Martedì 20 Ottobre 2020
ComunicazioneFacebook e Pagella Politica insieme: nasce “Facta”, ma non è la sola iniziativa contro le fake news sul coronavirus

Facebook e Pagella Politica insieme: nasce "Facta", ma non è la sola iniziativa contro le fake news sul coronavirus

Facebook e Pagella Politica danno vita a "Facta" e nasce una task force ministeriale ad hoc: alcune misure contro le fake news sul coronavirus.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Facebook e Pagella Politica insieme: nasce

Si chiama “Facta”, nasce su impulso dell’Autorità Garante nelle Comunicazioni, è firmato Facebook e Pagella Politica – un punto saldo, quest’ultimo, per il fact checking in Italia – ed è uno dei progetti pilota contro le fake news sul coronavirus.

Come funziona “facta”, il servizio di facebook e pagella politica contro le fake news sul coronavirus

Non si tratta, del resto, del solito sito web di fact checking journalism . C’è un numero WhatsApp, +39 345 6022504, a cui chiunque può segnalare – con un semplice messaggio di testo ma, anche, utilizzando link, foto, video o audio – notizie riguardanti la pandemia da COVID-19 dalla dubbia natura e che hanno bisogno di essere verificate.

facta servizio contro fake news sul coronavirus come funziona

Un’esemplificazione di come funziona “Facta”, il servizio di verifica e debunking delle fake news sul coronavirus, firmato Facebook e Pagella Politica.

Gli esperti di “Facta”, dopo aver svolto verifiche e indagini del caso, danno un feedback immediato all’utente che aveva segnalato in origine la notizia, tramite notifica ancora su WhatsApp. Soprattutto, però, il materiale verificato dai debunker di Pagella Politica (che, fin qua, si erano occupati principalmente di fake news politiche, senza che questo avesse comunque impedito loro di aderire, prima, alle linee guida del gruppo di fact-checker internazionali Poynter e, più tardi, di essere scelti come partner italiano per le iniziative di Facebook contro le fake news, ndr) contribuirà a creare un grande database, pubblico e consultabile gratuitamente online, di «fatti e miti sul nuovo coronavirus», come scrivono nella presentazione del progetto.

Per ogni fake news sul coronavirus segnalata dagli utenti su WhatsApp e opportunamente verificata, infatti, vengono condivisi sul sito di “Facta” dettagli e approfondimenti che dovrebbero aiutare, questa volta tutti i lettori e non solo gli utenti che avevano sollevato dubbi circa la veridicità di una particolare notizia, di un video diventato virale nelle proprie cerchie social, eccetera, a non cadere nella trappola della disinformazione.

facta database fake news sul coronavirus

Il sito web di “Facta” si candida a essere un grande archivio di fake news sul coronavirus (verificate e per cui è stato fatto debunking, va da sé).

Disinformazione che, se è sempre pericolosa, lo si rivela ancora di più in momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo, in cui al susseguirsi continuo di aggiornamenti e alla paura delle persone si somma la complessità nell’interpretare e nel comunicare correttamente il fenomeno, sotto ogni punto di vista e in particolare dal punto di vista scientifico. In questo momento come non mai, insomma, per parafrasare le parole di Luca Colombo, Country Director di Facebook Italia, per la presentazione di “Facta”, tutti abbiamo bisogno di poter contare su notizie e informazioni «attendibili e accurate».

Sebbene nata da pochi giorni (a inizio aprile 2020), questa iniziativa di Facebook e Pagella Politica contro le fake news sul coronavirus, così, è già un piccolo forziere contro disinformazione e notizie manipolate che nient’altro sembrano fare se non alimentare l’ infodemia da COVID-19. Basta fare un giro veloce sul sito, del resto, per accorgersi che ai debunker di “Facta” è già capitato di dover invitare alla cautela rispetto alla speranza che il nuovo coronavirus possa essere debellato dal caldo, di smentire i dubbi sulla capacità degli animali domestici di essere veicolo d’infezione e altre bufale riguardo al presunto trasporto di agenti patogeni legati al coronavirus in apposite cisterne o a reazioni antieuropeiste degli italiani che avrebbero avuto il fulcro nel vilipendio o nella sostituzione della bandiera europea dagli edifici pubblici.

Di diverso, almeno in parte, rispetto agli altri progetti di fact-checking, tra l’altro, “Facta” sembra avere la velocità e l’aggiornamento in tempo reale: i rapidi aggiornamenti dello stato di WhatsApp informano, infatti, chi abbia il numero in rubrica, rispetto alle più recenti fake news sul coronavirus scovate dal gruppo.

