MarketingDobbiamo creare la nostra Città virtuale: basta digital divide!

Dobbiamo creare la nostra Città virtuale: basta digital divide!

Il digital divide e le sue forme: gap tra paesi ricchi e terzo mondo; gap tra centro città e provincia. Nel 2014 bisogna superare questo limite.

Dobbiamo creare la nostra Città virtuale: basta digital divide!

Al salone del Bookcity di Milano è stato presentato il docu-film sul digital divide di Michael Kleiman, Web, The film. Il documentario è stato realizzato in collaborazione con il progetto One Laptop per Child program, che ha l’obiettivo di supportare i bambini dei paesi poveri attraverso l’educazione e il superamento del digital divide.

Il docu-film narra l’esperienza di un regista che per dieci mesi ha vissuto a stretto contatto con le popolazioni di piccoli villaggi delle Ande e della Foresta Amazzonica in Perù. Narra l’esperienza di persone, per lo più bambini, che scoprono il mondo di internet nelle sue immense possibilità. Un po’ come quando si vede il mare, o la neve, per la prima volta. Narra lo stupore di chi usa internet per studiare, per educarsi, per scoprire. Vi consigliamo di visitare il sito del progetto per seguirlo direttamente e di dare uno sguardo al teaser del docu-film:

A questa serata interessante dedicata al digital divide, all’immensa differenza tra paesi ricchi che spendono circa 2 ore e 19 minuti al giorno sulle proprie App mobile e paesi poveri che conservano lo stupore dei bambini di fronte ad un pc, hanno partecipato teste importanti, tra cui Matteo Ulrico Hoepli, General Manager di Hoepli.it, Michele Vianello, Digital evangelist, e il professor Carlo Alberto Carnevale Maffè, Docente di strategie e imprenditorialità allo Sda Bocconi. Si è discusso anche  del “moderno” digital divide, quello che interessa centro città e provincia, che ancora fa fatica a costruirsi una propria realtà digitale.

In particolar modo il professor Carnevale Maffè ha sottolineato quanto le amministrazioni debbano indirizzare la loro attenzione sulla qualità delle connessioni presenti in determinate aree geografiche non sulla quantità; sulle possibilità offerte dalla creazione di vere e proprie comunità, che travalicano i confini strettamente geografici e configurano una realtà ben più complessa e articolata grazie ad internet. Dice il professore: “Tanto per fare un esempio si possono creare comunità anche temporanee. In un mio recente studio ho analizzato le interazioni di una località sciistica in quota, che come numero di connessioni ha numeri scarsissimi, dato che è quasi disabitata, ma che per tre mesi l’anno diventa sede di una moltitudine di turisti, tutti interconnessi a svariate attività, che di fatto realizzano una cittadina virtuale“.

Un concetto affascinante quello di città virtuale, di una polis che si configura in parallelo, anche se momentaneamente, e che concede a tutti i suoi abitanti, che di fatto potrebbero appartenere a disparatissime aree geografiche, di esserne partecipi e di godere degli stessi diritti.L’obiettivo finale deve essere quello di raggiungere davvero chi abita ancora, geograficamente parlando, in quello che definiamo terzo mondo e concedergli l’ingresso trionfale con tanto di elefante e baldacchino. Il superamento del digital divide non è solo una questione educativa, che ha comunque un ruolo fondamentale, è una questione civica: non supportare questo passaggio sarebbe come togliere l’antenna della tv al proprio vicino di casa. Abbiamo bisogno di tutti i pixel possibili per configurare la nostra città virtuale.


A firma di: Sara Di Costanzo Contributor
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