Lunedì 30 Marzo 2020
ComunicazioneA riconoscere le fake news in Finlandia si impara a scuola (e fin dalle elementari)

A riconoscere le fake news in Finlandia si impara a scuola (e fin dalle elementari)

Per combattere le fake news in Finlandia c'è un programma scolastico apposito che coinvolge già gli studenti delle elementari: come funziona.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
A riconoscere le fake news in Finlandia si impara a scuola (e fin dalle elementari)

Le fake news in Finlandia si combattono a scuola e fin dai primissimi cicli di istruzione. I risultati sono concreti (e già tangibili) su molti aspetti della vita associata.

Il nuovo programma pilota, voluto dal governo locale e realizzato grazie alla collaborazione di insegnanti ma anche di forze dell’ordine, giornalisti, attivisti e finanche di rappresentanti dei servizi d’intelligence, è in via di sperimentazione da qualche tempo ormai. Almeno da quando, come racconta The Guardian, durante la cosiddetta guerra del Donbass in Russia (nel 2014) il Paese si accorse che su giornali e altri media stava avendo inizio una vera campagna di misinformazione condotta dai simpatizzanti filo-russi: anche in Finlandia, cioè, stava per iniziare l’era della post-verità e l’unico rimedio sembrò puntare sull’educazione dei cittadini, grandi e piccoli.

Cos’è (e come funziona) il nuovo programma scolastico contro le fake news in Finlandia

Non c’è età infatti per imparare a riconoscere informazioni vere, frutto di un lavoro di ricerca accurato e professionale, e notizie di scarsa qualità o, peggio, confezionate ad arte per favorire un soggetto o un altro. Cosa sia una fake news in Finlandia, così, si impara già alle elementari: quando arrivano sui banchi di scuola del resto i bambini hanno già grande familiarità con i social media e altri ambienti digitali su cui passano parte non indifferente delle proprie giornate ed è giusto, per questo, che comincino a fare i conti anche con gli algoritmi (come funzionano e come siano capaci di selezionare i contenuti in base alle attività precedenti, alle preferenze espresse attraverso un like e ad altri innumerevoli meccanismi di micro-targeting, fino a creare una confortevole bolla filtrata in cui spesso non c’è spazio per opinioni, visioni, gusti diversi dai propri). Ai più piccoli tutto questo è spiegato in forma di gioco: «chi da piccolo, del resto, non ama giocare al detective?», racconta al Guardian uno degli insegnanti coinvolti nel programma. Nelle scuole secondarie invece media literacy – o, ancor meglio, information literacy – e pensiero critico diventano materie d’insegnamento a sé. Gli insegnanti, però, sfruttano anche le materie curriculari per spiegare come la cattiva informazione si nasconda ovunque: si possono usare la matematica e la statistica per mentire; nell’arte l’immagine è costantemente manipolata; la storia insegna che gli esperti di propaganda hanno sempre tessuto gli interessi degli Stati; una (buona) padronanza della lingua, spesso, basta a usare le parole per confondere o convincere l’interlocutore. Soprattutto, gli studenti finlandesi imparano presto che c’è una differenza sostanziale tra la misinformazione, spesso frutto di semplici errori o fretta e imperfezioni nel lavoro giornalistico e che volendo può essere facilmente corretta, e la disinformazione, che è invece il risultato voluto e previsto di vere e proprie campagne di manipolazione della verità e dei fatti.

Insegnare a scuola come funzionano i media è il primo passo verso la democrazia

Questo nuovo programma scolastico finlandese dimostra insomma, nei fatti, che più che in iniziative contro le fake news ex post serve investire in educazione. Qualcuno direbbe persino in educazione civica digitale: i paesi cioè non possono più ignorare quanto è importante educare buoni cittadini digitali, dal momento che non c’è aspetto della vita – privata o associata – che non venga vissuto ormai anche online. Combattere a scuola le fake news in Finlandia, del resto, è già servito a far salire il Paese al primo posto tra quelli europei che in un anno hanno saputo meglio resistere alle bufale (almeno stando ai risultati del Media Literacy Index 2019). È in buona compagnia di Danimarca, Olanda, Svezia ed Estonia, mentre per ritrovare l’Italia per esempio si deve scendere più in basso, nel secondo cluster della classifica, dove esposizione alle fake news e loro consumo si fa già più preoccupante.

fake news in filnandia consumo

Una mappa della media literacy in Europa. In blu scuro i paesi virtuosi e che hanno meglio “resistito” al dilagare delle fake news. Fonte: Open Society Institute Sofia

Non è difficile pensare, però, che crescere cittadini che abbiano imparato a scuola come riconoscere fake news e notizie manipolate possa avere, nel lungo termine, effetti anche sulle strutture democratiche del Paese: una maggiore fiducia nelle istituzioni, più partecipazione politica, minore disaffezione verso il voto e le elezioni e un’informazione più libera è quello che i responsabili del programma scolastico finlandese si aspettano come risultati concreti. Certo, si tratta di obiettivi talmente macro che richiedono la partecipazione davvero di tutti. Anche dopo aver imparato a riconoscere le fake news a scuola, così, i futuri elettori finlandesi potrebbero continuare ad avere bisogno di campagne di comunicazione sociale come quella che, in occasione delle ultime elezioni parlamentari del 2019, ricordava l’importanza di votare in maniera consapevole e consapevoli soprattutto del fatto che quella mostrata dai media non è sempre la realtà nella sua interezza («la Finlandia ha le migliori elezioni al mondo», recitava lo slogan voluto allora dall’ufficio del Primo Ministro). È dovere di ogni elettore non dimenticarlo cedendo a un’informazione di dubbia natura.

Libri di approfondimento

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    #iocredoallesirene: se persino convivere con le fake news fosse possibile?

    La lotta alle fake news è una priorità. Se si trattasse, però, di narrazioni utili e non dannose? Una riflessione di Andrea Fontana.

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