eCommerce in Europa: Italia in ritardo. Ci sarà una crescita?

L'Italia dimostra un ritardo rispetto agli altri paesi europei in materia di eCommerce, ma alcuni dati fanno sperare in una crescita.

eCommerce in Europa: Italia in ritardo. Ci sarà una crescita?

L’eCommerce è ormai da molti considerata la soluzione migliore per fare shopping, in sostituzione alle abitudini tradizionali. È veloce, comodo e pratico, basta un click per soddisfare esigenze e desideri.
Il nostro paese, comunque, non riesce a competere con l’Europa: sforzi e crescita non bastano per raggiungere stime rilevanti.

Nella classifica di utilizzo dell’eCommerce, infatti, l’Italia occupa il ventiquattresimo posto su ventotto paesi ed è in vantaggio solo su Grecia, Cipro, Romania e Bulgaria.
Sorge spontaneo chiedersi, quindi, come mai ci sia questa chiusura in  Italia: sono i clienti che, nonostante tutto, preferiscono lo shopping “tradizionale” o è colpa delle aziende?

Questa tematica attira l’attenzione di molti e sull’uso che se ne fa in Italia se ne discute molto. In un articolo de Il Sole 24 Ore sono stati analizzati i tempi d’oro dell’eCommerce e le cifre che non danno spazio a considerazioni negative. Sembra che questi siano, in generale, i commenti più popolari. Se si prende il caso “Italia” singolarmente, però, si notano delle discrepanze rispetto alla crescita e all’andamento dell’eCommerce negli altri paesi.

Apparentemente il nostro paese in questo settore cresce a dismisura e le stime dicono che, nell’anno in corso, il fatturato relativo all’eCommerce raggiungerà 19,3 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto al 2015. Eppure facendo un confronto con gli anni scorsi o con gli altri paesi, si nota un livello ancora basso di crescita nel settore.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, afferma l’esistenza di un paradosso: l’Italia ha un potenziale notevole in questo settore, ma non riesce a decollare. Attualmente sono 19 i miliardi raggiunti in eCommerce che potrebbero raddoppiare e arrivare a 40miliardi.

Mentre gli e-Shopper italiani sono raddoppiati passando da 9 a oltre 18 milioni, le imprese non si sono digitalizzate con lo stesso ritmo. Il mio monito, quindi, va alle aziende italiane: che serva a spronarle a essere sempre più presenti online, soprattutto laddove la forza del brand Made in Italy è più rilevante, come nei settori moda, arredamento e alimentare”, ha affermato Liscia, aggiungendo, inoltre, un dato importante che riguarda le aziende: in Italia ne sono state censite circa quarantamila che vendono online, contro le ottocentomila su scala europea (da notare che, di queste, duecentomila sono solo francesi). Si tratta di un dato sconcertante che comporta il rischio per le aziende di perdere importanza sul mercato online e di non fatturare da eShopper esterni.

Un’altra importante analisi è stata condotta da MM-ONE Group che ha fatto il punto della situazione a pochi giorni dall’eCommerce Forum, notando che nella classifica europea si riscontra una forte spaccatura fra nord e sud e i primi posti sono occupati da Danimarca, Olanda e Gran Bretagna.

MM-ONE Group ha, inoltre, studiato la situazione sia dal lato clienti che dal lato aziende.
La quota di fatturato delle aziende in eCommerce è molto bassa: appena il 9% rispetto al 17% media europea; il 13% delle attività commerciali ha una piattaforma di vendita integrata, ma solo il 10% riceve ordini via internet rispetto al 19% dell’Europa. Di tutte le analisi condotte, l’unico dato più confortante è l’acquisto online: il 38% in Italia contro il 40% media dell’Europa.

Se queste sono le stime di analisi sulle aziende, quelle riguardanti i clienti sono ancora più deludenti. Il 26% degli italiani ha fatto almeno un acquisto online a differenza del 53% europeo (e dell’81% degli inglesi).

Entrando più nello specifico, nel settore viaggi l’11% ha portato a termine un acquisto e solo il 28% usa un eBanking. “Proprio in tempi di difficoltà economica – afferma Mauro Cunial, presidente di MM-ONE Group – la vendita online rappresenta un’occasione per rilanciare interi settori di attività, soprattutto nei mercati esteri dove le transazioni commerciali avvengono con maggior frequenza sulla rete. La vera competizione oggi si gioca nella Rete“.

In conclusione, quello che ancora una volta emerge è un ritardo ed una chiusura culturale da parte degli italiani. Il tema dell’eCommerce è stato spesso oggetto di discussione e confronto proprio per cercare di accrescere e valorizzare un nuovo modo di fare shopping, ma i dati che sono emersi sono alquanto sconcertanti.

eCommerce vuol dire risparmio e praticità e bisognerebbe sfruttare al massimo questa grande innovazione.


A firma di: Martina Eboli Contributor
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