Mercoledi 18 Luglio 2018
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Come organizzare una giornata formativa? L'esempio di ChatBot Day

ChatBot Day: una giornata dedicata alla formazione su chatbot e bot, tra teoria e pratica. Il nostro racconto da media partner dell'evento

Come organizzare una giornata formativa? L'esempio di ChatBot Day

A Città della Scienza, a Napoli, il 3 dicembre 2016 si è svolta la giornata formativa “ChatBot Day – From Zero to Hello Bot in One Day“, organizzata dal team di HackBiz, composto da Antonio Savarese, Antonio Candela e Antonio Russolillo.

Il format degli eventi e la loro professionalità sono ormai una sorta di garanzia di qualità che confermiamo avendo partecipato da media partner anche al Lean Startup Machine Naples. Due diversi eventi che hanno avuto in comune alcune caratteristiche: dal giusto connubio tra teoria e pratica all’attenzione organizzativa, fino all’accoglienza dei partecipanti.

Teoria e applicazione

La giornata formativa ChatBot Day è stata divisa in due diverse parti: la mattina è stata dedicata alla teoria e il pomeriggio è stato orientato maggiormente alla pratica.

Dopo una breve introduzione di Savarese, è stato Candela a fare da relatore, analizzando nel dettaglio cosa sono i bot, quali opportunità rappresentano e come funzionano, soffermandosi anche sugli strumenti da utilizzare.

Il settore dei bot si sta sviluppando sempre più velocemente, anche se in Italia siamo ancora in una fase iniziale in cui – per usare le parole che lo stesso Candela ha utilizzato in risposta ad una nostra intervista – «si sta cercando anche di capire come approcciare al business con questi nuovi sistemi e questo è forse proprio uno dei vantaggi per quanto riguarda l’ecosistema italiano, proprio perché siamo all’inizio probabilmente di un nuovo sviluppo, di un nuovo boom, proprio come fu per le applicazioni mobili».

Si sente parlare sempre più di bot e di chatbot e si cerca, in effetti, di comprendere quali siano le applicazioni possibili in differenti settori, quali le potenzialità. Si cade, però, spesso in una eccessiva semplificazione pensando che i bot siano erogati attraverso l’uso di piattaforme di messaggistica oppure che i chatbot creino delle esperienze conversazionali (quando invece non riproducono la conversazione umana). Sono tante le cose da considerare, insomma, analizzando e non fermandosi ad una valutazione superficiale frutto più che altro di un processo “intuitivo” nel momento in cui ci si trova ad interfacciarsi con questa “innovazione”. Certo è che i bot, però, semplificano l’effort necessario allo sviluppo, perché sono multipiattaforma e multidevice e tra i molti vantaggi che presentano vi è la possibilità di raggiungere in qualunque momento gli utenti e di effettuare upgrades istantaneamente disponibili, senza nessun nuovo download.

La presentazione di Johanna Monti del progetto emojitalianoBot

Tutto questo e anche molto altro ancora – compreso il ruolo dell’intelligenza artificiale – è stato affrontato nel corso della mattina da Antonio Candela. Sono stati presentati, poi, due casi di studio: la docente dell’Università l’Orientale di Napoli, Johanna Monti, ha illustrato il progetto emojitalianoBot, spiegando come la linguistica computazionale può lavorare con i chatbot, mentre Davide Migliacci, ingegnere informatico dell’agenzia eFM, ha spiegato il processo che ha portato lui e i suoi colleghi allo sviluppo del bot che gestisce le postazioni di lavoro in azienda.

Il pomeriggio, invece, è stato dedicato ad una parte più pratica, occasione utile per comprendere meglio gli strumenti e come utilizzarli.

Location e accoglienza

Al ChatBot Day hanno partecipato circa trenta persone – l’evento era infatti a numero chiuso – in un’ampia sala di Città della Scienza con al centro un grande tavolo ovale. Un ambiente raccolto e un piccolo numero di partecipanti hanno contribuito a creare un clima disteso e sereno ma anche una particolare predisposizione all’apprendimento e alla conoscenza, dettata dalla possibilità di intervenirechiedere e confrontarsi.

Il team di organizzatori ha accolto i partecipanti – ma anche gli ospiti dei casi di studio e la nostra Redazione – con calore e simpatia, rispondendo preventivamente ad ogni necessità: snack, acqua, chiavi di accesso alla rete Wi-Fi segnate su una lavagna insieme all’hashtag dell’evento. Chiedere ai partecipanti una breve presentazione prima di iniziare ha, poi, aiutato a comprendere la motivazione che ha spinto ciascuno a prendere parte al ChatBot Day, così da cercare di rispondere alle diverse esigenze nel migliore dei modi. E a conferire ancor più valore al tutto, la competenza di Antonio Candela e la sua prontezza nel rispondere alle diverse domande.

Eventi molto grandi possono avere indubbiamente numerosi aspetti positivi e richiamare anche l’attenzione mediatica, ma eventi come il ChatBot Day possono restare impressi nella memoria dei partecipanti per lungo tempo, con una sensazione molto positiva, perché consentono di sentirsi protagonisti e non solo comparse.

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