Martedì 20 Ottobre 2020
MacroambienteDalle dirette seguitissime alle dichiarazioni che diventano aforismi: alle origini del fenomeno De Luca

Dalle dirette seguitissime alle dichiarazioni che diventano aforismi: alle origini del fenomeno De Luca

Così è nato (e cresciuto) il fenomeno De Luca: il Pres. della Regione Campania è molto seguito sui social e le sue mosse sono spesso virali.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Dalle dirette seguitissime alle dichiarazioni che diventano aforismi: alle origini del fenomeno De Luca

Se la comunicazione politica ai tempi del coronavirus è stata capace di trasformare un premier in sex symbol, c’è almeno un altro fenomeno degno di nota: il fenomeno De Luca, a metà tra un trend social passeggero e un connubio (esplosivo) di personalizzazione e spettacolarizzazione della politica – o, ancor meglio, della comunicazione d’emergenza –.

Dalla prima che annunciava l’estensione a tutto il territorio nazionale delle misure di contenimento del contagio, le conferenze stampa di Governo, Protezione Civile, autorità sanitarie, autorità locali hanno riempito infatti le agende mediatiche e si sono trasformate in veri e propri media events. Ma non è certo questo l’effetto più inaspettato: al pari dei più amati e dei più seguiti nei palinsesti televisivi, le conferenze stampa durante la quarantena si sono trasformate per migliaia di italiani in un appuntamento fisso, attesissimo, da non perdere e, perché no, da commentare con gli amici sui social in una forma sui generis di second screen . Molto ha fatto la capacità dei politici e dei loro staff di trasformarle in veri propri show e, se un primato c’è in questo senso, non può che essere proprio quello di Vincenzo De Luca. Con le dirette dalla Pagina Facebook ufficiale, il governatore della Campania avrebbe raggiunto «numeri da politica USA», come scrive Il Corriere della Sera riportando le dichiarazioni di un membro dello staff.

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«Stiamo raggiungendo numeri da politica Usa», ha detto un membro dello staff di Vincenzo De Luca analizzando i dati delle dirette social. Il 19 aprile scorso – mentre il presidente campano ingaggiava una delle sue battaglie per "difendere" la Campania da chi viene dal Nord – sul contatore di Facebook appariva un numero sorprendente: 113 mila utenti in diretta. Contro i 69.553 della live social di Donald Trump dalla Casa Bianca, che avveniva in contemporanea a quella di De Luca. Non sono certo numeri assoluti, ma danno l'idea di quanto il governatore sia riuscito a cavalcare per il verso giusto questa delicata fase, soprattutto dal punto di vista del consenso. E nel frattempo lo "Sceriffo" si è comprato il suo primo smartphone 📱

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Di certo c’è che tra un po’ di sarcasmo e autoironia, qualche pacata querelle con gli oppositori politici e non poche citazioni dotte, il fenomeno De Luca è già diventato un fenomeno almeno di risonanza nazionale.

Fenomeno de luca: l’uomo forte al potere che tutti vogliono (anche all’estero)

Tra le centinaia di commenti inviati in diretta ogni venerdì alle 15, infatti, ci sono quelli di cittadini campani che chiedono delucidazioni sulle ordinanze e degli immancabili hater ma anche quelli, molti, di cittadini di altre regioni che esprimono rammarico per non poter contare su un governatore altrettanto autoritario o che auspicano al Presidente della Regione Campania una carriera politica nazionale o alte cariche istituzionali.

fenomeno de luca apprezzamento social

L’appuntamento con le dirette di Vincenzo De Luca è, ormai, un appuntamento molto atteso anche a livello nazionale. Positivo anche il sentiment dei commenti: molti manifestano apprezzamento o augurano al governatore campano cariche nazionali o istituzionali. Fonte: Facebook/Vincenzo De Luca

Che il desiderio dell’uomo forte al potere sia una conseguenza, quasi diretta, dei momenti di crisi e incertezza, del resto, non è un mistero ed è, anzi, un principio così universalmente valido che uno degli aspetti forse più pop del fenomeno De Luca è l’apprezzamento ricevuto anche da insospettabili come Naomi Campbell: erano le prime settimane di quarantena quando la top model ha condiviso su Instagram un video con il famoso passaggio dei lanciafiamme promessi da De Luca a chi provasse a organizzare feste di laurea in questo periodo di lockdown, accompagnandolo con l’esortazione ai decisori americani di seguire il virtuoso esempio.

Va detto, certo, che il personaggio di De Luca non mancava di una certa verve autoritaria già prima della gestione dell’emergenza coronavirus in Campania. Anzi, fuori e dentro gli ambienti politici locali, è stato spesso appellato con soprannomi – il governatorissimo, il sindaco sceriffo, ’O Professore – che alludevano proprio a una visione accentratrice del potere che, a parte qualche scivolone diplomatico, gli ha garantito per esempio, ai tempi del mandato al Comune di Salerno, almeno due volte il titolo di sindaco più amato di Italia secondo i Governance Poll di Il Sole 24 Ore e Ipr Marketing. Come sottolinea Rolling Stone, durante la pandemia per il governatore della Campania si è trattato soprattutto di fare un lavoro quasi «teatrale» sia sul personaggio, sia sui tempi del discorso politico.

