Venerdi 21 Settembre 2018
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Inbound Strategies 2018: si riconferma il successo della prima edizione

Cenni teorici sull'inbound marketing, esempi pratici e applicazioni avanzate nel campo dell'eCommerce: questi i contenuti di Inbound Strategies 2018.

Inbound Strategies 2018: si riconferma il successo della prima edizione

Fare gioco di squadra: è questa la strategia vincente che hanno adottato gli organizzatori che hanno dato vita alla seconda edizione di un evento che al suo primo anno aveva avuto una riuscita praticamente perfetta. Gli organizzatori in questione sono Ivan Cutolo e Ivano di Biasi, l’evento è Inbound Strategies 2018 e il successo è stato assolutamente riconfermato.

La squadra è rimasta invariata ed è rimasta invariata anche la location, ovvero l’Hotel Barone di Sassj di Milano, e nel complesso sono stati apportati pochi e mirati cambiamenti.

L’importanza della presentazione

Il primo di questi si è avuto nella presentazione, affidata quest’anno a Paolo Zanzottera. Parlare di presentazione è quasi riduttivo in questo caso, perché Zanzottera non ha solo introdotto i relatori che si sono via via succeduti sul palco, ma ha ulteriormente arricchito ogni intervento con considerazioni e riflessioni, stimolando anche la discussione dei presenti in sala. Perfettamente in linea con le intenzioni dell’evento, poi, lo stile adottato. Se una delle parole chiave di Inbound Strategies è infatti ‘concretezza‘, Zanzottera ha dato il proprio contributo con una esposizione molto chiara, avvalendosi di metafore ed esempi che hanno reso ancora più comprensibili alcuni concetti cardine. Ne è prova il manifesto con cui ha introdotto la prima delle due giornate di Inbound Strategies 2018, in cui si legge: «inbound marketing è come giocare a pallone quando eri piccolo, è avere l’entusiasmo e la curiosità di un bambino». E forse, per certi versi, è stato un po’ questo proprio Inbound Strategies 2018.

A rendere il clima più carico di entusiasmo e gioco hanno infatti contribuito alcuni accorgimenti, anche legati alla presentazione dell’evento intesa come immagine ed elementi di promozione. Se per le domande al termine di ogni speech è stato messo a disposizione della platea di partecipanti un microfono-palla rimbalzante, per la rappresentazione grafica dei relatori sono state realizzate delle simpatiche riproduzioni quasi in stile cartoonistico/fumettistico.

Contenuti tecnici ed esempi pratici al centro dell’evento

Il secondo dei cambiamenti di questa edizione si è avuto nell’impostazione contenutistica, cucita addosso al target che avrebbe partecipato all’evento – pensato in base ai feedback ricevuti l’anno precedente – perché, come affermato da Ivan Cutolo ai nostri microfoni, sono stati individuati «due target differenti: uno molto più avanzato, rappresentato da chi lavora nel settore […], e poi un livello medio/medio alto». Di conseguenza sono state organizzate due sale, mantenendo la divisione tra plenaria e workshop, ma portando tutto a un livello diverso e molto più tecnico (lo scorso anno una delle due giornate era invece stata dedicata soprattutto ai social e ad aspetti più comunicativi e di carattere più divulgativo). La scelta dei relatori è stata consequenziale, perché come affermato dall’altro organizzatore che abbiamo intervistato, Ivano di Biasi, sono state scelte «persone che lavorassero sul campo davvero ogni giorno, persone che si adattassero a fare i relatori ma che ogni giorno portano avanti delle strategie di marketing».

L’approccio alla SEO di Ivano Di Biasi.

Se l’introduzione, essenziale, all’inbound marketing e ai suoi concetti chiave è stata affidata così a Jacopo Matteuzzi, le due giornate di Inbound Strategies 2018 hanno visto diversi esperti snocciolarne le infinite declinazioni e fornire utili consigli quanto a strumenti e approcci adatti a un uso quotidiano da parte di aziende e professionisti. Il trait d’union? L’importanza da dare ai dati, alle metriche e al monitoraggio dei risultati, tanto quando si tratta per esempio di scegliere tra performance marketing e content marketing (come ha sottolineato Valentina Vellucci), quanto quando si tratta di creare buyer personas (ne ha parlato Iris Devigli) o un programma di affiliate marketing (Giannicola Montesano) o ancora di ottimizzare il proprio conversion rate (Daniele Vietri) e di pensare al posizionamento strategico come un asset di marca (Carlotta Silvestrini). All’interno di un evento che ha fatto della concretezza la sua parola chiave, però, non sarebbero potuti certo mancare casi di studio ed esempi pratici: dalle lezioni sulla SEO internazionale imparate sul fronte da Gianluca Fiorelli a come poter fare restyling di uno shop senza perdere traffico organico raccontato da Ivan Cutolo, passando per l’opportunità di amplificare l’inbound marketing con le Facebook Ads grazie ai consigli di Massimo Chieruzzi e per finire, ancora, con le applicazioni della marketing automation al mondo dell’eCommerce di cui ha parlato Riccardo Rodella e i consigli a prova di video personal branding di Antonio Meraglia, tanti sono stati i momenti how to in sala plenaria.

