Domenica 09 Agosto 2020
Agenda EventiCom’è andato il primo TEDx post lockdown? Vi raccontiamo il TEDx Giardino della Minerva

Com'è andato il primo TEDx post lockdown? Vi raccontiamo il TEDx Giardino della Minerva

Un evento che ha risentito dei disagi post lockdown e di un'organizzazione fatta in tempi rapidi ma portata a termine con entusiasmo e determinazione. Ecco com'è andato il TEDX Giardino della Minerva.

Com'è andato il primo TEDx post lockdown? Vi raccontiamo il TEDx Giardino della Minerva

Il 27 giugno 2020 a Salerno, all’interno della stazione marittima di Salerno, progettata da Zaha Hadid, si è svolto il TEDx Giardino della Minerva, «il primo evento on-stage post lockdown», come ci ha raccontato Giulio Elefante, membro del team organizzativo. L’evento si sarebbe dovuto svolgere il 14 marzo 2020, ma per l’emergenza causata dal COVID-19 è stato necessariamente posticipato. La risposta del pubblico, però, è stata buona, come anche quella degli sponsor che – come aggiunto da Giulio Elefante – hanno sostenuto l’evento «nonostante le difficoltà economiche e sociali del periodo».

Partendo da un racconto delle caratteristiche di questo appuntamento salernitano e dal format di riferimento e avendovi preso parte in qualità di media partner, proviamo a fare un bilancio del TEDx Giardino della Minerva.

“Homogenia”: il titolo di questa prima edizione del tedx giardino della minerva

A questa prima edizione del TEDx Giardino della Minerva è stato dato il titoloHomogenia“. Abbiamo chiesto all’organizzatrice Rosaria Chechile il significato di questo termine e il perché di questa scelta:

«è un neologismo, una parola composta da “homo“, nell’accezione di “umanità”, e “genìa”, da “ghenos“, nell’accezione di genere, stirpe, razza. Nel nostro TED, infatti, abbiamo toccato tutte le tematiche relative al genere umano, all’identità umana, all’integrazione».

TEDx Giardino della Minerva

TEDx Giardino della Minerva – Salerno

L’intenzione dichiarata, anche prima dell’evento, in un comunicato stampa divulgato dagli organizzatori, era quella di un pomeriggio di discussione su tematiche legate a «un nuovo umanesimo», ritenendo che «un evento come il TEDx è oggi ancora più necessario, per mettere in circolo nuove idee e modalità di azione più consapevoli, a maggior ragione in questa fase di ripresa, in cui le parole chiave sono innovazione , digitalizzazione, economia circolare».

Perché “Giardino della Minerva”?

In linea con questi intenti è stata la decisione di chiamare l’evento TEDx Giardino della Minerva. Come ha spiegato ai nostri microfoni la co-organizzatrice Loredana Parisi,

«il Giardino della Minerva è un antico orto botanico, l’antesignano degli orti botanici d’Europa. Nasce nel Medioevo e supporta, “serve”, in qualche modo, l’antica Scuola Medica Salernitana, quindi possiamo immaginare la valenza culturale e scientifica di questo posto.
Abbiamo titolato sicuramente il TED come questo posto meraviglioso e altamente simbolico, ma c’è anche da dire che avendo dentro al nome “Minerva” abbiamo anche pensato che potesse essere la dea che più impersonava questa organizzazione un po’ al femminile del TEDx Giardino della Minerva, in quanto Minerva è la dea guerriera e, allo stesso tempo, buona, quindi in qualche modo andava a incarnare i valori e quella che è la mission su cui poi si è strutturato tutto il progetto Homogenia
».

Loredana Parisi

Loredana Parisi durante l’intervista ai nostri microfoni.

Il TED: un format con regole (e obiettivi) precisi

Susanna Sanseverino

Il cerchio rosso entro cui devono restare i relatori durante il loro intervento. A destra la presentatrice del TEDx Giardino della Minerva, Susanna Sanseverino.

Il TED è un evento americano che ha una storia già abbastanza lunga (tenuto per la prima volta agli inizi degli anni Ottanta del Novecento) e che consiste in una serie di conferenze. Ci sono anche delle conferenze organizzate in maniera indipendente, ma sempre su approvazione di TED.com, che vengono identificate con la “x” accanto al nome, come appunto il TEDx Giardino della Minerva.

Il significativo slogan del TED che deve essere rispettato da chiunque organizzi alcune di queste conferenze in giro per il mondo è “Ideas worth spreading” e ci sono altre importanti regole che soprattutto i relatori devono rispettare in questo tipo di format «in particolare stare rigorosamente all’interno del cerchio rosso» – come affermato da un altro componente del team organizzativo ai nostri microfoni, Antonio Monizzi –, ma anche «non toccare il microfono, che in questo giorni è soggetto anche ad aspetti sanitari, e, aspetto importantissimo, rispettare i tempi imposti dal sistema, ovvero i fatidici 18 minuti».

