Sabato 17 Agosto 2019
MacroambienteFaceApp, l’app russa che fa invecchiare tutti: ma ci sono rischi per la privacy?

FaceApp, l'app russa che fa invecchiare tutti: ma ci sono rischi per la privacy?

Tutti vogliono sapere come saranno da vecchi, ma ci sono dei rischi per la privacy: è poco chiaro come FaceApp utilizzi foto e altri dati degli utenti.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
FaceApp, l'app russa che fa invecchiare tutti: ma ci sono rischi per la privacy?

Una valanga di selfie di anziani ha negli ultimi giorni riempito il Web. Nell’arco di poche ore tanti utenti sono “invecchiati”, perlomeno in Rete, e la ragione si chiama FaceApp. Si tratta dell’applicazione che sfrutta l’intelligenza artificiale per modificare i volti con filtri diversi, tra cui quelli che permettono di “invecchiare” o di “ringiovanire” le fotografie.

Mentre migliaia di persone scaricano l’app e si divertono ad utilizzare le diverse funzionalità, forniscono anche il loro consenso alla raccolta dei propri dati, quali fotografie e storico del browser. Ma qualcuno si è chiesto come e da chi vengano usati oppure dove e per quanto tempo vengano conservati tutti i dati consegnati (volontariamente) a quest’applicazione?

FaceApp: chi vuole sapere come diventerà da vecchio?

Sembra che nessuno resista alla tentazione di scoprirlo e nemmeno le celebrità. Infatti, tralasciando (per ora) questioni meno divertenti come quelle relative alla privacy, l’applicazione ha conquistato migliaia di utenti e negli ultimi giorni è stata scaricata anche da numerosi personaggi famosi. Tra questi c’è Fedez, che ha condiviso su Instagram una fotografia in cui il suo volto e quello della moglie, Chiara Ferragni, sono modificati con FaceApp.

Al #FaceAppChallenge hanno aderito anche i content creator The Jackal, i cantanti Jonas Brothers e anche il famoso chef Gordon Ramsay, condividendo sui propri profili le foto modificate.

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When you take a trip to the Year 3000.

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Me doing a demo on #MasterChef Season 50….

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Come funziona FaceApp e cosa consente di fare?

Il suo funzionamento è molto semplice: si scarica gratuitamente l’app disponibile sia per Android che per iOS e poi basta scattare una fotografia o sceglierne una già presente nella propria galleria di immagini per vedere il proprio volto modificato. È possibile non solo invecchiarlo o ringiovanirlo ma anche cambiare l’acconciatura, il sesso, il colore del volto o dei capelli, potendo anche aggiungere elementi come tatuaggi o occhiali. Alcuni filtri sono riservati però alla versione a pagamento, con la possibilità di scegliere l’abbonamento mensile o annuale o pagare un contributo maggiore per l’opzione senza limiti temporali.

Come mai Le foto sembrano davvero realistiche?

A vederle le foto sembrano molto realistiche, ma come fanno a sembrare così naturali? Come ha spiegato il fondatore e CEO di FaceApp, Yaroslav Goncharov, alla testata TechCrunch, dietro a questi effetti ci sono degli algoritmi di intelligenza artificiale e, nello specifico, una «tecnologia che sfrutta le reti neurali per modificare in maniera realistica il volto nelle foto» caricate dagli utenti.

Dall’analisi di millioni di fotografie (finora circa 80 milioni di utenti avranno scaricato l’app, ndr), la rete neurale impara a riconoscere (sempre meglio) i tratti del volto associati all’età (come le rughe) e al sesso (a seconda della dimensione della mandibola, del naso, la forma del volto e delle sopracciglia, ecc.) che possono essere applicati in altri volti dalle caratteristiche simili.

Non a caso quindi dal suo lancio, nel 2017, l’applicazione russa è migliorata moltissimo grazie, appunto, al “contributo” di tutti gli utenti che, scaricando FaceApp, forniscono le foto, aiutando così ad “allenare” e ad ottimizzare gli algoritmi che rendono le immagini modificate così realistiche.

questioni di privacy: dove finiscono le foto (e tutti gli altri dati)?

Importanti dubbi si alzano relativamente alla raccolta e al trattamento dei dati da parte dei proprietari di FaceApp, applicazione rilasciata a gennaio 2017 da Wireless Lab, un’azienda russa con sede a San Pietroburgo.

Ciò che di sicuro sappiamo, finora, è che i proprietari di FaceApp potrebbero «condividere contenuti e informazioni degli utenti (compresi ma non solo informazioni relative a cookies […], dati di posizione e dati di utilizzo) con aziende che fanno parte del gruppo di società FaceApp o che diventano parte di questo gruppo (“gli affiliati”)», come si può leggere sulla politica di privacy presente sul sito di FaceApp. Non si sa però chi siano nello specifico queste aziende o a chi appartengono.

Certamente, come specificato in questa pagina, quando gli utenti scaricano l’app, forniscono il consenso a fornire delle fotografie e altri contenuti e dati, come per esempio lo storico di navigazione, ma ciò che viene fatto di essi non risulta affatto chiaro.

Inutile dire che, come riportato dalla testata Wired, le politiche di privacy di FaceApp non rispettano la normativa per la protezione dei dati (GDPR) e che, tra l’altro, lasciano molti punti interrogativi su come vengano effettivamente usati i dati degli utenti, dove vengano archiviati e per quanto tempo. Sulla pagina sopracitata si può leggere che essi possono «essere archiviati e lavorati negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese in cui Faceapp, i suoi affiliati o i fornitori del servizio possiedono le infrastrutture»: un’informazione, a dir poco, molto vaga.

Consapevoli o meno di tutto ciò, la verità è che, per scaricare l’app, il consenso alla raccolta e al trattamento dei dati è stato ed è dato. Lo sostenevano già nel 2017 diversi esperti e ora le opinioni restano più o meno invariate: si pongono molte questioni relative alla tutela della privacy di chi scarica FaceApp.

Se il solo scopo di utilizzare questa app è una forma ludica e di curiosità legata al farsi un’idea di come si apparirà tra 40 anni, probabilmente sarebbe meglio – specie per gli utenti più impegnati nel proteggere la propria privacy –, non rischiare di rilasciare con tanta leggerezza alcuni dei propri dati sensibili.
Anche perché, come ha ricordato con il solito black humor l’agenzia funebre Taffo, per quanto riguarda ciò che il futuro ha in serbo «a volte, è meglio non sapere».

A volte è meglio non sapere…

Pubblicato da Taffo Funeral Services su Martedì 16 luglio 2019

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