Martedì 02 Marzo 2021
ComunicazionePerché tra quelli suggeriti e nella sezione “Scopri” non ci saranno più i gruppi Facebook dedicati a politica e questioni civiche

Perché tra quelli suggeriti e nella sezione "Scopri" non ci saranno più i gruppi Facebook dedicati a politica e questioni civiche

Lo ha annunciato il patron di Facebook in un post riassuntivo dei risultati ottenuti dalla compagnia nell'ultimo trimestre e la ragione ha poco a che vedere con la tanto discussa questione della responsabilità delle big tech e più con l'offrire agli iscritti un servizio piacevole e di cui sia difficile fare a meno.

Perché tra quelli suggeriti e nella sezione

Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e di interesse civico ai propri utenti e sarà una politica «di lungo periodo» e valida «globalmente». Ad annunciare la novità è stato il patron di Facebook, Mark Zuckerberg, in prima persona in un lungo post a commento dei risultati ottenuti dalla compagnia nell’ultimo trimestre.

Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e di interesse civico: ecco come

A oggi ci sarebbero 600 milioni di utenti iscritti ad almeno un gruppo Facebook e se è così è perché li considerano in qualche misura «significativi per le loro vite», scrive infatti Mark Zuckerberg in un post che non si può certo dire non abbondi di retorica sul potere e l’importanza delle community. È per continuare ad assicurarsi questo risultato, per assicurarsi cioè – per usare ancora le parole dell’imprenditore – che «le community con cui le persone interagiscono siano davvero salutari e positive», che Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e di interesse civico.

Nella pratica, gli utenti non dovrebbero più trovare tra gli elementi raccomandati sulla base delle preferenze espresse in fase di iscrizione o delle attività che ogni giorno svolgono sulla piattaforma gruppi Facebook in cui si discuta di politica o si raccolgano fondi a sostegno di questo o quel candidato,  di questa o quella formazione politica o persino in cui ci si organizzi in diverso modo per partecipare attivamente alla vita del Paese. Ciò avverrà, precisa ancora Zuckerberg, a prescindere dal fatto che i gruppi in questione rispettino linee guida e policy della piattaforma. Nei confronti di gruppi e pagine Facebook irrispettosi degli standard di comunità, del resto, la linea d’azione sembra essere stata definita in passato, quando la piattaforma è intervenuta nel rimuovere in massa pagine Facebook fasciste per esempio o, più di recente, a chiudere gruppi in cui si continuava a sostenere la necessità di intralciare con tutti i mezzi le operazioni del voto americano del 4 novembre 2020, «rubato» secondo una certa retorica repubblicana.

Anche i gruppi e le community formalmente più rispettose delle policy della piattaforma – sembra questa la tesi alla base della decisione di Facebook – possono rivelarsi covo di contenuti e comportamenti da scoraggiare e certo da non mettere in “bella vista” tra gli elementi raccomandati.

Cosa c’entra il non mostrare i gruppi politici tra i suggerimenti di facebook con l’evitare la polarizzazione del discorso pubblico

L’obiettivo per cui Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e di interesse civico – l’obiettivo dichiarato almeno – è infatti quello di «abbassare la temperatura e scoraggiare le conversazioni capaci di dividere», per citare ancora le parole di Zuckerberg. Ricorda tra gli altri Politico, del resto, che la stessa decisione di smettere di mostrare tra i raccomandati i gruppi Facebook dedicati alla politica e a temi di interesse e attivismo civico era già stata presa da Menlo Park, almeno a parole, a ottobre 2020 per il mercato americano. Era tra quelle policy, di cui tutte le piattaforme digitali si stavano dotando, che avrebbero dovuto rendere quanto più equilibrato e sano possibile il discorso pubblico durante l’ultimo round della campagna presidenziale 2020. Già allora sembrava però, a guardarla da vicino, un’evidente inversione di rotta rispetto alla volontà in altre occasioni professata da Zuckerberg di non ergersi a «arbitro della verità».

In quei giorni non si poteva prevedere certo che l’assalto a Capital Hill durante la ratifica della vittoria di Biden il 6 gennaio 2021 sarebbe stato in grado di far precipitare le cose verso il grande ban di Trump dalla maggior parte dei social media, con le piattaforme che avrebbero mostrato un interventismo in parte inedito e mai comunque così plateale.

Ora, con la decisione di scoraggiare l’iscrizione a certi gruppi Facebook o semplicemente rendendoli più difficili e meno immediati da trovare, seppur tornando ad adottare un approccio più “gentile” ( nudging ), Facebook sembra mostrarsi consapevole della capacità degli ambienti digitali di esasperare le polarizzazioni del discorso politico, della frequenza con cui questo avviene e forse desideroso di evitarlo almeno in parte, continua Politico.

Facebook ha continuato a suggerire gruppi politici ed estremisti durante la campagna per le presidenziali americane 2020?

