ComunicazioneElezioni 2018 sui social: dai protagonisti ai temi più discussi e le previsioni di voto

Elezioni 2018 sui social: dai protagonisti ai temi più discussi e le previsioni di voto

Chi sta parlando delle elezioni 2018 sui social? In che modo? E come tutto questo sposterà – se lo farà – i voti? Un'analisi.

Elezioni 2018 sui social: dai protagonisti ai temi più discussi e le previsioni di voto

Più parli di politica in Rete e più annoierai i tuoi contatti: era stato questo l’esito, in parte inaspettato, di una ricerca condotta durante le presidenziali americane del 2016. Per un candidato, però, è ormai impensabile rinunciare a una presenza digitale, dal momento che piattaforme come Facebook e co. sono diventate il terreno di gran lunga privilegiato dove incontrare elettori e potenziali tali. Con l’appuntamento alle urne del prossimo 4 marzo sempre più vicino, allora, è spontaneo chiedersi in che modo si stanno vivendo le elezioni 2018 sui social, chi sono i principali protagonisti, quali le più importanti issue e che bias porta alla luce quella che è forse la prima competizione elettorale italiana davvero 2.0.

Elezioni 2018 sui social: qualche numero

Ci sono i numeri, innanzitutto. Come quelli che ha provato a raccogliere Italia 2018, un progetto di ‘StartupItalia!’ che per tutta la durata della campagna elettorale farà social media monitoring sull’argomento. Il dato più macroscopico è che, da inizio anno, i candidati e i maggiori leader del Paese hanno prodotto insieme oltre 15500 post. Il podio di politici più social lo dividono Matteo Salvini (con oltre 1050 post da gennaio 2018, è anche quello che ha generato più like durante questa campagna elettorale), Silvio Berlusconi (745 post in totale e un titolo di politico più attivo su Twitter con oltre 640 messaggi solo sulla piattaforma dei cinguettii) e Giorgia Meloni (481 post).

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Fonte: Italia 2018

In parte diverso è lo scenario, invece, se si considerano le dimensioni della fanbase e, di conseguenza, il potenziale engagement degli utenti. Alla vigilia del voto politico, Matteo Renzi si conferma, per esempio, il politico più seguito su Twitter con oltre 3 milioni di follower e a grande distanza da leader di altre aree politiche come Matteo Salvini o Giorgia Meloni (che superano appena rispettivamente i 640mila e i 629mila follower). Suo sarebbe anche il tweet più ritwittato fin qui, un tweet di riposta a una dichiarazione di Silvio Berlusconi sulle politiche migratorie.

Su Facebook, invece, il post con performance migliore è quello con cui Di Maio risponde alle accuse di mancato versamento dei rimborsi ricevute dal programma televisivo ‘Le Iene’: secondo l’analisi delle conversazioni social a tema elezioni 2018 di ‘Blogmeter’ si tratterebbe del messaggio politico più coinvolgente di sempre, grazie alle oltre 300mila reazioni – per lo più positive – da parte degli utenti.


C’è comunque chi, guardando a queste elezioni 2018 sui social, si è chiesto soprattutto se il forte seguito che i politici nostrani hanno in Rete sia tutto reale e non sia figlio di strategie di black hat: è quello che ha fatto, per esempio, il gruppo di ricerca ‘PoliCom.online’ con uno studio su fake follower e campagne elettorali i cui risultati sono riportati sul sito de la Repubblica. Analizzando la fanbase dei sei principali esponenti politici italiani e dei loro partiti di riferimento è venuto fuori che tutti hanno una componente inattiva di elettori-supporter che risulta essere la maggioranza sul totale. Più nello specifico, solo un utente su otto sarebbe un utente attivo e avrebbe in almeno un’occasione menzionato, ritwittato, risposto ai messaggi del politico; il resto è composto da follower inattivi che hanno abbandonato il social senza cancellare il loro profilo o che non lo hanno mai utilizzato al pieno delle sue potenzialità. Per continuare con l’esempio di Matteo Renzi, ciò significa che degli oltre tre milioni di follower poco più di 400mila sono gli utenti che effettivamente interagiscono su Twitter con il leader del PD. A seguire i politici italiani sui social poi, secondo lo stesso studio, c’è una piccola percentuale di account fake o bot: ciò non può certo suggerire da solo una compravendita di follower da parte dei politici nostrani e se c’è un dato curioso è che sono soprattutto gli account più giovani (quelli di @berlusconi e @luigidimaio, per esempio) ad averne percentuali maggiori (rispettivamente il 16% e l’8%).

