Lunedi 15 Ottobre 2018
MacroambienteEconomia digitale: un’opportunità per valorizzare i settori tradizionali

Economia digitale: un'opportunità per valorizzare i settori tradizionali

L'economia digitale rappresenta un importante fattore per la crescita e l'innovazione del tessuto imprenditoriale italiano.


A firma di: Giovanna D'Urso Contributor
Economia digitale: un'opportunità per valorizzare i settori tradizionali

Il digitale ha portato a una grande innovazione e a uno sviluppo economico al punto tale da poter affermare che l’economia intera non è più solo globale ma, appunto, anche digitale. Soltanto nell’Unione Europea la conversione, infatti, consentirebbe una crescita di 415 miliardi l’anno, nonostante solo il 2% delle imprese europee attualmente ne tragga beneficio.

Ma cos’è, nello specifico, l’economia digitale? Essa si basa su tecnologie informatiche, ma non va confusa con l’Internet economy o la web economy, basate essenzialmente sulla diffusione del Word Wide Web e dei nuovi media. Il digitale, infatti, comprende tutte le diverse tecnologie sia hardware che software: dai sistemi cloud al mobile, dall’Internet of Things ai Big Data, fino ai social network.

Il primo a parlare di economia digitale è stato Don Tapscott nel 1995 con il testo “The Digital Economy: Promise and Peril in the Age of Networked Intelligence“, in cui si discuteva di come il digitale avrebbe cambiato radicalmente il modo di fare business. Oggi, infatti, i modelli tradizionali non sono più adatti: c’è bisogno di nuovi processi produttivi, nuovi modi di approcciarsi ai problemi e, soprattutto, nuovi modi di trasferimento della conoscenza. Ogni impresa, quindi, è destinata a divenire una tech company: se finora c’è stata sempre una netta distinzione tra le imprese tecnologiche e quelle “tradizionali”, oggi grazie a strumenti come il data analytics e la diffusione di tecnologie hardware più economiche e compatte anche le cosiddette imprese tradizionali possono ottimizzare i propri processi e creare nuovo valore per i consumatori.

Un esempio è la grande trasformazione in atto del sistema del retail in cui la digitalizzazione sta abilitando l’integrazione tra store online e negozi fisici. La valorizzazione dell’industria tradizionale passa, quindi, attraverso l’economia digitale, la nuova frontiera per chi vuole fare impresa e avere successo.

Queste nuove opportunità rappresentano per l’Italia e il suo tessuto industriale un vero e proprio volano, come confermano le rilevazioni Assinform – condotte in collaborazione con NetConsulting Cube – sull’andamento del mercato digitale italiano nel primo semestre 2016. I primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da una crescita dell’1,2%, rispetto allo stesso periodo del 2015, pari a 31.953 milioni di euro. Questo trend consente, quindi, di ipotizzare una crescita per l’intero 2016 dell’1,3% corrispondente a 65.759 milioni.

economiadigitale

Segnali positivi per eContent e pubblicità digitale (+ 9%), servizi ICT (+2%), software e soluzioni ICT (4,8%) – questi ultimi in rialzo anche grazie a tecnologie come l’IoT e il Cloud –; il comparto più tradizionale dei servizi di Rete, invece, registra un forte calo (-2,2%).

Nello specifico, comunque, l’IoT è cresciuto del 16,4%, mentre il cloud del 18,8%: i dati dimostrano come queste tecnologie siano tra i principali fattori abilitanti della trasformazione digitale dei modelli produttivi e di servizio. L’IoT è attualmente utilizzato in settori chiave per il Made in Italy, quali l’automotive e il manifatturiero, contribuendo all’innovazione dei processi e dell’intera filiera. La ragione che invece porta all’adozione del cloud e dei data center è la necessità di rendere scalabili alcuni meccanismi e attività di routine, come l’archiviazione di file, la contabilità e il customer management, ottimizzandoli e migliorandone l’efficienza.

Quello che frena l’adozione completa del digitale nelle imprese italiane, però, è un retaggio culturale più che una mancanza di competenze. Le nuove tecnologie non devono essere viste come costi ma come investimenti per accrescere la propria competitività e il valore per i consumatori. C’è bisogno, quindi, di un cambiamento culturale delle imprese, delle istituzioni e delle risorse umane, affinché quando si parli di economia digitale si possa far riferimento all’economia generale di un Paese.

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