Se qualcuno ha insinuato che l’impegno di Facebook a nascondere i gruppi politici dai suggerimenti durante le presidenziali americane 2020 sia stato un impegno perlopiù “di facciata”, comunque, è perché un’inchiesta di The Markup ha rivelato che gruppi Facebook legati a formazioni politiche o che avessero un chiaro intento politico hanno continuato a essere mostrati nella top 100 dei gruppi raccomandati sulla piattaforma per tutto dicembre 2020 e parte di gennaio 2021. Più nel dettaglio, era in diverso modo classificabile come “politico” più di un gruppo su dieci tra quelli suggeriti ai cosiddetti Citizen Browser, un panel di utenti assoldati dalla testata per monitorare quali contenuti vengono proposti da Facebook sul feed dei propri iscritti e secondo quali logiche. Gli elettori di Trump, ancora, avevano più probabilità di vedersi suggerita l’iscrizione a gruppi Facebook in cui si discuteva di politica o di partecipazione pubblica rispetto agli elettori di Biden: nel primo caso era a sfondo civico-politico almeno un quarto dei primi cento suggerimenti della piattaforma, mentre nel caso degli elettori democratici la percentuale scendeva al 15%.

stop ai gruppi politici tra le raccomandazioni di facebook

Secondo un’inchiesta, durante l’ultimo round della campagna elettorale per le presidenziali americane 2020 Facebook avrebbe continuato a mostrare tra i suggeriti ad alcuni suoi iscritti dei gruppi a sfondo politico nonostante si fosse pubblicamente impegnato a non farlo. Fonte immagine: The Markup

È la stessa testata a riconoscere come il campione di riferimento, quello dei poco più di 2mila Citizen Browser, non possa essere considerato statisticamente rappresentativo della base utenti di Facebook; ma la questione davvero rilevante – ciò sembrerebbe trovare conferma nelle risposte elusive date dai portavoce della compagnia a The Markup – e da cui può dipendere l’efficacia stessa della misura anche ora che è stata estesa al mercato globale è sulla base di cosa la piattaforma classifichi come politici” o “di interesse civico” i diversi gruppi. Tanto più che, nel tempo, non sono mancate altre inchieste giornalistiche e segnalazioni di osservatori pubblici e gruppi d’interesse capaci di rivelare come una buona percentuale dei nuovi membri dei gruppi Facebook più estremisti provenga proprio dai suggerimenti e dalla funzione “Scopri”.

Facebook limiterà anche la circolazione di news e contenuti politici sulla piattaforma

Insieme alla notizia che Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e di interesse civico è arrivata quella che sarà scoraggiata anche la circolazione di informazioni, notizie, contenuti politici all’interno del News Feed.

«Certamente continueremo a permettere alle persone di partecipare […] a questo tipo di discussioni se lo vorranno. Le stesse spesso sono importanti e utili. Possono essere un modo per organizzare movimenti dal basso, protestare contro le ingiustizie o imparare da persone con prospettive diverse dalle proprie. Per questo vogliamo che queste discussioni possano continuare ad avvenire. Uno dei principali feedback che ci vengono dall’ascolto della nostra community, però, è che le persone non vogliono che la politica e le ostilità prendano il sopravvento all’interno dei nostri servizi.»

Queste le parole usate da Mark Zuckerberg nello stesso post per spiegare appunto la decisione di scoraggiare – forse tramite penalizzazioni da parte dell’algoritmo, poiché la stessa piattaforma si è detta infatti ancora alla ricerca di un modo in cui ciò possa concretamente avvenire – tutte quelle conversazioni che, girando intorno alla politica, rischiano di infiammarsi e dare adito a flaming, discorso dell’odio, violenze di ogni genere. Parole che, a leggerle bene, sembrano spiegare meglio la vera ratio delle due novità: Facebook ha scelto di smettere di suggerire i gruppi politici ai propri utenti e di penalizzare i contenuti dello stesso tipo semplicemente perché potrebbero essere tra gli aspetti degli ambienti digitali che piacciono meno a chi li frequenta. Già in uno studio del 2016, condotto anche questo a ridosso delle elezioni americane, il Pew Research Center aveva sottolineato come la maggior parte degli utenti considerasse noiose e frustranti le discussioni politiche sui social e negli ambienti digitali.

Zuckerberg, dal canto proprio, non ha mai fatto mistero di voler tornare a un’assoluta centralità dell’utente nell’esperienza Facebook: è solo in questo modo che si vince la spietata concorrenza (o si prova almeno a tenerle testa) dei numerosi altri servizi simili che continuano a fiorire sul mercato. Soprattutto se uno degli obiettivi è continuare ad aumentare il tempo che i 2.6 miliardi di iscritti (raggiunti proprio nell’ultimo trimestre, come si legge ancora nel post di Zuckerberg) trascorrono su Facebook dal momento che – è proprio il caso di dirlo – il tempo degli utenti è denaro. Anche la scelta di annunciare che Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici e notizie dello stesso tipo all’interno di un post dedicato alle novità di prodotto, così, appare piuttosto simbolica: forse con la stessa decisione la tanto discussa responsabilità delle piattaforme c’entra davvero ben poco.

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