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Fonte: repubblica.it

Contenuti e issue prioritarie di questa campagna elettorale, sui social e non solo

Se si guarda ai contenuti, la campagna per le elezioni 2018, sui social almeno, sembra dominata da temi di destra. Ancora secondo il già citato Italia 2018, dei cinque hashtag più popolari tre fanno riferimento infatti all’area in questione e, soprattutto, uno solo ha a che vedere con una proposta politica concreta, la #FlatTax. In una giusta prospettiva, un dato come questo suggerisce molto rispetto alla natura di una competizione elettorale come quella del 2018: personalizzazione è, più che nelle tornate precedenti, la parola d’ordine e ciò si riflette innanzitutto su candidati che, sui social e non solo, sembrano parlare più di loro stessi che dei loro programmi. Chi ha provato a fare un’analisi delle ricorrenze multiple nei tweet di Renzi si è accorto così che il segretario del PD ha parlato soprattutto di “oggi” (54 volte), “avanti” (39), “PD” (39) e “Berlusconi” (23): quasi nessuna issue politica – se si escludono i vaccini, nominati 20 volte ma sempre come terreno d’attacco contro il Movimento 5 Stelle – e un’attenzione spasmodica all’avversario politico. Anche quella di Matteo Salvini è una presenza social piuttosto auto-referenziale: è il politico che più volte, nei suoi tweet, nomina se stesso e usa un hashtag (#4marzovotalega, ndr) diventato simbolo della proposta elettorale del suo partito; immediatamente dopo vengono tema cari al Carroccio come l’“Italia”, gli “italiani”, il “Paese”, la “casa”. Se anche quella di Berlusconi sui social è una strategia figlia di un’estrema personalizzazione – con le trasmissioni a cui partecipa che sono di gran lunga il tema più frequente – il leader di destra è comunque anche quello più attento alle vecchie promesse che possono attirare il suo elettorato più tradizionale: non a caso nei suoi post ricorrono spesso termini come “immigrazione”, “sicurezza, “Africa”, “aliquota”.

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Una tag cloud sulle elezioni 2018. Fonte: Italia 2018

Sono le stesse parole utilizzate dai politici sui social a suggerire, tra l’altro, le emozioni prevalenti della campagna elettorale per le politiche 2018. E fin qui — almeno secondo quanto è stato analizzato dal Lab di Gedi in collaborazione con la Repubblica – sembra essere stata una campagna elettorale dominata da un mood negativo. Rabbia è stata, infatti, l’emozione di base trapelata dai post di tutti i candidati politici, soprattutto in una settimana come quella tra il 7 e il 13 febbraio caratterizzata da fatti di cronaca come quelli di Macerata. Altra protagonista indiscussa è stata la paura: cinque leader su sei sembrano aver utilizzato parole che facevano riferimento a questo campo semantico. Non manca, però, chi ha manifestato persino sorpresa rispetto a quanto stava succedendo. A suggerire soprattutto emozioni positive come gioia, fiducia e aspettativa sono stati invece soprattutto Berlusconi, Di Maio e Grasso.

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Le principali emozioni suscitate dai post dei politici sui social. Fonte: Lab Gedi

Se si incrociano le scelte linguistiche e le emozioni che traspaiono dai messaggi come ha fatto ‘Reputation Manager’ è facile ricavare la personalità dei candidati alle politiche 2018. Silvio Berlusconi, così, è il poliedrico che si destreggia bene tra vecchie trasmissioni televisive e nuovi media e parla di programma elettorale come di retroscena politici; Luigi Di Maio è l’antagonista perché basa gran parte della sua campagna elettorale sull’attacco degli avversari politici; Matteo Renzi sembra essere, invece, il concreto, dal momento che offre sempre dati a supporto delle sue opere da ex premier; Matteo Salvini è il bulimico che sfrutta qualsiasi mezzo e qualsiasi momento per parlare con i suoi elettori; ancora, mentre Pietro Grasso è la figura più istituzionale e che parla quasi esclusivamente di programmi elettorali, Giorgia Meloni è la passionaria, più legata ai valori di partito.

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Meno trascurabile di quanto si sia disposti a immaginare, la componente emotiva e personale sui cui giocano i messaggi della campagna elettorale è un chiaro segno di come per queste elezioni siano state messe in campo strategie di microtargeting: sono strategie che «possono influenzare direttamente aspetti che attraverso altri media, invece, non si riesce a controllare adeguatamente – ha sottolineato Giovanni Boccia Artieri durante il workshop Social Media and Data Driven Targeting in Election Campaigns – e lavorare sulle emozioni elettorali, sui socal media, può tanto dare adito alla voglia di collaborazione quanto scatenare tematiche controverse».