Il ruolo narrativo fatto proprio, così, è quello di difensore a tutti i costi dell’ordine pubblico e, insieme, di politico vecchio stampo, tutto d’un pezzo, poco propenso a scendere a compromessi – sua e più vecchia dell’emergenza coronavirus è, del resto, la massima «se volete collaborare bene, se volte le sciabole, meglio» pronunciata in Consiglio regionale – o, ancora, di buon padre di famiglia, disposto a dire le cose come stanno anche mentre tutti gli altri provano a cavalcare l’incertezza del momento.

Dove non arrivano la presenza fisica, quelle di vestiario e altre scelte legate al brand personale, lo fa l’ars oratoria.

La disintermediazione politica ai tempi delle dirette facebook

Che è come dire che se una diretta di Vincenzo De Luca fa oggi numeri più alti di una diretta di Trump è perché, nell’era della disintermediazione politica, il governatore campano – o chi per lui, considerando che i numeri dei profili social di De Luca, tra i più alti tra quelli dei Presidenti di regione italiani, e le cifre che si vocifera siano state spese in questo periodo in sponsorizzate fanno presumere l’esistenza di uno staff digitale dietro al fenomeno De Luca – è riuscito meglio di altri ad adattare i linguaggi della politica ad ambienti, format e tempi digitali, così diversi da quelli della politica delle piazze o della politica fatta in TV.

Se, grazie ad aforismi e frasi semplici da ricordare, il messaggio politico di De Luca si fa decontestualizzato

Non è un caso, insomma, che le stesse dirette Facebook di De Luca abbondino di frasi a effetto, buone candidate a essere riprese da stampa e televisione, in una perfetta logica di newsjacking , ma anche e soprattutto a trasformarsi in aforismi sulla bocca di tutti. Dai già citati «carabinieri coi lanciafiamme» da mandare alle feste di laurea che aggirino i divieti di assembramenti, alle «mascherine di Bunny il coniglietto» in aperta polemica con quanto inviato in Campania dalla Protezione Civile quando era difficile l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, passando per «le zeppole di San Giuseppe condite con una bella crema al coronavirus» in riferimento a chi aveva violato il divieto di vendita di cibi pronti durante la Festa del Papà e, ancora, per «i cinghialoni con la tuta alla zuava» visti correre faticosamente sui lungomare delle città campane o le critiche verso chi chiedeva a gran voce la riapertura anticipata delle chiese «per parlare con il Signore, senza domandarsi mai se il Signore abbia voglia di ascoltarli o meno». Anche quando il discorso si sposta verso concorrenti e interlocutori politici, il governatore della Campania sembra rinunciare, almeno in parte, ad hate speech e commenti al vetriolo così comuni nel discorso politico e usare perifrasi più divertenti e a effetto come l’appellativo di «fratacchione» rivolto a Fabio Fazio durante l’ospitata in TV nella sua trasmissione o la metafora dei «ministri con la testa di tablet» per criticare neanche troppo velatamente l’abuso anche negli ambienti politico-amministrativi di videoconferenze e riunioni digitali in queste settimane di lockdown.

Certo, quando l’avversario è di lungo corso e la competizione si fa diretta per la poltrona, i toni si accendono e De Luca «difficilmente si contenta di demolire il suo rivale, di metterlo al tappeto, lui è sazio solo dopo avergli staccato a morsi il lobo della dignità per darla in pasto all’opinione pubblica, ai critici, ai benpensanti, al furore giustizialista e al pubblico pagante», scrive Domenico Giordano nell’instant paper “Il posizionamento alla De Luca. Storia e prospettiva della comunicazione politica di Vincenzo De Luca dal ‘900 al Covid-19”. Lo sa bene Matteo Salvini a cui, da attuale pretendente allo scranno della Regione Campania, in questi mesi di conferenze stampa in diretta Facebook sono state rivolte ora allusioni scherzose – il «color pannolino di bambino» del nuovo paio di occhiali – e ora attacchi personali tutt’altro che velati, come quella volta in cui rispondendo alle polemiche per i festeggiamenti in piazza dopo la vittoria della Coppa Italia da parte del Napoli Calcio, il presidente della regione lo ha appellato «somaro politico», «cafone», «dalla faccia come il fondoschiena, per altro usurato» tutto in una sola volta, in video diventato virale e che dà ragione a chi sostiene che De Luca è ormai vittima del suo stesso personaggio