Inbound Lab: pratico, concreto e interattivo

L’appuntamento con la formazione mirata e dedicata si è confermato quindi anche per la seconda edizione di Inbound Strategies. I workshop previsti sono stati una full immersion pratica orientata agli addetti ai lavori e probabilmente il momento che meglio ha incarnato la natura dell’evento: la concretezza. La cosa che maggiormente ha colpito è stato il livello di interattività che ha reso la classe allo stesso tempo docente e discente: dal pubblico sono arrivate domande, ma sono arrivate soprattutto esperienza e voglia di conoscere.

Inbound Strategies 2018

Matteo Zambon, uno dei relatori di Inbound Strategies 2018, mentre segue un workshop tenuto da un collega, interagendo con una domanda.

Si è assistito, dunque, a uno scambio continuo al servizio di tutti, uno scambio ricco di idee, spunti e conoscenze, uno scambio che ha visto coinvolti anche gli altri speaker che hanno seguito curiosi il lavoro dei colleghi e spesso inconsapevolmente hanno servito degli assist per stimolanti dibattiti.

L’Inbound Lab si è aperto con l’intervento di Emanuele Tolomei. Lo speech ha avuto come focus l’UX Design e ha preso in esame un caso pratico come quello della consegna dell’acqua a domicilio. Attraverso la keyword research le aziende possono capire cosa vuole il potenziale cliente e andargli incontro, semplificando la navigazione in base alle chiavi di ricerca. Il futuro è orientato all’utente, il paradigma “seguici sui social” cambia e si trasforma in “ti seguiamo sui social”. La giornata è proseguita con Andrea Pernici, autore di uno speech dal titolo “Sapere di non sapere: l’ignoranza come ingrediente fondamentale per il desiderio di conoscenza” che, a partire dalla premessa socratica, ha visto decine di professionisti confrontarsi con soluzioni inedite a problemi piuttosto comuni come quelli che riguardano le (cattive) website performance, l’indicizzazione di un sito o la sua migrazione in HTTPS.

Un intervento in due momenti, complice la pausa pranzo, è stato invece quello di Flavio Mazzanti che nella prima parte ha illustrato come deve essere interpretata strategicamente la SEO all’interno dell’inbound marketing e nella seconda ha presentato il caso pratico di un eCommerce di arredamento. Lo speech è cominciato con il funnel di conversione, leitmotiv di quasi tutti gli interventi di Inbound Strategies 2018 e si è concluso con una serie di consigli tecnici sui fattori che influenzano la valutazione di un link, la gestione degli URL ed esempi di struttura legata ai contenuti. Gli interventi del pomeriggio hanno toccato due argomenti abbastanza diversi fra loro: l’intervento di Giovanni Sacheli ha avuto come focus le PWA, una tecnologia che si aggiunge in parallelo a un sito web non sostituendolo ma senza potersi considerare una app nativa, mentre l’intervento di Francesco Piersimoni si è basato sui contenuti da allineare agli obiettivi di business. Sacheli è riuscito a concentrare in 90 minuti le principali informazioni per implementare, testare e verificare le PWA sul proprio sito e Piersimoni ha unito web marketing e content strategy in un intervento con canvas, empathy map e post-it.

L’ultimo intervento dell’Inbound Lab, a cura di Giuseppe Liguori.