C’è un precedente illustre, del resto, ed è il modo in cui il microtargeting ha reso possibile la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane del 2016. Come racconta un’inchiesta di ‘FqMillennium’, infatti, il candidato repubblicano investì almeno 15 milioni di dollari in una società che si occupa di analisi di big data, 15 milioni che servirono per studiare censo, orientamento politico e religioso, abitudini di consumo di oltre 200 milioni di americani – quasi tutti gli aventi diritti al voto – e riuscire a proporre dei messaggi perfettamente mirati e cuciti su misura del singolo elettore, sia che la sua priorità fossero le perdite di acqua nel quartiere sia che invece fosse un sostenitore di caccia e pesca. Allo stesso modo, con ogni probabilità, vennero analizzati i dati disseminati sulla Rete per accedere a servizi come la posta elettronica o i social media e creati profili completi e dettagliati di ogni singolo elettore. Non sorprende in questa prospettiva che, secondo l’American Institute for Behavioral Research and Technology, proprio grazie a risultati di ricerca personalizzati e filtrati su base dei propri gusti e delle proprie preferenze solo Google ha influenzato un quarto dell’elettorato americano, giocando sulla quantità di notizie positive o negative su un certo candidato restituite.

Nonostante l’assenza di grandi temi – eccetto Salvini e Meloni che parlano di immigrazione; Bonino che parla d’Europa e Di Maio che parla di costi della politica, almeno stando ancora alle rilevazioni di Blogmeter – i messaggi veicolati dai politici finiscono, comunque, per influenzare anche i temi su cui si confrontano gli utenti: di cosa stanno parlando insomma gli elettori in vista del 4 marzo 2018? È questa una delle domande a cui TalkWalker Italia ha provato a rispondere nella sua analisi sulle #elezioni2018 viste dai social. Il risultato è che per chi interagisce con i canali ufficiali ed esponenti della Lega l’immigrazione è il tema prioritario, esattamente come lo sono il lavoro per elettori e sostenitori del M5S e le tasse per quelli di Forza Italia e – in misura minore – PD.

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Matteo Salvini: la strategia social del leader leghista è un caso di scuola?

Dalla stessa indagine viene fuori un dato curioso: Matteo Salvini, il leader della Lega, sembra essere fin qua il politico più coinvolgente di queste elezioni. Nonostante il numero più alto di menzioni vada a Berlusconi, i suoi account ufficiali sono stati quelli che hanno visto una crescita più rapida e picchi di popolarità in parentesi precise come i fatti di Macerata. Da Wired hanno provato, così, a fare un’analisi della strategia social di Salvini a partire dal sentiment legato ad alcuni suoi post tra i più popolari. Quello che si nota in retrospettiva è come il leader leghista abbia differenziato nel tempo la tipologia di contenuti e come abbia puntato negli ultimi due anni almeno sull’appeal dei post visivi e dei video in particolare. Soprattutto post come quello con cui ha commentato appunto la sparatoria di Macerata sono indicativi, però, della ricetta del successo comunicativo di Salvini: nei suoi post più recenti – riflette chi ha realizzato l’analisi – ha spesso utilizzato degli «interruttori cognitivi», concetti limite (l’immigrazione fuori controllo del post in questione) che mentre fanno leva sulla rabbia, sull’odio e sulla paura sottendono a un piacere e una gioia impliciti, specificatamente legati alla promessa elettorale (semplificando: quando la Lega sarà al potere non ci saranno più immigrazione senza controllo, né di conseguenza crimini di questo tipo).

La violenza non è mai la soluzione, la violenza è sempre da condannare.E chi sbaglia, deve pagare.L’immigrazione fuori…

Pubblicato da Matteo Salvini su sabato 3 febbraio 2018

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Il sentiment riguardo al post di Matteo Salvini sui fatti di Macerata. Fonte: Wired

Questi stessi post dimostrano, tra l’altro, l’abilità del politico di fare newsjacking, ossia di inserirsi nel flusso degli hot topic del momento e di farlo piegandoli al proprio messaggio e al proprio pensiero politico. Ancora più significativo appare in questo senso il post di apprezzamento per la fiction dedicata a Fabrizio De André che ha generato non poche polemiche tra gli oppositori del politico e i fan del cantautore.

FABRIZIO DE ANDRÈ E MINA, “LA CANZONE DI MARINELLA”

Grande, unico Fabrizio.Per una volta dico Grazie alla Rai.

Pubblicato da Matteo Salvini su martedì 13 febbraio 2018

Più di tutti gli altri, poi, il leader leghista – meglio, i suoi strategist – sembrano aver capito quanto la gamification e i sistemi che premiano la partecipazione degli utenti possano essere rilevanti per una strategia social efficace. “VinciSalvini” è così il contest più discusso delle elezioni 2018 sui social: permetterà ai fan più attivi di ricevere una telefonata o incontrare direttamente il politico, in un meccanismo che porta all’estremo la logica del coinvolgimento personale.

