Domenica 17 Novembre 2019
MacroambienteeCommerce in Italia 2019: dati positivi ma non ancora al pari della media europea

eCommerce in Italia 2019: dati positivi ma non ancora al pari della media europea

La Casaleggio Associati ha raccolto dati, insight, trend sull'eCommerce in Italia 2019: quanti italiani comprano online? Che tipo di prodotti?


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
eCommerce in Italia 2019: dati positivi ma non ancora al pari della media europea

I dati sull’eCommerce in Italia 2019, come forniti dall’annuale report di Casaleggio Associati, sembrano positivi ma solo in parte. Se è vero infatti che la conta di chi acquista online e il fatturato degli eShop sono in crescita, se anche non si volesse adottare una prospettiva globale, il nostro Paese risulta ancora indietro rispetto ad altri player europei per esempio.

Nel 2018 sono stati spesi in eCommerce b2c 41,5 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 18% rispetto al solo anno precedente. Hanno acquistato online 38 milioni di italiani, ossia circa il 62% della popolazione, ma è proprio questo il primo punto critico: in paesi come il Regno Unito, i Paesi Nordici o l’Olanda la percentuale di eShopper non scende mai al di sotto del 90%, segno che l’Italia è ancora in parte indietro per quanto riguarda lo shopping digitale. Entro il 2023, però, gli italiani che comprano online dovrebbero salire a quota 41 milioni.

Secondo gli insight sull’eCommerce in Italia 2019, comunque, se c’è una cosa che gli italiani fanno già in misura più consistente degli altri europei è comprare online da mobile: c’è un 14% del campione di Casaleggio Associati, infatti, che dice di utilizzare «sempre» lo smartphone per i suoi acquisti online, a cui si aggiunge un 34% che dice di farlo «spesso» e il risultato è che decisamente più della metà di chi acquista in Rete in Italia è, appunto, un mobile shopper.

Scomparse anche le riserve su acquisti online da paesi e player esteri: nel corso del 2018, gli italiani hanno acquistato in Rete anche da Regno Unito (nel 18% dei casi), Cina (18%) e Germania (16%).

eCommerce in Italia 2019: cosa comprano gli italiani in Rete

Quanto a cosa comprano gli italiani in Rete, ci sono settori come il tempo libero e il turismo che, ormai da tempo, mantengono inalterato il proprio primato. Più nello specifico, il primo copre oltre il 41% di tutto il fatturato dell’eCommerce in Italia 2019 con un ruolo sempre più rilevante ricoperto oggi anche dal gioco online. Il turismo sembra aver guadagnato invece nel 2018 un 9% di fatturato online, a dimostrazione che la grande familiarità dei turisti con prenotazioni e booking online lo rendono ormai un settore maturo.

Il podio dei settori più rappresentativi dell’eShopping in Italia è chiuso dai centri commerciali, che rappresentano oggi oltre il 14% del fatturato online e che, soprattutto, hanno visto una crescita del +39% in un solo anno.

Per capire in quale direzione si sta muovendo l’eCommerce in Italia, del resto, potrebbe essere utile guardare proprio ai settori che hanno avuto una crescita più rapida, più che limitarsi a registrare quelli con fatturato più consistente. Salute e bellezza, per esempio, è cresciuto in un solo anno del +23%, con ogni probabilità anche grazie alla recente popolarità delle farmacie online.

La moda (con un +18% di fatturato nel 2018) è uno degli altri settori più in crescita in Italia, con firm di lusso che investono sempre di più in strategie multicanale e consumatori che non di rado preferiscono concludere online percorsi d’acquisto che iniziano in store.

Anche il food, e non solo nella declinazione di food delivery e servizi d’asporto, è uno dei settori più in crescita dell’eCommerce italiano: negli ultimi dodici mesi ha guadagnato, infatti, un +17%.

Le pmi italiane alla prova della vendita online

Aumento del fatturato dell’eCommerce e del numero di italiani che acquistano online significa, però, anche aumento delle realtà che operano in questo senso. Secondo il report di Casaleggio Associati, così, al 2018 c’erano in Italia oltre 19mila imprese pure player – che sono native e operano, cioè, principalmente nella vendita digitale – iscritte al Registro delle Imprese e attive, per un totale di oltre 32mila addetti al settore. Interessante è il dato geografico: se si guardano i bilanci medi di chi opera nell’eCommerce le regioni più produttive sono Lombardia (a cui è riferibile oltre il 36% dell’utile), Umbria (13,6%) e Campania, Lazio ed Emilia Romagna (circa 6% a testa).

È considerare la specificità del tessuto imprenditoriale italiano, comunque, che permette di fare meglio il punto della situazione: qualsiasi insight su fatturati, trend e prospettive non può prescindere cioè dall’avere bene in mente che la maggior parte delle imprese italiane è rappresentata da piccole e medie imprese, a conduzione familiare e con vocazione artigianale. In questa prospettiva non sorprendono alcune evidenze.

