e notizie manipolate abbiamo consumato in un anno? AGCOM fa il punto

Disinformazione online: quante bufale, fake news e notizie manipolate abbiamo consumato in un anno? AGCOM fa il punto

L'Osservatorio dell'AGCOM fa il punto della situazione quanto a disinformazione online: nel 2018 sono state prodotte più bufale di sempre.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Disinformazione online: quante bufale, fake news e notizie manipolate abbiamo consumato in un anno? AGCOM fa il punto

Dopo l’indagine conoscitiva sulle fake news, l’AGCOM presenta il suo Osservatorio sulla Disinformazione Online e la (cattiva) notizia macroscopica è che nell’ultimo anno, da gennaio a dicembre 2018, la produzione di disinformazione è stata mediamente più alta rispetto agli anni passati, con picchi che hanno riguardato soprattutto la campagna elettorale per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 e la successiva formazione del nuovo governo.

Dalle categorie agli argomenti e i temi più amati da chi fa disinformazione online

Con la necessaria premessa che per «disinformazione» si intendono – qui come nel capitolo precedente dello studio dell’Autorità Garante – fake news, bufale, notizie non verificate o manipolate ad arte, è interessante guardare alle categorie più a rischio. La maggior parte della disinformazione online, così, avrebbe riguardato quest’anno hard news come la cronaca (che raccoglie, da sola, il 34% del totale dei contenuti disinformativi) e la politica (19%). Anche l’informazione scientifica è stata vittima di bufale e co. (alla categoria Scienza&Tecnologia è riferito, infatti, il 18% del totale dei contenuti disinformativi del campione AGCOM).

Lo sport, invece, sembra essere campione di informazione di qualità (la percentuale di disinformazione è, in questo caso, di appena il 2%), con ogni probabilità perché le notizie sportive sono tra quelle più facilmente verificabili anche da chi non abbia grande familiarità con strumenti di fact-checking avanzati e dai semplici lettori.

L’ipotesi confermata dalle evidenze dell’Osservatorio è, del resto, che la disinformazione online riguardi soprattutto temi caldi, che tendono a polarizzare l’opinione pubblica o che hanno un particolare impatto emotivo. Utilizzando uno speciale topic model (semplificando, un modello statistico per l’individuazione di argomenti e co-occorrenze di termini in un testo scritto), l’Autorità Garante è riuscita a individuare infatti le tematiche che sono risultate più a rischio disinformazione online nel primo e nel secondo semestre 2018: il primo posto, invariato nei mesi, è stato di argomenti inerenti alla politica e al governo; l’economia invece si è collocata tra il terzo posto nel primo semestre e il secondo nel secondo; se nei primi mesi del 2018 bufale e fake news hanno riguardato poi anche i diritti delle persone, nel secondo semestre non hanno risparmiato la cronaca.

«Governo», «Salvini», «Italia» sarebbero più nello specifico tra i termini più frequenti nei siti che fanno disinformazione online, a riprova del fatto che è la polarizzazione – in certi casi estrema – del discorso pubblico che rende oggi difficile gestire il rapporto tra fake news e politica. Tra le occorrenze più frequenti nei siti che pubblicano bufale e co. ci sarebbero però, secondo lo studio in questione, anche termini come «meteo» o «ufo»: non stupisce se si considera che le notizie scientifiche sono, come già si è detto, tra quelle più a rischio disinformazione online, probabilmente per la difficoltà di fare debunking su argomenti che richiedono conoscenze tecniche. Se diventano virali – ed è facile che lo facciano perché spesso giocano con paure e ipocondrie delle persone – notizie sbagliate in campo medico-scientifico, però, possono dare eccessiva visibilità a pseudo-teorie come quelle terrapiattiste o no vax o contribuire persino a costruire frame narrativi sbagliati come quello secondo cui i migranti portano malattie nei paesi in cui sbarcano.

La disinformazione online colpirà anche le prossime elezioni europee?

L’ultima parte dell’analisi AGCOM è dedicata alle elezioni europee in programma per il prossimo maggio. Mentre big e piattaforme digitali stanno adottando tutte le misure del caso per rendere più trasparente una campagna elettorale che, si prevede, sarà molto giocata anche su sponsorizzazioni e investimenti in pubblicità su Facebook e altre piattaforme simili, cosa fa chi si occupa di informazione?

L’Europa e le elezioni europee del 2019 hanno assunto un’incidenza crescente su piani e calendari editoriali a partire dall’ultimo trimestre del 2018 ed è la televisione che sembra parlarne di più in volume. Ancora: la cattiva notizia, però, è che il 7% dei contenuti a tema europee è già disinformazione.

L’Osservatorio, comunque, ha fatto di più: ha provato a individuare le tematiche di pertinenza europea considerate più rilevanti dagli elettori italiani e a verificare se e quanto queste fossero anche oggetto di disinformazione online. Ne è venuto fuori che più della metà degli italiani (il 59%) considera prioritario un tema come l’immigrazione, seguito da situazione economica e disoccupazione. Proprio l’immigrazione, però, sarebbe insieme al terrorismo uno dei temi che più è stato oggetto di disinformazione online durante questi primissimi mesi di preparazione alle europee del 2019 (insieme rappresentano il 26% dei contenuti disinformativi sul totale). A dimostrazione ancora una volta di come pregiudizi e bias cognitivi, particolarmente attivi quando si tratta appunto di argomenti dal forte impatto personale ed emotivo, abbiano un peso non indifferente nella produzione, nella viralizzazione – e persino nel guadagno – di bufale, fake new e disinformazione online.

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