Facebook e amicizie: cosa fare se ad aggiungerti è il datore di lavoro?

I profili Facebook sono ormai spazi semi-pubblici. Così può succedere che il capo chieda l’amicizia. Ecco cosa fare secondo The Guardian.

Facebook e amicizie: cosa fare se ad aggiungerti è il datore di lavoro?

Ci sono posti pensati ad hoc dove fare networking professionale, tenersi in contatto con colleghi e collaboratori, confermarne skill lavorative e, perché no, fare rete anche con i propri boss attuali e non. Eppure c’è chi preferisce Facebook persino per i rapporti lavorativi, a dimostrazione del fatto che il social di Zuckerberg è ormai considerato il luogo per eccellenza di tutte le attività in Rete e che l’uso della piattaforma si sia notevolmente allontanato nel tempo da quello originario di connessione con familiari e amici.

Come i teorici della materia amano ribadire, insomma, Facebook ha ormai un profilo semi-pubblico; a dirlo è il numero medio di amicizie che è cresciuto negli anni anche per gli utenti comuni ma, soprattutto, la necessità ormai avvertita da tutti (persone comuni, personaggi famosi, brand) di curare l’immagine che di se stessi è veicolata attraverso il social.

Tanto più che potrebbe capitare che a chiedere l’amicizia su Facebook sia persino l’attuale o futuro capo. È un’ipotesi tutt’altro che remota oggi – fa notare The Guardian – e quasi ogni compagnia, all’estero forse più che in Italia, ha provato a sviluppare una policy chiara in materia. Ci sono aziende in cui è fatto esplicitamente divieto a chi sta più in alto nell’organigramma di intrattenere rapporti social con i propri dipendenti e altre in cui la soluzione è lasciata al buon senso dei singoli. Se la domanda è, insomma, come comportarsi davanti alla richiesta di amicizia su Facebook di un superiore, la riposta è: dipende.

Considerare la tipologia di ambiente di lavoro

Dipende, infatti, da tanti fattori. In primis dal tipo di ambiente lavorativo in questione: se si lavora in un ufficio informale, dove tutti sono amici prima che colleghi, dove se ci sono ruoli e gerarchie è solo per una questione pragmatica e al verticalismo si preferisce uno spirito collaborativo, non ci si dovrebbe fare molti problemi se si ha il capo tra le amicizie di Facebook. È probabile, in questo caso, che nessuna delle due parti si faccia particolari scrupoli davanti ad una vecchia foto imbarazzante o a un post dal tono polemico.

Diversa è, invece, la questione se l’ambiente di lavoro è un ambiente più formale, in cui chiunque prova a tenere separate le amicizie da un semplice rapporto tra colleghi. Se anche in quel caso dovesse arrivare una richiesta d’amicizia su Facebook da parte del capo, ci sarebbe una serie di considerazioni da fare, secondo The Guardian. Rifiutarla, infatti, potrebbe non sembrare opportuno: si tratta pur sempre del capo ed è facile che sia interpretato come un gesto sgarbato. D’altro canto, però, si potrebbe non volere che un superiore si intrufoli nella propria vita privata, nel proprio passato, tra i feticci delle bacheca Facebook.

Accettare o rifiutare l’amicizia su Facebook: questo è il dilemma

Le alternative a disposizione, ovviamente, sono due. Si potrebbe rifiutare la richiesta: soluzione che, secondo The Guardian, è largamente preferibile se si è soliti utilizzare l’account Facebook per lamentarsi del lavoro, fare allusioni non tanto velate a dettagli privati o imbarazzanti della vita dei colleghi pur di ottenere qualche like in più o se le bacheche pullulano di link che esplicitano opinioni estreme e tutt’altro che eleganti sulla politica, le questioni sociali, ecc. In questo caso, però, secondo la testata inglese, è meglio comunque dare una risposta alla richiesta d’amicizia, non semplicemente limitarsi a ignorarla per far passare comunque al capo l’idea che la questione è stata presa in considerazione e non ci si è limitati ad ignorarlo, cosa che potrebbe non sembrare educata, suggerendogli anche si preferisce non mischiare sui social amicizie e lavoro.

Se, invece, si decide di accettare la richiesta di amicizia su Facebook del datore di lavoro, è giusto sapere che può diventare un’arma a doppio taglio. Bisognerebbe assicurarsi, perciò, di avere controllo su tutto ciò che accade dentro e fuori la propria bacheca. Nessuno vorrebbe che il capo lo vedesse ubriaco e in atteggiamenti ambigui in un video dell’addio al celibato dell’amico, cosa che più in generale sarebbe preferibile evitare soprattutto se si pensa che i post su Facebook hanno una visibilità molto più ampia di quella che siamo in grado di immaginare e che è ormai molto in voga tra le aziende che fanno scouting o devono assumere controllare preventivamente il profilo del candidato. Basta assicurarsi, in altre parole, di usare correttamente gli strumenti per la privacy messi a disposizione da Facebook e che non tutti conoscono. Si può restringere, per esempio, l’audience di un post ai soli utenti inseriti in una lista o che hanno una determinata caratteristica (si trovano nelle vicinanze, ecc.), fino ad escludere dai destinatari di quel messaggio singole persone (il capo, in questo caso). Si può chiudere la bacheca per impedire che chiunque altro vi posti contenuti e impostare il controllo dei tag su foto e video da parte degli amici. Senza contare che, grazie alla funzione “vedi come…”, ci si può accertare in qualsiasi momento di come la propria bacheca appaia a qualsiasi altro utente Facebook.

Il messaggio è, insomma, che badare all’immagine che i social veicolano di se stessi è sempre fondamentale, tanto più quando si decide di aprirsi a una dimensione pubblica e ampliare la propria cerchia di amici a contatti professionali, boss inclusi.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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