Giornale di marketing,
comunicazione e cultura digitale
Resta aggiornato:
Inside Marketing
MacroambienteElon Musk compra Twitter per oltre 44 miliardi di dollari: cosa aspettarsi per il futuro della compagnia (e non solo)

Elon Musk compra Twitter per oltre 44 miliardi di dollari: cosa aspettarsi per il futuro della compagnia (e non solo)

Elon Musk comprerà twitter

Dopo delle ritrosie Twitter accetta la proposta di acquisizione da parte di Elon Musk che pagherà ogni azione 54.20 dollari. Tante le novità per social, ma anche le preoccupazioni riguardo alla sua nuova proprietà privata.

L’ufficialità è arrivata nelle scorse ore, dopo giorni di indiscrezioni e rumor sulla vicenda: Elon Musk comprerà Twitter in un’operazione dal valore finanziario complessivo di oltre 44 miliardi di dollari. L’offerta dell’imprenditore è stata, infatti, di 54.20 dollari per singola azione: un premio del 38% – rassicura la compagnia in un comunicato stampa del social dei cinguettii che sembra parlare soprattutto agli attuali azionisti – rispetto al valore che le stesse avevano alla chiusura della borsa lo scorso 1° aprile 2022, data in cui l’“affaire” Musk – Twitter ha avuto inizio.

Come si è arrivati al complicato accordo sull’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk

A inizio mese Elon Musk aveva acquistato circa il 9% delle azioni di Twitter, diventandone di fatto azionista di maggioranza e ricevendo dal CEO, Parag Agrawal, la proposta di entrare a far parte del board della compagnia. Mentre sembrava inizialmente accettata, come ha spiegato in un thread Twitter lo stesso Agrawal, la carica è stata poi improvvisamente rifiutata dal patron di Tesla e SpaceX senza che fosse veramente chiaro perché[1].
Almeno fino a quando, e non ci è voluto molto tempo, non è arrivata da parte dello stesso la minaccia di un’acquisizione ostile per una cifra di circa 43 miliardi di dollari[2]: far parte del board di Twitter avrebbe impedito a Elon Musk qualsiasi operazione del genere, così come a ogni altro componente di controllare più del 15% delle azioni.

La proposta di Elon Musk era stata, comunque, duramente respinta[3] dal consiglio di amministrazione di Twitter che, anzi, era corso ad approvare delle regole «straordinarie» per far sì che ogni qualvolta un singolo azionista avesse ottenuto il controllo di più del 15% del totale delle azioni gli altri avrebbero potuto acquistare nuove azioni a un prezzo scontato “diluendo” di fatto la quota controllata dal primo e costringendolo ad acquistarne molte più numerose per poter avere realmente in mano il destino della compagnia: si tratta di una pratica molto comune tra le società quotate in borsa e nota come “poison pill” o “pillola avvelenata”.

Più che all’aggressività – e alla scorrettezza, per molti versi – della proposta di Musk, qualcuno aveva fatto notare in quei giorni, il rifiuto della compagnia sembrava legato a una certa preoccupazione riguardo a come l’acquisizione sarebbe stata finanziata. Lo stesso Musk aveva ammesso di «non essere sicuro»[4] che le condizioni proposte potessero convincere Twitter e il suo direttivo e qualcuno si era spinto a bollare come volutamente «inaccettabili»[5] le stesse.
Non a caso le trattative tra Elon Musk e Twitter sono riprese nella giornata di lunedì 25 aprile 2022[6] dopo che il primo ha presentato alla SEC, l’organo che si occupa di vigilare in America su borse e società quotate, un documento che chiariva nei dettagli da dove e come gli provenivano gli oltre 46.5 miliardi di dollari necessari per l’intera operazione.

Forse a rassicurare la compagnia è stato il nome della Morgan Stanley, una delle principali società d’investimenti a livello globale, a coprire con una linea di prestiti circa metà dell’operazione, mentre la restante cifra dovrebbe provenire direttamente dal patrimonio dell’imprenditore. Fatto sta che questa volta si è arrivato presto a un accordo: Elon Musk comprerà Twitter entro la fine del 2022, si legge ancora nel comunicato stampa della compagnia, dopo aver ottenuto l’approvazione dei singoli shareholder della società e, cosa non meno importante, i necessari lasciapassare a livello legale e burocratico.

Cosa succederà al social dei cinguettii una volta che Elon Musk comprerà Twitter

Una volta che Elon Musk comprerà Twitter, infatti, Twitter tornerà a essere un’azienda privata per la prima volta da quel novembre 2013 quando era stata lanciata la sua offerta pubblica iniziale alla borsa di New York[7], con un’IPO di 26 dollari rispetto alla quale il titolo di Twitter aveva aperto a 45.10 dollari. Cosa significherà per il futuro della compagnia, e forse più in generale per il futuro del social networking, non è facile dirlo.

Da un punto di vista finanziario i mercati sembrano cautamente ottimisti: nonostante c’è chi sostiene che i guadagni di Twitter non saranno poi così grandi, subito dopo la notizia che Elon Musk comprerà Twitter il valore del titolo in borsa è subito salito del +5.64%[8].

Prima e dopo aver rifiutato la carica di membro del board di Twitter, e a dire il vero prima ancora che si scoprisse che aveva acquistato delle azioni del social dei cinguettii, Elon Musk aveva proposto ai propri follower una serie di sondaggi su come si immaginavano il futuro della piattaforma. Erano sondaggi tra il serio e il faceto che chiamavano la sua grande community – l’imprenditore è tra i twitterer di lungo corso e oggi conta oltre 84 milioni di follower[9]– a esprimersi ora sull’opportunità, ovviamente mai davvero presa in considerazione dalla compagnia, di togliere la “W” dal brand name trasformandolo in “Titter” con chiare allusioni a una delle zone erogene femminili (il tweet è stato successivamente cancellato) e ora sulla necessità per le piattaforme di impegnarsi più direttamente e più concretamente di quanto già facciano nell’assicurare a tutti libertà di parola.

