Mercoledì 12 Agosto 2020
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Italia's Growth Talent 2020

Italia's Growth Talent 2020 è stato un evento sul growth hacking tenuto interamente online, che è riuscito a creare molto contatto umano.

Italia's Growth Talent 2020

Un evento dedicato al mondo del growth hacking e svoltosi interamente online l’8 e il 9 maggio: ecco in sintesi Italia’s Growth Talent 2020, che però è stato decisamente molto più di questo. È stato, infatti, un evento capace di rompere le barriere delle distanze, dell’interfacciarsi attraverso uno schermo, del dover rinunciare a tutta una serie di attività possibili solo in loco. Come? Con un meticoloso lavoro organizzativo a monte e una partecipazione viva e attiva, anche da parte degli stessi relatori.

La forza del team insieme a Gerardo Forliano

Promosso da Growth Hacking Italia, questo evento è stato organizzato, nel giro di poco più di un mese, da Gerardo Forliano, che ci ha tenuto a sottolineare – rispondendo con un video autoregistrato ad alcune domande che gli abbiamo posto a chiusura della due giorni –, che il successo ottenuto è «merito di tutto il team». E ha aggiunto:

«con così tante cose da gestire e organizzare in poco tempo mi pare impensabile ed evidente che una singola persona, per quanto possa essere efficiente e capace, non riesce a gestire una cosa simile e quindi è stato fatto un grandissimo lavoro di squadra».

A comporre il team: Gigi Iacono, Martina Iulianella, Simona Troiano, Tarek Attarki, Marco Mastella, Matteo Lombardi, Rosa Maria Mollica e Alessandra Muia, che si sono occupati ciascuno di uno specifico ambito, dall’area grafica all’afflusso dei partecipanti.

L’evento in numeri

«Se dovessi descrivere l’evento Italia’s Growth Talent 2020 in numeri menzionerei, come prima cosa, più di 500 persone che hanno partecipato, tra marketer, startup, aziende, imprenditori, freelance e così via», ci ha detto ancora Gerardo Forliano, rispondendo a un’altra nostra domanda.

In totale, le ore di formazione sono state ben 22, tra interventi, workshop e casi di studio nelle due giornate di svolgimento dell’evento, che, nello specifico, sono state: il Community Day, nel pomeriggio dell’8 maggio, strutturato in quattro sale virtuali (Sala Ambassador, Sala Partner, Sala Startup e Sala social media ) in diretta contemporaneamente, e il Conference Day, nell’intera giornata del 9 maggio, «in cui si sono alternati sul palco virtuale 20 speaker tra i principali professionisti del settore digital italiano e alcune tra le startup italiane di maggior successo».

I contenuti: importante ‘perno’ per un buon evento

Basterebbe un elenco dei nomi di chi è stato accolto durante il Community Day nella Sala Ambassador da Francesca Valenti – a cui è stata affidata la presentazione e la moderazione degli interventi di questa sala e che si è dimostrata ottima “padrona di casa”, spesso intervenendo anche con interessanti domande e riflessioni – per dare un’idea del livello di competenza dei relatori e dell’ampio ventaglio di aree tematiche trattate nel corso di questo evento.
Basti pensare ad alcuni interventi: quello di Mario Moroni su come trasformare il proprio posizionamento grazie ai podcast, molto breve ed esaustivo e completato dalle risposte a diverse domande che hanno permesso di elargire anche consigli; quello tra teorico e tips pratici di Matteo Pogliani, autore del libro uscito nel 2019 “Professione influencer” e ormai una certezza quando si parla di influencer marketing ; ancora, lo speech di Gaetano Romeo, che si è soffermato sulla SEO, non dimenticando, neanche in questa occasione, la sua caratteristica concretezza.
Molto coinvolgente anche l’intervento di Lara D’Argento, sul growth hacking per i musei, mentre più ispirazionali – anche se in un modo e con uno stile decisamente differenti – sono stati gli interventi di Luca La Mesa e Jacopo Mele.
Nella Sala Ambassador, inoltre, ci sono stati anche i contributi – anche se dobbiamo precisare che non abbiamo avuto l’occasione di seguirli per intero – di Francesco Mantegazzini (su come approcciare gli investor), Maurizio La Cava (sull’importanza di presentare bene una startup) e Fabrizio Faraco.

