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ComunicazioneFacebook ha congelato la pagina di Maduro per trenta giorni, ma non si tratta di un altro caso di “depiattaformizzazione”

Facebook ha congelato la pagina di Maduro per trenta giorni, ma non si tratta di un altro caso di "depiattaformizzazione"

Il presidente venezuelano aveva ripetutamente condiviso informazioni non verificate e prive di fondamento scientifico su un presunto rimedio erboristico capace di inibire il coronavirus; il team di Facebook ha applicato, così, nei confronti della pagina ufficiale di Maduro policy e rimedi "oscurativi" a cui tutti gli iscritti sono soggetti quando condividono bufale e contenuti controversi o pericolosi.

In queste ore Facebook ha congelato la pagina di Maduro: c'entrano esternazioni del presidente venezuelano su presunti rimedi contro il COVID

Facebook ha congelato la pagina di Maduro, l’attuale presidente del Venezuela, per aver ripetutamente violato le proprie policy contro la disinformazione sul coronavirus e aver diffuso fake news su presunti rimedi contro il COVID-19.

A darne notizia per prima è stata, in queste ore, Reuters, chiarendo che il blocco della pagina Facebook ufficiale del presidente venezuelano è solo temporaneo e non riguarda, peraltro, anche il profilo Instagram del politico.

Non c’è, insomma, alcun nuovo caso di “depiattaformizzazione” come quella subita a inizio anno dall’ex presidente americano Donald Trump e se Facebook ha congelato la pagina di Maduro per trenta giorni è solo in diretta applicazione delle proprie linee guida contro la diffusione di bufale, notizie manipolate e disinformazione sulla pandemia.

le linee guida di Facebook contro la disinformazione e il blocco della pagina ufficiale del presidente venezuelano

Le linee guida nei mesi sono diventate sempre più rigorose. Forse dopo essersi accorta che le fake news sul coronavirus circolano su Facebook più delle notizie ufficiali, la piattaforma ha rafforzato infatti l’utilizzo di etichette e sistemi di segnalazione, ha penalizzato per via algoritmica i contenuti più controversi e continuato ad aggiornare il COVID-19 Information Center grazie alle partnership con autorità sanitarie e altri soggetti istituzionali.

Nelle ultime settimane, lo sforzo del team di Facebook sembra essersi concentrato soprattutto nel fermare la diffusione di informazioni prive di fondamento scientifico che rischiano di inficiare la buona riuscita delle campagne vaccinali dei diversi paesi: è previsto, tra le altre cose, che i moderatori della piattaforma possano chiudere gruppi Facebook in cui circolano teorie complottiste e negazioniste, obbligare gli amministratori a controllare manualmente ogni post o, ancora, impedire a profili e pagine controverse di postare.

Così, il fatto che Facebook ha congelato la pagina di Maduro significa proprio questo: per trenta giorni la stessa sarà disponibile in modalità ready-only”, continua ancora Reuters, e quindi il politico e il suo staff social potranno utilizzarla solo come “osservatori”, per rimanere aggiornati su cosa succede sulla piattaforma e non per condividere aggiornamenti, organizzare dirette streaming e più in generale difendere la propria buona gestione della pandemia o fare propaganda politica com’è stato finora.

Come in occasione del grande ban di Trump dai social media, insomma, l’argomento principale che le piattaforme usano a proprio favore è l’essersi limitate ad applicare, anche nel caso di politici e personaggi pubblici, regole che valgono per tutti gli utenti e gli iscritti ai propri servizi. Nel caso di specie, ciò significa che, anche senza considerare le linee guida pensate appositamente per evitare la diffusione di fake news sul coronavirus, già le policy accettate al momento dell’iscrizione su Facebook vietano esplicitamente i contenuti che possono comportare un «concreto pericolo fisico».

Le ragioni per cui Facebook ha congelato la pagina di Maduro e le accuse di «censura» da parte del politico

Nell’occhio del ciclone la pagina Facebook di Maduro è finita per aver fatto ripetutamente riferimento a un presunto rimedio a base di erbe (un derivato dal timo messo a punto nel diciannovesimo secolo da un noto medico venezuelano e che ha avuto a lungo fama di essere “miracoloso” per la medicina popolare del posto) capace di neutralizzare il coronavirus senza effetti collaterali.

Priva di ogni evidenza scientifica, l’informazione era contenuta in un video che circolava sulla pagina Facebook del politico già dallo scorso gennaio, per cui i gestori della stessa avevano già ricevuto delle segnalazioni da parte della piattaforma e che è stato poi oscurato perché, ha sottolineato un portavoce della compagnia ancora a Reuters commentando il blocco della pagina Facebook del presidente venezuelano, contenete false affermazioni «sulla possibilità che qualcosa prevenga l’infezione da COVID-19 o garantisca la guarigione dal COVID-19. Noi [in Facebook, ndr] seguiamo le linee guida dell’OMS che dicono che al momento non c’è alcun farmaco capace di curare il virus».

Il politico non è del tutto nuovo né alla condivisione di informazioni come queste – prive di fondamento scientifico e potenzialmente pericolose perché capaci di scoraggiare i destinatari dal rispetto delle misure anticontagio suggerite dalle autorità sanitarie –, né a essere oggetto per questo di provvedimenti “oscurativi” da parte delle piattaforme.

Già a inizio pandemia per esempio, come raccontò allora la CNN Spagna, Twitter ha cancellato un tweet di Maduro a cui erano allegati documenti considerati dal leader venezuelano capaci di dimostrare la vera struttura genetica del coronavirus e i suoi possibili antidoti. Anche in quel caso le informazioni vennero giudicate però dai moderatori della piattaforma «infondate», un aggettivo che, solo qualche mese più tardi, sarebbe stato utilizzato allo stesso modo per segnalare per la prima volta un tweet di Trump, decisione che avrebbe alzato i toni del rush finale della campagna elettorale per le presidenziali americane del 2020 e aperto un’accesa querelle tra Trump e le big tech.

Le informazioni diffuse da Maduro sono state ritenute anche pericolose perché capaci di creare panico, disordini sociali e sfiducia nelle autorità scientifiche. In quell’occasione il presidente venezuelano non ebbe remore a parlare di «censura» da parte delle piattaforme digitali e a sottolineare di essere stato oggetto, insieme ad altri personaggi politici a lui vicini, di un trattamento ingiusto da parte delle stesse.

Qualche mese fa, a febbraio 2021, ancora secondo Reuters, Maduro è tornato a parlare di tentativi di censura riferendosi all’oscuramento su Facebook, di cui si è già detto, del video che mostrava i presunti effetti benefici del rimedio erboristico della medicina tradizionale venezuelana contro il contagio da coronavirus. Per il momento manca ancora, invece, una replica ufficiale sia del presidente e sia del Ministero dell’informazione alla notizia che Facebook ha congelato la pagina di Maduro.

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