Mercoledi 15 Agosto 2018
ComunicazioneFacebook: sì a immagini esplicite se hanno rilevanza pubblica

Facebook: sì a immagini esplicite se hanno rilevanza pubblica

Facebook allenta la presa sulle immagini esplicite: possono essere pubblicate se notiziabili o di pubblico interesse.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Facebook: sì a immagini esplicite se hanno rilevanza pubblica

Da qualche giorno, potrebbe capitarvi di imbattervi su Facebook in immagini esplicite, perché violente o contenenti allusioni sessuali. I responsabili della Global Policy di casa Zuckerberg, infatti, hanno deciso di non censurare alcune immagini, anche se bollate come “esplicite” secondo gli standard della comunità, purché «siano notiziabili o abbiano una qualche rilevanza d’interesse pubblico», scrivono in una nota ufficiale del 21 ottobre 2016.

La decisione sembra andare in direzione di una maggiore sensibilità verso le differenze culturali che, in una community così grande come quella degli iscritti a Facebook, non possono che essere rilevanti. «Definire un’immagine interessante o significativa è un fatto molto soggettivo. Immagini di nudità o violente che sono accettabili in una parte del mondo possono essere offensive, quando non illegali, in un’altra. Rispettare le norme locali e, allo stesso tempo, predisporre standard a livello globale così possono essere attività conflittuali», spiegano infatti da Facebook. Per questo motivo le linee guida sui contenuti ritenuti ammissibili sul social rischiano spesso di apparire inadeguate. E gli utenti, quasi mai, si ritrovano d’accordo sul tipo di standard da seguire perché Facebook possa, allo stesso tempo, essere un posto sicuro e accogliente e garantire a tutti la maggiore libertà d’espressione possibile.

i precedenti di Facebook con immagini esplicite

Il risultato? “Gaffe” che non rafforzano certo l’immagine di Facebook come luogo di libera espressione. Ultima in ordine di tempo è stata la rimozione di un video animato della Swedish Cancer Society che spiegava come fare autopalpazione per la prevenzione del tumore al seno. Il video mostrava forme, per quanto stilizzate, piuttosto esplicite del corpo femminile e per questo era considerato “violante” gli standard della community. Ma non è l’unico caso: Facebook e simili hanno “trascorsi” controversi con gli utenti sulla possibilità di considerare inoffensive e liberamente condivisibili foto di mamme che allattano alla campagna #freethenipple. Come non ricordare, poi, la censura de L’origine del mondo, il celebre quadro di Courbet, che è costata a Facebook un’azione legale? Più di recente, infine, il team Facebook avrebbe addirittura bannato, salvo poi fare dietro front, una delle foto più iconiche della Guerra del Vietnam, quella che mostra un bambino nudo in fuga da un attacco al napalm.

Casi come questi, insomma, rendono legittimo chiedersi fino a che punto, per non urtare la sensibilità in tema di sessualità o violenza, si possano mettere da parte l’interesse pubblico o la rilevanza a livello culturale del contenuto e, in qualche misura, anche il diritto di cronaca. È difficile quindi biasimare chi, con un po’ di allarmismo forse, continua a paragonare certi standard di Facebook a vere e proprie forme di censura.

Per questo la decisione di ammettere anche immagini più esplicite, purché abbiano una certa rilevanza a livello collettivo, non può che essere simbolica di un approccio più utent-oriented anche per quanto riguarda linee guida e regole della comunità. Se fa parte della strategia di Facebook rendere le sue pagine più “accoglienti” e “vivibili” per chiunque, insomma, anche le sue policy dovrebbero riflettere il più possibile gli interessi di tutti utenti. Questo significa da un lato mostrare anche le immagini più esplicite se queste rappresentano un valore aggiunto al contenuto postato su Facebook, dall’altro fare in modo che i post più “forti” non raggiungano comunque i minori o a chiunque altro deciderà di non volerli vedere. Per farlo, ovviamente, occcorre lavorare in sinergia con esperti, editori, giornalisti, fact-checker, fotografi, giudici, operatori umanitari, come da Facebook si sono già impegnati a fare. Ma, come più di un addetto al settore ha fatto notare, potrebbe servire anche non lasciare automatizzato l’intero processo e fare in modo che a decidere cosa debba veramente essere considerato esplicito e cosa no siano, per esempio, editor in carne e ossa.

FONTE The Verge
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