Interessante anche la strutturazione data a un’altra delle sale che siamo riusciti a seguire, quella dedicata alle startup, che hanno avuto modo di presentare il proprio progetto a dei mentor e aprirsi a un confronto. Sarebbe stato semplice, in questo caso, cadere in una sorta di “autocelebrazione” e, invece, va sottolineato come le presentazioni siano state strutturate scendendo anche nel dettaglio del processo di ideazione e di creazione, nonché delle strategie di marketing adottate, ecc.
Un bel momento di discussione, inoltre, è stato quello relativo alla reazione delle startup all’emergenza coronavirus.

Il Conference Day, invece, è stato aperto da un intervento, molto introduttivo, al growth hacking, dello stesso organizzatore, Gerardo Forliano, per poi lasciare la parola ai relatori della giornata, i cui speech sono stati intervallati dalla presentazione di diverse realtà (come ad esempio Friendz, Comehome e Chiodiapaga).
Tra i relatori della giornata, invece, ci sono stati nomi ben noti nell’ambito del growth hacking. Solo per nominarne alcuni: Alessia Camera, con “7 regole per far andare virale la tua app” che si sono rivelate essere, piuttosto, 7 domande essenziali da porsi per fare sì che il proprio prodotto/servizio raggiunga i clienti, con la precisazione che non è detto che puntare a una strategia virale sia sempre la mossa vincente; Luca Barboni, con uno speech sull’importanza delle micro-metriche; Chiara Bacilieri, con diversi spunti relativi alle buyer personas e sul passaggio dai rational/hard data agli emotional/soft data per una racconta dati “intelligente”, che si ottiene solo introducendo anche un’analisi di tipo psicologico; Raffaele Gaito, che ha puntato l’attenzione sull’importanza di “sperimentare per uscire dalla crisi“, con riflessioni su quanto quello che stiamo vivendo sia il momento in cui, se hai un’attività imprenditoriale, «o sperimenti, o muori», oltre a soffermarsi sul fatto che il pensiero che deve guidare una vendita non aggressiva deve essere quello che considera che «i momenti di crisi sono momenti di crisi per tutti, anche per i clienti» e che meglio sarebbe puntare alla customer care , al “coccolare”.

La sensazione di essere offline pur essendo online: il successo di Italia’s Growth Talent 2020

Il programma dell’evento, comunque, non è stato strutturato con attenzione solo per quel che riguarda la scelta dei relatori o delle startup e dei relativi contenuti presentati. Italia’s Growth Talent 2020 è stato organizzato in modo da far sentire il meno possibile il peso della distanza fisica e del doversi interfacciare attraverso schermi e tecnologie, che non raramente creano disagi nella fruizione dei contenuti.

I moderatori del primo pomeriggio e lo stesso presentatore del secondo giorno sono stati molto attenti, ad esempio, a usare termini che comunicassero la sensazione di essere a un evento offline. «Il palco è tuo», per lasciare la parola a uno dei relatori, o «mentre eravamo nel backstage/dietro le quinte», per raccontare aneddoti su cose dette o successe poco prima tra moderatore e relatore, sono state, ad esempio, alcune delle frasi che maggiormente hanno dato una sensazione di condivisione di uno spazio fisico.

A rendere tutto molto scorrevole anche il non aver registrato particolari problemi di connessione. Le dirette sono state trasmesse in un gruppo chiuso su Facebook al quale è stato possibile accedere con semplicità inserendo il codice del biglietto acquistato su Evenbrite.

Va sottolineato, poi, che alla possibilità di commentare direttamente nel corso di ogni diretta su Facebook è stata associata l’opportunità di networking e business matching su un canale Slack creato appositamente per l’evento e lasciato aperto anche alcuni giorni dopo.
Inoltre, per accorciare ulteriormente le distanze, è stato pensato un “business speed date“, ovvero un meeting creato su Zoom durante alcune delle pause per permettere ai partecipanti di conoscersi tra loro. Molto originale è stato, in tal senso, anche il dare appuntamento, sempre su Zoom, a quanti volessero condividere il proprio pranzo con partecipanti, relatori e organizzatori, trasmettendo la sensazione di occupare un unico grande spazio lunch, pur stando ciascuno nel proprio appartamento.

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