La task force governativa e la prima road map italiana contro le fake news sul coronavirus

Come si accennava all’inizio, “Facta” fa parte infine delle strategie di contrasto alla disinformazione messe in atto dall’AGCOM davanti all’emergenza sanitaria in corso e per rispondere, tra l’altro, ad alcune previsioni del decreto “Cura Italia”. L’esigenza di fare attenzione a chi, in che modo e partendo da che dati parla di coronavirus sui media è, del resto, un tema caldo fin dai giorni dei primi focolai in Italia. Tanto che «doverosa» è l’aggettivo scelto da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria, per commentare la costituzione di una task force – o, meglio, un’unità di monitoraggio – ministeriale contro le fake news sul coronavirus.

A farne parte volti noti della Rete e del giornalismo digitale (da Riccardo Luna a Francesco Piccinini di Fanpage), debunker (David Puente, Giovanni Zagni), divulgatori scientifici (come Roberta Villa) ma anche esperti provenienti dal mondo accademico. Il loro compito è quello di confrontarsi e collaborare con AGCOM, Ministero della Salute e Protezione Civile per individuare come, perché e da che soggetti nascono le più pericolose fake news sul coronavirus, ma anche e soprattutto sensibilizzare utenti e cittadini rispetto all’esistenza di queste ultime e all’importanza di una corretta informazione, ora che si tratta di affrontare la pandemia causata dal COVID-19, ma soprattutto per il futuro.

La lotta alle bufale, del resto, è difficile vincerla in tempi di emergenza e senza una buona dose di cultura dell’informazione e di educazione civica digitale. Il primo rapporto della task force contro le fake news sul COVID-19, pubblicato a poche settimane di lavoro (il 9 giugno 2020) sul sito ufficiale del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, non a caso è una sorta di road map che da un lato individua aree critiche quando si tratta di disinformazione su temi di spiccato interesse pubblico e, dall’altro, suggerisce azioni concrete da cui poter iniziare per rendere migliore l’infosfera italiana. Quanto alle prime si dovrebbe favorire, suggeriscono gli esperti, l’accesso dei cittadini alla comunicazione istituzionale di soggetti ufficiali, competenti nelle diverse materie e affidabili – come, nel caso dell’emergenza coronavirus, Organizzazione Mondiale della Sanità, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità –, ma non prima di aver sensibilizzato gli stessi cittadini rispetto a quei bias cognitivi che rendono ciascuno suscettibile a credere a notizie non verificate, false o manipolate ad arte da un lato e, dall’altro, rispetto a meccanismi che fanno parte della routine del lavoro giornalistico e che, di fatto, rischiano di uccidere la buona informazione. Ancora, è tempo di assumere un approccio data-driven alla disinformazione e di provare a quantificare l’impatto delle fake news sulla vita collettiva e sul discorso pubblico.

Più nel concreto, si potrebbe iniziare dall’armonizzare informazioni e contenuti presenti su siti e canali istituzionali riguardo all’emergenza sanitaria e alla sua gestione, certo, ma non solo: un hub o un centro informazioni – sul modello di quello più volte sperimentato da Facebook, per esempio, in occasioni come la campagna elettorale per le prossime presidenziali americane – potrebbe essere un punto di partenza, ma ancora più importante sarebbe ottimizzare le FAQ ufficiali sulla base delle ricerche più frequenti effettuate dai cittadini sui motori di ricerca o online. Si potrebbero creare un bot ministeriale che, sfruttando le app di messaggistica istantanea più utilizzate in Italia, risponda velocemente ma dettagliatamente alle domande più specifiche o diversi contenuti video da condividere su YouTube, sui canali ufficiali dei diversi ministeri già esistenti o creandone di nuovi appositi, che approfondiscano temi di maggior interesse e riescano a parlare soprattutto a un pubblico più giovane e abituato a linguaggi e grammatiche, metà informativi e metà ludici, come quelli degli youtuber; ancora, si potrebbe sfruttare il principio della gamification per veicolare buone pratiche o suggerire azioni concrete per contrastare il contagio. A guardare bene si tratta, nella maggior parte dei casi, di soluzioni già intraprese da altri paesi per contrastare la disinformazione durante la pandemia e per evitarne i postumi. Nella road map della task force italiana non manca, però, spazio alla formazione. Rappresentanti istituzionali e comunicatori pubblici dovrebbero essere i primi a essere formati, tramite percorsi ad hoc, a riconoscere immediatamente fake news e notizie manipolate ed evitare, così, di farle entrare nei propri messaggi pubblici. Delle campagne integrate e multicanale – in radio, in TV, sui social, ecc. – dovrebbero spiegare come nascono e perché funzionano le fake news e, cioè, mettere in guardia i cittadini di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali rispetto alla possibilità di incapparvi, non senza però fornire loro strumenti pratici ed elementari di fact-checking. Senza una consapevolezza profonda e diffusa del fenomeno, sembra essere insomma il messaggio degli esperti, la lotta alle fake news sul COVID-19 rischia di essere l’ennesima lotta alle fake news persa in partenza.

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