MacroambienteEditoria 2.0: cosa cambia e perché

Editoria 2.0: cosa cambia e perché

Le abitudini dei lettori nell'era digitale stanno cambiando il mondo dell'editoria: i principali trend comportamentali nella fruizione dell'informazione.

Editoria 2.0: cosa cambia e perché

Che nell’era digitale il modo di fare informazione sia cambiato è fuori discussione. Ciò che può apparire quanto meno singolare è la spiegazione, almeno quella fornita dal team di Sketchin – società che si occupa di experience e strategic design – dopo uno studio durato tre anni che ha analizzato l’esperienza digitale degli utenti in rapporto al mondo dell’informazione. Ciò che è emerso, a contrario di quanto si possa pensare, è che il cambiamento nel mondo dell’ editoria dipenda non dalla tecnologia ma dalle abitudini degli utenti.

In particolare sono stati individuati 11 trend comportamentali che hanno plasmato lo scenario della creazione e della distribuzione dei contenuti da parte dei brand editoriali:

  1. Le persone si informano usando sempre il device più prossimo a loro, indipendentemente dal contesto;
  2. Cercano informazioni online non appena vengono a conoscenza di una notizia o di un evento;
  3. L’approfondimento di contenuti parte spesso dal cartaceo e prosegue sul digitale;
  4. Non fanno distinzioni tra brand digitale e cartaceo, e si aspettano sempre una totale coerenza;
  5. Non attingono mai da una sola e unica fonte;
  6. Cambiano il canale di fruizione in base al susseguirsi delle notizie, a prescindere dalla piattaforma che le contiene;
  7. Sono disposte a pagare un contenuto specifico digitale solo quando ne hanno bisogno;
  8. Amano i prodotti editoriali semplici con una proposizione di valore molto forte;
  9. Commentano sui social, ma in forma sempre più privata e selettiva;
  10. Cercano sia contenuti autorevoli sia di intrattenimento, ma non li accettano dalla stessa fonte;
  11. Danno il multimediale per scontato, non vedendolo come un plus.

Questi Trand sono stati tratti dall’osservazione dei comportamenti di utenti con differenti provenienze geografiche e anagrafiche, nonché culturali. In breve la necessità primaria è quella di disporre di notizie sempre e comunque. Col web si guadagna l’immediatezza (sempre più persone consultano Internet, magari da smartphone, per conoscere un fatto che hanno sentito per caso al bar), ma la carta stampata resta il mezzo preferito per gli approfondimenti. Per questo è conveniente che un brand editoriale possegga tutti i media: l’edizione cartacea per gli approfondimenti, quella digitale per fornire aggiornamenti in tempo reale e quella televisiva (meglio se web tv) per permettere la fruizione on demand.

La ricerca ha evidenziato anche, tuttavia, che gli utenti non sono disposti a pagare per i contenuti online se non per periodi limitati e per rispondere a specifiche necessità, e che raramente consultano una sola fonte, passando invece da editore ad editore (e da piattaforma a piattaforma). Le testate dunque da un lato devono ampliare lo spettro di notizie che offrono (arrivando – nel caso di quelle generaliste – ad accuparsi di tutto e rischiando talvolta un appiattimento delle informazioni), dall’altro devono trovare nuovi mezzi di sostentamento, e l’advertising diviene in molti casi la soluzione più immediata.

Diffusa, infine, è l’abitudine di commentare le notizie sui social. In questo, soprattutto nell’ultimo periodo, sono favorite le piattaforme di messaggistica o di micro-blogging mentre siti e blog, che fino a poco fa svolgevano un ruolo di primo piano nell’informazione, risultano attualmente penalizzati.

 


A firma di: Francesca Mauriello Contributor
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