Mercoledi 18 Luglio 2018
MacroambienteEssere un capo amico? Mai!

Essere un capo amico? Mai!

Secondo gli esperti, è importante essere un capo autorevole, affabile e disponibile ma non amico dei propri dipendenti.


A firma di: Laura Olivazzi Contributor
Essere un capo amico? Mai!

Lavorare in un ambiente sereno non significa necessariamente avere un rapporto d’amicizia con il proprio capo. Un atteggiamento simpatico, affabile e disponibile da parte di quest’ultimo/a, infatti, è comprensibile e benefico soltanto quando la giusta barriera determinata dai ruoli resti tale. Regola fondamentale per un buon capo, dunque, è quella di non diventare amici dei propri dipendenti, mantenendo la giusta dose di autorevolezza senza cadere però in atteggiamenti troppo autoritari, del resto, anche le leggende sul clima del terrore instaurato da alcuni datori di lavoro sono assai diffuse.

Secondo gli esperti, tuttavia, al di là del carisma e delle doti specificamente professionali, è un’altra la caratteristica che consente a un buon capo di svolgere al meglio il proprio lavoro: il senso di colpa. Le nostre azioni si muovono proprio grazie a questa reazione involontaria, provocata, si suppone, anche dalle ramanzine sul posto di lavoro. Il senso di colpa induce a migliorare se stessi e le proprie azioni, una sensazione da non confondere con la vergogna, la quale, invece, tende alla volontà di nascondersi.

Il rischio di instaurare rapporti d’amicizia con i dipendenti vanno dall’essere accusati di favoritismi nei confronti dei dipendenti per così dire “amici”, suscitando equivoci e facili fraintendimenti nel resto del team. D’altro canto, talvolta proprio i dipendenti amici potrebbero sentirsi più liberi di esprimere richieste particolari, aspettandosi un comportamento decisamente più permissivo rispetto a quello adottato verso altri. Dunque, serenità e giusta comprensione, ma “amicizia” è una parola troppo grossa nel rapporto con i dipendenti, se non addirittura pericolosa.

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