  •  Solo il 12% delle pmi italiane è attivo e vende online, anche se la percentuale è in crescita rispetto a qualche anno fa.
  • Le pmi che vendono online sono, di norma, anche quelle più strutturate e con un numero di addetti maggiore (maggiore o uguale a 6).
  • Se il titolare della pmi ha un titolo d’istruzione medio-alto è più probabile che ci sia all’attivo una strategia di eCommerce.
  • Il 72% delle pmi che decide di vendere online lo fa attraverso il sito aziendale e inferiore, sebbene in crescita del +10%, è la percentuale di chi sceglie di affidarsi a marketplace e altri intermediari.
  • Le piccole e medie imprese che vendono online vedono migliorare fatturato e produzione, in percentuale fino a un +6%, nonostante anche la semplice presenza online, che pure non si trasformi in vendita, sarebbe ricollegata a un generale miglioramento delle performance aziendali.
  • L’eCommerce permetterebbe anche alle pmi di penetrare mercati esteri.

Prospettive e trend per l’eCommerce in Italia 2019

In considerazione di tutto questo, da Casaleggio Associati hanno provato a evidenziare alcuni trend per l’eCommerce in Italia 2019 da tenere a mente se si ha a cuore il successo della propria strategia.

Puntare al social commerce

Ci sono strumenti come il Marketplace di Facebook o l’Instagram Shopping che hanno precipitato la dimensione vendite all’interno delle piattaforme social più utilizzate. Soprattutto, quasi il 90% di chi compra online ammette di essere stato in qualche misura influenzato dai social network negli acquisti e l’80% dei venditori sa di poter sfruttare i social network per l’eCommerce, generando lead significativi  proprio attraverso piattaforme come queste. In futuro, insomma, non si potrà ignorare il potenziale del social commerce.

Sviluppare una strategia omnicanale

Chi acquista online vuole oggi una maggiore fluidità nel passaggio da un touchpoint all’altro, quando la premessa è che il brand riesca a garantire un’esperienza quanto più coerente possibile online e offline. I risultati sono più concreti di quanto si possa immaginare: i rivenditori omni-channel hanno visto aumentare i ricavi (del 15-35%), la loyalty dei clienti (5-10%) e il loro lifetime value (+30%).

Implementare modalità di pagamento a misura del cliente

Il dato da cui partire è che più di un cliente su quattro abbandona il carrello perché il metodo di pagamento non è quello desiderato. Wallet digitali, sistemi come Paypal che non allontanino con troppi click dalla meta dell’acquisto ma risultino, allo stesso tempo, abbastanza sicuri sono ormai indispensabili. Come lo è prevedere quante più forme di pagamento diverse e adeguate alle esigenze del singolo cliente.

Far spazio agli acquisti in sottoscrizione

In altri paesi europei come l’Inghilterra sono già un trend tra fette diverse della popolazione, soprattutto perché risultano comodi e veloci e permettono di risparmiare su una serie di prodotti di utilizzo frequente. In Italia a frenare il successo di programmi di sottoscrizione come quelli di Amazon, per esempio, è per lo più un sistema di distribuzione non ancora al top e che non garantisce consegne in tempi rapidi: il successo già raggiunto dove attivi, però, suggerisce che proprio questi siano una delle vie di profittabilità per l’eCommerce in Italia.

Parola d’ordine: personalizzazione

Personalizzare il servizio di vendita online può voler dire molte cose. Oltre ai metodi di pagamento si possono differenziare le modalità di consegna o le politiche di reso per esempio. Sempre più spesso l’intelligenza artificiale ha applicazioni che riguardano prodotti correlati e consigli d’acquisto tarati sullo storico degli ordini del cliente. In alternativa si possono usare AR e VR per permettere di provare un capo, per esempio, se si vendono online prodotti di moda. O si possono sperimentare vie di fidelizzazione sui generis come il Prova prima, paga dopo! di Zalando. Un consumatore che si senta coccolato e chiamato per nome da un’azienda, infatti, nell’80% dei casi preferisce proprio quell’azienda ad altri competitor .

Rendere sostenibile il proprio eCommerce

I consumatori sono sempre più attenti verso l’ambiente e la sostenibilità della proprie scelte di consumo: per questo prevedere packaging e imballaggi sostenibili o filiere di trasporto con il minor impatto possibile potrebbe risultare un fattore critico nel convincere i consumatori a chiudere il carrello.

Anche l’impegno in programmi e iniziative di CSR in linea con i valori del proprio target può rivelarsi proficuo.

Seguire l’innovazione

Con le reti 5G in arrivo anche in Italia, tecnologie come la realtà virtuale e aumentata che si sono fatte sempre più accessibili, i wearable che hanno raggiunto ormai una certa massa critica e sono utilizzati per una varietà di attività quotidiane diverse e la blockchain alla ricerca di applicazioni sempre più concrete non si può non pensare di non seguire l’innovazione, infine, se si vuole rendere davvero profittevole il proprio eCommerce.

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