La seconda giornata dell’Inbound Lab ha visto riconfermati tre volti noti dell’evento: Matteo Zambon, Fabio Sutto e Giuseppe Liguori. I loro interventi hanno avuto un carattere tecnico ma è riuscito l’intento di mantenere viva l’attenzione dei partecipanti fornendo il punto di vista da addetti ai lavori. Fabio Sutto ha parlato di performance marketing e lead generation, presentando casi con budget limitato e concludendo che qualsiasi investimento che fa portare a casa un contatto non è mai un investimento sprecato. Matteo Zambon ha dispensato barbatrucchi e dimostrato come attraverso l’inbound analytics è possibile avere una visione delle proprie performance. Non solo teoria e case study ma anche dei bonus da utilizzare per testare quanto appreso durante lo speech. Giuseppe Liguori ha presentato SEOZoom e le novità di questo tool, ma soprattutto ha parlato di analisi preliminare di un sito web, analisi spesso sottovalutata che con gli strumenti giusti può far risparmiare tempo, energie e budget.

Le due new entry della seconda giornata dell’Inbound Lab sono state Alessandra Maggio e Francesco Gavello. La digital strategist di Studio Samo si è presentata con un interessante case study relativo alla vendita di prodotti complessi. Una volta definito il prodotto complesso per le sue caratteristiche, una serie di step si sussegue fino a stilare una bozza di piano strategico fatto di identificazione delle buyer personas, identificazione dei canali principali da presidiare, costruzione di un funnel di conversione e tracciamento di tutti i principali touchpoint. L’intervento di Francesco Gavello è invece incentrato sul buyer’s journey e aiuta a comprendere il ruolo di Google Analytics all’interno di una strategia di inbound marketing. Strutturato in una fase teorica e in una pratica, dallo speech emergono due principali verità: il problema non è avere dati negativi ma non avere dati e le aziende devono guardare i dati come fossero persone e non solo come numeri.

Inbound Strategies 2018: quando la formazione fa e si fa in Rete

Come già molti altri eventi di settore, anche Inbound Startegies 2018 è stata la dimostrazione che no, il second screen non è solo affare da programmi televisivi e grandi appuntamenti dello spettacolo: anche attorno a un’occasione di formazione può esserci tanto chiacchiericcio social e, in qualche caso, è proprio questo chiacchiericcio a fare da termometro del gradimento, del successo dell’evento. Anche quest’anno, così, un social team preparato, dinamico e capace davvero di fare squadra ha fatto sì che le conversazioni social a tema #inbound18 rappresentassero un ottimo complemento a quello che stava succedendo sul palco della plenaria e in sala workshop, nonostante il grande tecnicismo degli argomenti in questione, tra l’altro. In altre parole? Molti dei contenuti taggati #inbound18 – oltre cinquemila, secondo i dati Talkwalker, e concentrati per lo più su Twitter (96.8%) – hanno provato ad approfondire con riflessioni o esperienze personali quanto detto da speaker o relatori o fornito dati e best practice a supporto, quando il meccanismo delle @menzioni non è servito a creare addirittura un dialogo tra partecipanti e relatori, ancora una volta in perfetto accordo con la missione di Inbound Strategies: concretezza e soluzioni pratiche. Questo non vuol dire che nel flusso di messaggi a tema #inbound18 –  l’hashtag è stato, tra l’altro, più volte tra i trending topic per l’Italia durante le due giornate dell’evento – non siano confluiti anche argomenti leggeri, d’intrattenimento – molto interessante, per esempio l’uso creativo delle GIF fatto da alcuni partecipanti – che hanno il volto umano di chi sta dietro l’inbound marketing. Se serendipità del resto è l’aggettivo che meglio descrive l’aver fatto social reporting durante un evento come questo e anche e soprattutto per come riesce a trasformare in reali gli incontri virtuali e viceversa.

inbound-finale

Fonte: Talkwalker

Un evento che riesce a mettere insieme professionisti e addetti ai lavori non è mai solo formazione e non può fare affidamento solo all’interazione in Rete: gli organizzatori di Inbound Strategies lo sanno bene. All’esterno della sala plenaria quindi sono stati infatti allestiti diversi “networking point” e durante l’evento ci sono stati diversi “networking moment”. La presenza di tavolini e di diverse pause ha favorito l’approfondimento degli incontri avvenuti in sala che si sono trasformati in scambio di esperienze e vere e proprie consulenza.

A Inbound Strategies ci si incontra e ci si ritrova, ci si rende conto che le discussioni sui social sono importanti ma davanti ad una birra o ad un caffè e nell’incontro faccia a faccia sono più reali e costruttive e permettono di fare davvero un gioco di squadra.

VIDEO Inbound Strategies 2018

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