Esempi come questi bastano, comunque, a rendersi conto che la dialettica di De Luca attinge ora a un registro colloquiale e fatto di regionalismi – per cui «i porta seccia» sono i veri untori di cui la Campania deve avere paura, «la testa non serve solo per dividere le orecchie» e «sei scemo o sei buono?» è l’unica risposta che merita chi chiede la riapertura dei locali per la movida durante la fase due – e ora, invece, a un registro letterario ed elevato – tanto elevato da far impennare le ricerche su Google per «cavalli di Frisia» dopo che gli stessi sono stati citati dal Presidente in un discorso contro l’esodo dei fuori sede al Nord verso la Campania dopo la riapertura dei confini regionali.

fenomeno de luca ricerche cavalli di Frisia

Google Trends mostra chiaramente un picco di ricerche per la chiave “cavalli di Frisia” il 22 aprile, dopo che gli stessi sono stati citati dal Presidente De Luca in conferenza stampa, parlando del ritorno in Campania di molti fuori sede al Nord. Fonte: Google Trends

In entrambi i casi, il risultato sono frasi facili da ricordare e che ben si adattano a essere riutilizzate da tutti e in contesti diversi. O, per dirla ancora con le parole di Domenico Giordano, una «iper-comunicazione» che, a monte, è intesa a scongiurare il pericolo di non essere notati dai media, di non finire nel pastone delle dichiarazioni politiche del giorno e, a valle, si trasforma per in un presenzialismo, forse non voluto, ma indiscutibilmente in proficuo. In una prospettiva di campagna elettorale permanente e senza contare che, se l’emergenza coronavirus non avesse spostato le elezioni regionali a data da destinars, lo stesso De Luca sarebbe stato impegnato nella competizione per la riconferma al ruolo di governatore della Campania, l’esposizione continua a un messaggio politico, per quanto decontestualizzato, potrebbe avere effetti interessanti sulle propensioni di voto.

Tra meme e video virali: il fenomeno de luca sui social

Nel frattempo, il fenomeno De Luca si è trasformato in una straordinaria quantità di meme e video virali in Rete. I primi sono per lo più raccolti da Pagine Facebook e profili Instagram come Vincenzo De Luca Imperatore dell’Universo, Le Bimbe di Vincenzo De Luca, Vincenzo De Luca che Chiude Cose e, come spesso avviene quando la memizzazione ha per oggetto un personaggio politico, l’intento non è sempre esprimere consenso, ma è spesso semplicemente giocoso o qualche volta persino ironico, satirico o fortemente critico (non c’è ormai disaccordo, del resto, sull’idea che anche il polbusting possa essere considerato una forma di slacktivism o attivismo politico a basso sforzo).

Soprattutto, come sempre accade quando si trasforma qualcuno o qualcosa in un meme e com’è tipico del resto della remix culture degli ambienti digitali, i riferimenti culturali sono dei più vari e attingono a veri e propri cult del cinema, delle serie TV, della produzione musicale, dei videogiochi persino. Il Presidente De Luca è ora il padrino che vigila armato con tanto di lupara sulla creazione di assembramenti e ora, invece, un inedito Jep Gambardella de “La Grande Bellezza” che commenta disilluso la situazione contagi e misure di contenimento, in un video piuttosto condiviso in Rete e che dimostra, tra l’altro, la sempre maggiore familiarità anche degli utenti comuni con tecniche per il deep fake.

E, ancora, come lo chef Alessandro Borghese in un noto format televisivo dedicato ai ristoranti ha il potere di ribaltare le decisioni già prese da Roma.

meme de luca quattro ristoranti

Un meme ironizza sulle delibere regionali di De Luca, in qualche caso in disaccordo con quelle del Governo, paragonando il Presidente Campania allo chef Alessandro Borghesi di “Quattro Ristoranti”.

Le sue massime ricordano principi di fisica quantistica o con le sue ordinanze potrebbe diventare, e lo fa in effetti, il protagonista pixellato di un gioco sparattutto che ricorda i videogiochi degli esordi.

de luca trasformato in un videogioco

Girano in Rete semplici videogiochi sparatutto in cui il giocatore interpreta il ruolo del Presidente De Luca alla ricerca di feste di laurea a cui rispondere con i lanciafiamme.

O, ancora, rappa in una versione davvero speciale di “Quelli che ben pensano” di Frankie HI-NRG trasformata in un mash-up da DjStile.

A suggellare il successo del fenomeno De Luca – o, forse, più a dimostrare come in questi mesi il governatore campano abbia, più o meno consapevolmente, più o meno volutamente, portato a termine un processo di memizzazione del sé – l’immancabile real time marketing di Ceres. Il brand, per celebrare la riapertura dei bar, ha ideato infatti la campagna multichannel “Finalmente al bar” e usato le voci, ovviamente imitate, dei politici italiani più in vista e più discussi durante la quarantena per raccontare il bello di ritornare a bere una birra all’aperto e in compagnia, ma in pieno rispetto delle misure anti-COVID. Nel copy del soggetto recitato da De Luca immancabili gli ormai famosi lanciafiamme e le metafore animali, come quella che trasforma la calca di clienti «appiccicati» al bancone del bar in «conigli in amore».

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