A proposito di libertà di parola, tra i primi tweet da (futuro) proprietario di Twitter c’è stato, non a caso, quello con cui Musk si augura che anche i suoi «peggiori critici» rimangano su Twitter «perché è questo che significa libertà di espressione».

E commentando la propria acquisizione di Twitter il patron di Tesla e SpaceX ha tenuto a sottolineare che «poter dire la propria liberamente è la pietra portante della democrazia e Twitter è la piazza digitale dove da sempre vengono discussi argomenti vitali per il futuro dell’umanità».

Alcune novità Twitter introdotte nelle ultime settimane sono apparse, così, agli occhi di molti una sorta di anticipazione di quello che la piattaforma sarà una volta che sarà diventata parte dell’impero di Musk. Il tanto desiderato bottone Edit arriverà su Twitter[10] , per esempio, a garantire a ciascun utente la possibilità di esprimere al meglio il proprio punto di vista, mentre delle nuove impostazioni per il feed[11] gli permetteranno di scegliere se visualizzare per primi i tweet suggeriti in base alle proprie preferenze e alle attività pregresse sulla piattaforma o se invece i cinguettii più recenti in ordine cronologico.

Musk ha annunciato, però, anche di voler rendere open source l’algoritmo di Twitter: un’idea non nuova nella storia del social e cara già al suo fondatore, Jack Dorsey, che dopo aver lasciato il ruolo di CEO di Twitter è entrato nel board di Bluesky, prototipo di un social network basato appunto su un algoritmo aperto.

Tra i progetti dell’imprenditore ci sarebbe anche ridurre la presenza di spam e bot sulla piattaforma e di investire in meccanismi innovativi per l’autenticazione delle persone. In uno ancora dei sondaggi proposti ai propri follower, Elon Musk ha paventato anche la possibilità di pagare in criptovalute – più nel dettaglio in Dogecoin – per accedere a Twitter Blue, la nuova versione in abbonamento di Twitter: non è un mistero, del resto, l’interesse che l’imprenditore ha da tempo per le monete virtuali.

Che effetto avrà sui social media (e sulla loro regolamentazione) il fatto che Twitter torna a essere un’azienda completamente privata

Alcuni commentatori si sono detti preoccupati, comunque, soprattutto di cosa significherà il fatto che Elon Musk comprerà Twitter da un punto di vista della regolamentazione della Rete.

Imporre delle regole a un’azienda privata non è mai cosa semplice né priva di insidie, ma per il ruolo nell’orientare il dibattito pubblico che i social continuano a svolgere è giusto che ne seguano alcune capaci di assicurare l’integrità e l’equilibrio dello stesso: è questo il succo di alcuni commenti scettici nei confronti dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk e la linea di pensiero su cui si troverebbe d’accordo persino Biden[12].

I continui riferimenti alla libertà di parola dell’imprenditore hanno portato altri a ipotizzare che con il cambio di proprietà Twitter potrebbe tornare sui suoi passi e decidere di riammettere Trump, “depiattaformizzato” dopo i disordini al Congresso durante la ratifica della vittoria democratica alle presidenziali americane 2020, nonostante in passato avesse detto che non lo avrebbe fatto neanche nel caso in cui l’ex presidente si ricandidasse.

È più che altro la speranza di molti repubblicani[13] che da sempre accusano le piattaforme digitali di soffrire di un certo “bias democratico” e più volte, soprattutto negli ultimi anni, hanno lamentato di essere stati vittime da parte delle stesse di diverse forme di shadow ban . Al momento, però, Trump non sembrerebbe molto interessato[14] né alla nuova proprietà di Twitter né alla possibilità di aver riattivato l’account: non è più importante per lui tornare su Twitter, ora che TRUTH Social, il tanto discusso social network di proprietà dell’ex presidente americano, è finalmente in funzione e che è tutto pronto per l’esordio al suo interno dell’account ufficiale del politico.

La nuova proprietà crea malumori tra i dipendenti di Twitter

Più concrete – e dai risvolti immediati – sembrano, insomma, le preoccupazioni riguardo alle implicazioni che i nuovi assetti proprietari avranno sulla soddisfazione dei dipendenti: il clima generato all’interno della compagnia dalla notizia che Elon Musk comprerà Twitter non è stato dei migliori, come racconta tra gli altri The New York Times, soprattutto perché i dipendenti sarebbero stati lasciati perlopiù all’oscuro delle trattative in corso e fino al loro esito[15]. Solo quando l’accordo di acquisizione era stato ormai concluso il CEO di Twitter, Parag Agrawal, ha incontrato insieme al capo del consiglio d’amministrazione i dipendenti assicurando loro l’essenziale rispetto del profilo economico dei contratti e, cioè, che sostanzialmente invariati resteranno anche con la nuova proprietà stipendi e benefit non potendosi impegnare altrettanto, invece, per quanto riguarda le policy della compagnia e aspetti più “soft” riguardanti la cultura aziendale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA È vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Resta aggiornato!

Iscriviti gratuitamente per essere informato su notizie e offerte esclusive su corsi, eventi, libri e strumenti di marketing.

© Inside Marketing 2013 - 2022 è un marchio registrato ® P.iva 09229251211
loading
MOSTRA ALTRI