MacroambienteLa professione di content creator è ora riconosciuta in Italia: il Senato approva l’emendamento nel DDL Concorrenza

La professione di content creator è ora riconosciuta in Italia: il Senato approva l'emendamento nel DDL Concorrenza

emendamento Content creators

Dopo la discussione in Senato, il DDL Concorrenza è stato approvato e così anche l'emendamento Content creators. Si tratta di un grande passo avanti per il riconoscimento di questa figura professionale.

All’interno del cosiddetto DDL Concorrenza, approvato il 2 agosto 2022, è presente anche l’emendamento content creators, fortemente voluto da esperti e professionisti del settore (come quelli del WMF!, il Festival sull’Innovazione). 

L’emendamento content creators nasce a tutela dei creatori di contenuti digitali

Tra gli obiettivi principali dell’emendamento risiedono la necessità di tutelare i creatori di contenuti digitali e quella di prevedere meccanismi di risoluzione delle controversie tra creator e piattaforme sulle quali operano; in sintesi vi è la volontà di regolamentare la professione di content creator in Italia.

All’art. 27, comma 1 della “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021” (cd. DDL Concorrenza) è infatti possibile leggere che

«il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più decreti legislativi volti a semplificare, rendere più efficaci ed efficienti e coordinare i controlli sulle attività economiche […] nonché dei seguenti princìpi e criteri direttivi: […]
m) individuazione di specifiche categorie di controlli per i creatori di contenuti digitali, tenendo conto dell’attività economica svolta;
n) previsione di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie tra creatori di contenuti digitali e relative piattaforme».

L’approvazione del DDL – e conseguentemente dell’emendamento in oggetto – getta quindi le basi affinché il lavoro di content creator possa essere formalmente riconosciuto, lasciando inoltre ipotizzare che verrà istituito un apposito codice ATECO per circoscrivere l’attività economica, in modo da poter inquadrare la figura anche ai fini contributivi e fiscali.

Il tema della creator economy è stato portato in sede parlamentare già il 10 giugno 2021 dal WMF!, attraverso un’audizione alla Camera tenuta da Cosmano Lombardo, CEO di Search On Media Group e ideatore del Festival, che ha commentato il risultato ottenuto:

«Il settore digital & tech può festeggiare il primo, importante passo verso il riconoscimento giuridico e fiscale di una delle nuove figure professionali che lo caratterizzano. La creator economy, così come il mondo startup e in generale il reparto digital-tech italiano che sta trainando il nostro paese, ha bisogno di un punto di svolta per continuare a giocare questo ruolo, garantire occupazione, contribuire alla digitalizzazione e non perdere competitività a livello internazionale. Affinché ciò accada, è necessario abbattere i costi del lavoro, costituire un Contratto Nazionale per i lavoratori di imprese digital-tech e startup, creare codici ATECO per tutte le nuove professionalità emerse negli ultimi due decenni e abbattere il sistema contrattuale a livelli adeguandolo ai meccanismi attuali.»[1]

Il WMF! punta infatti al pieno riconoscimento da parte delle istituzioni di tutti i professionisti del digitale, affinché possano ottenere tutele e garanzie. Questo bisogno è diventato, nel tempo, sempre più impellente anche grazie al lavoro svolto assieme a molti creatori digitali come Rick DuFer, Giorgio Taverniti, Andrea Panciroli, Andrea Ciraolo, Breaking Italy, Casa Surace, I Sansoni, Gli Autogol e I Soldi Spicci, a rappresentanti istituzionali come l’On. Valentina Barzotti, promotrice dell’indagine e firmataria dell’emendamento, l’On. Antonio Viscomi, l’On. Enza Bruno Bossio, altra firmataria dell’emendamento, l’esperta del MLPS Annarosa Pesole e Angelo Pagliara della Segreteria Confederale UIL.

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