MacroambienteEmoticon ed emoji: la comunicazione che svela la nostra personalità

Emoticon ed emoji: la comunicazione che svela la nostra personalità

Emoticon ed emoji, sempre più utilizzate nel linguaggio comune, oltre ad arricchire la comunicazione svelano anche la nostra personalità.

Emoticon ed emoji: la comunicazione che svela la nostra personalità

Dapprima con le emoticon – segni di punteggiatura combinati in modo particolare per creare simpatiche faccine – ora con le emoji – vere e proprie faccine “umane” stilizzate che esprimono emozioni – il mondo della comunicazione virtuale si sta evolvendo e sta provando a compensare la mancanza di “umanità” indispensabile in tutti gli atti comunicativi. Come è ben noto, la comunicazione umana è costituita per la maggior parte da segni non verbali – gesti, sguardi, impostazione del tono della voce – che inevitabilmente nelle chat virtuali vengono persi o, meglio, venivano persi prima dell’arrivo di emoticon ed emoji. Difatti, proprio grazie a questi semplici espedienti anche le chat sulle piattaforme di instant messaging possono diventare più umane ed emotive.

Effettivamente, chi non è mai stato “vittima” o “colpevole” di cattive interpretazioni frutto della profonda ambiguità comunicativa di messaggi via chat? Con l’immensa possibilità di scelta delle emoticon ed emoji più appropriate oggi il pericolo di fraintendimento viene scongiurato ed il rischio di dibattiti e discussioni annullato. Dato il grande potere comunicativo delle faccine, era comprensibile che avessero sempre più successo e che coinvolgessero progressivamente tutti, dai più piccoli ai più grandi. Su questa scia, effettivamente, si stanno conducendo sempre più studi, ricerche, iniziative e progetti (come quello di emojitaliano, ad esempio) atti a creare un linguaggio collettivo ed universale soprattutto, per la codifica delle emoticon ed emoji, attraverso la realizzazione di un vero e proprio dizionario che chiarisca l’esatta corrispondenza delle emoticon e delle emoji alle parole e alle espressioni più comuni.

Tuttavia, il potere delle faccine emotive non emerge solo dall’aspetto ‘comunicativo’ ma anche da quello più profondo ed intrinseco della personalità umana. A confermarlo è uno studio scientifico sul rapporto tra emoticon, emoji e personalità che evidenzia quanto le faccine possano rivelare all’interlocutore della nostra indole.

Emoticon ed emoji, ovvero come svelare la propria personalità

Lo studio sulle emoticon ed emoji e sul loro legame con la personalità è stato realizzato dal Dipartimento di Psicologia della Edge Hill University in collaborazione con i colleghi della Australian Catholic University. Questa ricerca si è focalizzata sulle reali motivazioni che portano all’uso di emoticon ed emoji, chiarendo anche come l’uso vari a seconda dei diversi ambienti virtuali. L’esperimento è stato condotto chiedendo a più di 90 partecipanti di compilare un questionario online utilizzando una scala di valutazione per indicare la misura in cui usavano le emoticon ed emoji su social e piattaforme varie come Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp, email e nei più tradizionali messaggi di testo ma anche per comprendere il motivo per cui utilizzavano le faccine su queste piattaforme specifiche.

La ricerca ha rilevato che la motivazione principale per cui si usano le emoticon ed emoji sui social network si ricollega al giudizio sociale degli altri; nello specifico, gli intervistati hanno rivelato come rappresenti un efficace strumento per aiutare gli altri nella formazione di giudizi “reali” sulla loro personalità.

Ebbene, poiché l’uomo è un animale sociale che vive con e per gli altri, trovando senso solo nella dimensione relazionale, è implicitamente attratto ed intimorito dal giudizio sociale – il giudizio che gli altri si costruiscono di noi in base all’immagine pubblica che scegliamo di mostrare – ed è difatti proprio il bisogno di avere l’approvazione e il consenso degli altri che ci spingerebbe ad usare sempre più emoticon ed emoji.

A tal proposito la psicologa del Dipartimento di Psicologia della Edge Hill University Linda Kaye ha sostenuto, partendo dallo studio, che l’utilizzo di emoticon ed emoji può essere visto come il tentativo di estendere la nostra personalità dinanzi agli altri e di comunicare adeguatamente nel mondo digitale. «Usiamo emoticon ed emoji come sostituti di gesti, per valorizzare le espressioni emotive. Difatti, più usiamo emoticon ed emoji sorridenti più siamo percepiti dagli altri come gradevoli, coscienziosi e aperti a nuove esperienze – ha dichiarato la psicologa –. Lavori sull’analisi cognitiva delle emoticon rivelano che possono servire come utili forme di comportamento non verbale, oltre a rivelare nuovi aspetti dei meccanismi cognitivi e neurali coinvolti nella comunicazione digitale».

L’unica “controindicazione” starebbe nel comprendere con chi è possibile usare le faccine dal momento che esse giocano un ruolo fondamentale nella definizione delle prime impressioni su di noi e sulla nostra personalità.

Inoltre, emoticon ed emoji, riducendo il rischio di ambiguità, offrono agli utenti la possibilità di «aiutare l’espressione personale, ridurre la confusione e alleggerire l’atmosfera». Potenzialità che secondo la dottoressa Helen Wall hanno conseguenze assolutamente positive: «Ciò può avere importanti implicazioni per gli individui che hanno difficoltà a interpretare le emozioni che stanno dietro alle parole quando sono disponibili solo spunti testuali. Attualmente stiamo sviluppando una serie di studi per esplorare le potenzialità di utilizzo di emoticon ed emoji nei soggetti con il disturbo dello spettro autistico».

Infine, un’altra scoperta rilevante dello studio riguarda la percezione che ha assunto l’amicizia ai tempi dei social. In modo particolare ci si è chiesto se le amicizie su Facebook possono essere paragonate alle amicizie nel mondo reale. Utilizzando la tecnica della risonanza magnetica, il Dott. Joanne Powell, Professore Associato di Psicologia alla Edge Hill University, ha scansionato il cervello di una partecipante per ottenere dei feedbak neurali e cognitivi circa l’eventuale differenza tra “amicizia vera” e “amicizia social”. Mentre la partecipante era collegata allo scanner della risonanza magnetica i ricercatori hanno proiettato le foto dei suoi amici più stretti e quelle di conoscenti e sconosciuti per misurare l’attività nel cervello.

Quando alla partecipante sono state mostrate le immagini dei suoi amici della vita reale, l’attività cerebrale ha evidenziato attività di richiamo dei ricordi a lungo termine legati a queste persone così come le emozioni connesse ad essi. Dunque, «quando troviamo i nostri migliori amici siamo del tutto gratificati; quando, invece, usiamo i social media e vediamo gli ‘amici‘ di Facebook si attiva il nostro sistema di ricompense, ma questo non è neanche lontanamente e psicologicamente gratificante quanto l’esperienza di vedere i nostri migliori amici nella vita reale», ha concluso il dottore.


Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
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