TEDx Giardino della Minerva: com’è andato l’evento, tra punti deboli ed entusiasmo

Avendo analizzato intenzioni e format di riferimento non resta che chiederci quanto di tutto ciò, e in che modo, si sia riscontrato nel pomeriggio del TEDx Giardino della Minerva.

 Manlio Castagna

Manlio Castagna sul palco del TEDx Giardino della Minerva.

Partendo dagli ultimi aspetti, quelli relativi alle regole che i relatori avrebbero dovuto seguire, non si può che constatare che sono tutti stati molto precisi. Qualche minuto extra solo per lo speech di Manlio Castagna che, però, essendo stato tra i relatori quello decisamente più in stile TED“, nonché in linea con la tematica principale scelta per l’evento – ha infatti parlato di come la paura influenza i comportamenti umani –, sarebbe stato piacevole ascoltare ancora per un po’.

Tutti i relatori che sono stati scelti per la giornata sono di certo competenti nei propri rispettivi settori e – cosa interessante e che avrebbe dovuto contribuire ad arricchire la discussione sul tema cardine – tutti provengono da ambiti diversi. Va rilevato però che alcuni sono stati fortemente penalizzati dal non essere presenti fisicamente ed essere collegati soltanto in streaming o, addirittura, dall’aver semplicemente inviato un video preregistrato, togliendo così all’evento parte di quel fascino caratteristico dato dal fatto che la performance del relatore e la sua bravura nel parlare in pubblico e nel comunicare in modo empatico e appassionato sono a tutti gli effetti gli elementi fondamentali. Senza contare i problemi tecnici, ad esempio di audio, che si sono riscontrati per gli interventi in formato video.

L’alternanza di un relatore on stage e uno in collegamento è stato sicuramente un buon escamotage per non far distrarre eccessivamente i partecipanti quando i relatori non si trovavano fisicamente nella sala, ma da un evento post lockdown forse ci si aspettava decisamente meno (se non per nulla) presenza virtuale.

Probabilmente, però, questo aspetto sarebbe passato totalmente in secondo piano se tutti i relatori, sia in sala che in collegamento, avessero impostato uno speech adatto al tipo di format ispirazionale e teso all’innovazione e scambio di idee, tenendo in considerazione anche la mission dichiarata dal titolo, con la scelta di quei termini, ovvero “Giardino della Minerva” e “Homogenia”, che volevano essere una riflessione sull’uomo, sull’identità, sul genere, sulla virtualizzazione del sé.

Espérance Hakuzwimana Ripanti

Espérance Hakuzwimana Ripanti in collegamento video al TEDx Giardino della Minerva.

Pochi invece sono stati i relatori capaci di tutto questo: si è già detto di Manlio Castagna, ma vanno nominati anche Espérance Hakuzwimana Ripanti (con un racconto personale e anche emozionale, incentrato sulle discriminazioni razziali), Giorgio Vacchiano (scienziato e ricercatore forestale, che è riuscito a trasmettere tutta la passione per il proprio lavoro), Giuseppe Orefice (educatore e innovatore rurale che ha puntato l’attenzione sulla filosofia dello slow food, anche come riavvicinamento dell’uomo alla natura), Francesca Perani (con un intervento sull’uguaglianza di genere attraverso il racconto di quello che è il mondo delle architette) e Giovanni De Feo (professore universitario di ecologia industriale, che con uno speech molto interattivo ha affrontato il problema dell’inquinamento).

Inoltre, la scelta della location, ovvero la stazione marittima di Salerno progettata da Zaha Hadid, per quanto di impatto e per quanto suggestiva – con una bellissima vista mare, apprezzabile dall’interno soprattutto in occasione del brunch e dall’esterno durante l’apericena finale –, non si è rivelata la scelta migliore per un evento di questo tipo, tra le altre cose anche per l’andirivieni di persone in partenza e in scalo, oltre che per l’assenza di aria condizionata che, certo, non è elemento principale nella buona riuscita di un evento, ma è innegabile elemento che in una giornata particolarmente calda può contribuire a una sensazione confortevole di benessere dei partecipanti.

Va però notato che gli organizzatori dell’evento hanno manifestato un entusiasmo travolgente, come anche la moderatrice della giornata, Susanna Sanseverino, e che tornare a fare eventi dal vivo dopo il periodo di lockdown, con ancora diverse norme da dover rispettare, non era cosa semplice. Uscire dagli eventi online e tornare a quelli che permettono un confronto e una condivisione è stato indubbiamente piacevole, come lo è stato anche per noi che, come media partner, abbiamo avuto modo di interfacciarci nuovamente con relatori e organizzatori. Le competenze e la determinazione degli organizzatori faranno sì che una prossima edizione possa riuscire in modo decisamente più performante.

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