Dal polbusting alle campagne d’odio: cosa i social raccontano del clima elettorale di un paese

Ovviamente sono arrivate presto le parodie, ma fanno parte di quello stesso processo di memizzazione che sul web ha sempre colpito politici di qualsiasi sorta e che, a guardarlo bene, è comunque una forma, seppure sui generis, di partecipazione. Da Berlusconi che promette di restituire cose ai selfie ritoccati in stile Meloni, insomma, anche questa tornata elettorale ha visto grande protagonista sui social il polbusting.

#vincisalvini #parodia

Pubblicato da CoL-Lateral su domenica 18 febbraio 2018

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Uno dei meme ironici sulle promesse elettorali di Berlusconi.

Guai, però, a considerarlo il solo responsabile di una campagna elettorale che – come hanno dimostrato da ‘Parole Ostili’ e ‘Ipsos’ – ha mostrato livelli di aggressività e di falsità molto alti.

L’indice di ostilità della quarta settimana di campagna elettorale (10 – 16 febbraio). Fonte: Parole Ostili, Ipsos

Non sembrano essere bastate, in altre parole, le iniziative di Facebook e degli altri big del digitale a rendere davvero più sano il clima elettorale.

Nonostante gli sforzi comunitari e culturali contro l’hate speech, così, anche queste elezioni sono state caratterizzate da un clima violento e d’odio.

‘D–Link’, nell’ambito della campagna #ConnettitiResponsabilmente, ha provato a identificare così verso quali candidati, quali politici siano stati indirizzati maggiori messaggi d’odio e di che tipo. Berlusconi sembra essere il leader politico che ha ricevuto più insulti personali online durante questi mesi (il 23%), seguito sul podio da Renzi e Salvini (tutti e due al 21%) e solo a distanza da Di Maio (11%) e Grasso (8%). Gli insulti più comuni? Parolacce, auguri di morte e altre volgarità. Mentre gli elettori più arrabbiati con la politica sembrano essere quelli del Centro-Nord, con un certo primato di Emilia Romagna, Toscana e Lazio, e alcune occasioni come l’introduzione dei sacchetti biodegradabili nei reparti ortofrutta dei supermercati e ancora una volta i fatti di Macerata sembrano essere stati causa scatenante dell’odio verso i politici.

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Quello che si dice delle elezioni 2018 sui social sposterà i voti…

Può tutto questo riuscire concretamente a spostare voti? È quello a cui sembra provare a rispondere un’indagine di ‘LaST’ su italiani, media e opinioni politiche. A venirne fuori è che l’informarsi sulle questioni politiche è cosa ben diversa dal formulare un’opinione politica propria. Nel primo caso, come dimostrano anche molti altri studi, gli italiani hanno una dieta mediatica abbastanza varia: Internet, la TV, i quotidiani sono ugualmente apprezzati da chi cerca informazioni politiche (li usano rispettivamente il 26,5%, il 24,8% e il 22,7%).

C’è, certo, una lieve differenza di target: i media tradizionali, e cioè stampa, radio e TV, parlano soprattutto all’elettore più anziano e che ha già deciso di – e con ogni probabilità chi – votare; al contrario a usare soprattutto i nuovi media per informarsi sono gli under 44, studenti e spesso indecisi sul voto. Diverso è lo scenario se si guarda, invece, alla formazione delle opinioni politiche. Non stupisce tanto che i quotidiani siano ancora il mezzo più rilevante in questo senso (25,6%), seguiti da Internet (22,4%) e dalla TV (18,2%), quanto che i nuovi media stiano già perdendo rilevanza anche per gli elettori più giovani che, quando si tratta di opinioni politiche, sembrano tenere sempre più in considerazione comunque le relazioni sociali (contano per il 21.15%) con familiari e amici.

elezioni 2018 sui social media e opinioni politiche

Fonte: La Stampa

…o aiuterà a prevedere i risultati?

Se non riuscirà a spostare voti, il chiacchiericcio a tema elezioni 2018 sui social potrebbe aiutare almeno a prevedere il risultato finale. C’è chi ha provato, in questo senso, a utilizzare un software di analisi di big data per indovinare chi vincerà il 4 marzo 2018: incrociando il numero di interazioni ai post dei politici con le evidenze del sentiment, il programma restituirebbe dati aggiornati a ogni settimana della campagna elettorale. Ancora Wired, in collaborazione con uno spin-off dell’Università di Milano, si è lanciato infine in un’operazione simile di analisi predittiva dei risultati delle elezioni 2018, a partire dal sentiment dei tweet di utenti-elettori. I risultati ottenuti fin qui (nella quarta settimana di campagna elettorale, ndr) mostrano favorito il centro-destra.

elezioni 2018 sui social previsioni Wired

Le previsioni di voto realizzate da Wired in base al sentiment dei post sui social.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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