Lunedi 17 Dicembre 2018
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Fenomenologia della censura 2.0 nei Paesi post-comunisti

“Now I Know Who My Comrades Are” è il nuovo libro di Emily Parker. Il testo racconta la censura 2.0 nei Paesi post-comunisti: Cina, Russia e Cuba.


A firma di: Michele Romano Contributor
Fenomenologia della censura 2.0 nei Paesi post-comunisti

Antica come la storia dell’uomo letterato, la censura è sempre stata l’arma preferita dei potenti per schiacciare e soggiogare ogni forma di libertà delle masse. Non a caso, in passato essa fu adoperata dall’autorità ecclesiastica e dall’autorità politica dei Paesi sotto dittatura, come nel caso dei regimi di Hitler, Mussolini e Stalin. Da allora, purtroppo, la censura non è scomparsa ma, come tutte le cose, si è evoluta fino a braccare le forme di comunicazione espresse sul web.
A tal proposito, Emily Parker, giornalista ed attualmente membro della New America Foundation (ove si occupa di diplomazia digitale) ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “Now I Know Who My Comrades Are” (“Ora so chi sono i miei compagni”). Il testo racconta le storie di internauti appartenenti a tre fra le nazioni meno liberali al mondo (sia online che offline): la Cina, la Russia, e Cuba. Un’indagine, insomma, nei meandri delle società e dei poteri post-comunisti.

Parker ha dichiarato che il suo libro è nato grazie alla storia di Michael Anti, uno dei blogger e attivisti online più noti al mondo, fino al 1999 un forte sostenitore del Partito Comunista Cinese. Anti, addirittura, in occasione dei fatti di Tiananmen, era stato fra quelli che si erano infuriati contro la stampa straniera. Secondo la giornalista, infatti, egli aveva creduto alla versione data dalla televisione, l’unica a lui accessibile in quel momento. Poi, dieci anni dopo, riuscendo a scaricare da internet una newsletter di un gruppo dissidente espatriato all’estero, si è reso conto di ciò che era successo.”Ora so chi sono i miei compagni“, titolo del testo, si riferisce quindi al sentimento di tradimento misto a rabbia e delusione che gli è esploso nel petto una volta conosciuta la triste verità. Da allora, così, Anti ha cominciato ad usare il web con tenacia per combattere la censura e le bugie della dittatura al fine di far conoscere la verità ai propri concittadini.

Ma non è tutto: la giornalista ha specificato come mai abbia scelto proprio questi tre Paesi per analizzare la censura contemporanea, visto che tale pratica non è certamente limitata a quei soli territori (ci si ricordi, ad esempio, di contesti difficili come quello della Corea del Nord e dell’Iran). A tal proposito, Parker ha ammesso di aver scelto quei Paesi a cui ha avuto fortunatamente accesso, rendendo possibile un importante lavoro sul campo. Per la giornalista, in particolare, Cina, Cuba e Russia rappresentano rispettivamente i tre modelli più usati dai regimi autoritari nella gestione di internet: l’isolamento, la paura e l’apatia.

Ma perché i governi illiberali contemporanei hanno terrore del web? Secondo Parker, nei casi analizzati, internet ha aiutato le persone a superare le proprie difficoltà interiori legate a territori che censurano la vita quotidiana in tutto e per tutto. La rete, insomma, ha dotato la gente di un megafono più potente della bomba H ed ha favorito la formazione e la presa di coscienza di comunità costituite da persone con idee, obiettivi ed orientamenti simili. Una rivoluzione ancora sottovoce, in una lotta molto dura ma inesorabile che, come dimostrato dalla “primavera araba”, può essere l’arma democratica decisiva fra le mani di quei popoli che non vogliono più essere schiavizzati a loro insaputa.

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