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Mercoledi 12 Dicembre 2018
MacroambienteFonti interne e fonti esterne, punti d’origine dei Big Data

Fonti interne e fonti esterne, punti d'origine dei Big Data

Analizzare i dati è un'attività utile e benefica per le aziende. Ma da dove iniziare? Scopriamo quali sono le fonti dei tanto discussi Big Data.


A firma di: Laura Olivazzi Contributor
Fonti interne e fonti esterne, punti d'origine dei Big Data

Elaborare dati per sentirsi più vicini ai consumatori e soddisfarne le molteplici esigenze, è una delle prerogative delle aziende contemporanee. Tuttavia, al di là della quantità di dati da analizzare, è utile individuarne la provenienza, partendo dalle fonti. L’indagine sui Big Data condotta da ZeroUno e NetConsulting, una WebSurvey di ampio respiro, fornisce informazioni decisamente interessanti.

Il 56% delle aziende intervistate rivela di avere circa cinque fonti dati critiche accertate per svolgere le attività aziendali, percentuale che aumenta quasi di 10 punti per le medie e grandi imprese, attestate al 66% e al 63%. Le piccole imprese, invece, talvolta contano addirittura su una sola fonte dati, come avviene nell’8,0% dei casi, percentuale totalmente assente nelle medie imprese.

Stilare un mero elenco di percentuali offre una visione alquanto riduttiva della questione relativa alle fonti dati, il cui punto di criticità risiede nella loro moltitudine. Esistono infatti numerosi punti d’origine dai quali attingere dati utili, e una prima distinzione può essere operata enucleando due macrogruppi, costituiti rispettivamente da fonti interne e fonti esterne.

Alle fonti interne appartengono i dati di vendita e le profilazioni dei clienti che, nella loro estrema varietà e mutevolezza, rappresentano elementi di forte interesse. A questi seguono poi i dati amministrativi, i dati finanziari, i dati di ricerca del proprio settore, i dati di produzione, di applicazione delle infrastrutture ed applicazioni ITC. Su quest’ultimo punto si rivelano alcune difficoltà: molte aziende, sia grandi che piccole, per la carenza di materiali non riescono a far fronte a questo tipo di dati che si attestano al penultimo posto della classifica con un totale del 22%. Le medie imprese sembrano invece riuscire a far fronte all’emergenza.

Per quanto riguarda le fonti esterne, queste si riferiscono principalmente alle analisi di mercato e finanziarie, che registrano una percentuale pari al 62% totale, con un 70% decisamente sopra la media per le piccole imprese. Di seguito troviamo i Social Network, un bacino d’informazioni assai composito nel quale sono ancora le piccole imprese a far da padrone con il 64%, Norme, leggi e circolari al 41%, per concludere con dati contrattuali, database di valutazione dei rischi di credito e dati fiscali.

Abbiamo ricordato che il quadro delle fonti è destinato a mutare in fretta, ne è consapevole anche il 61% delle aziende sottoposte all’intervista, mentre la metà ritiene che le fonti resteranno pressochè le stesse. Una minima parte, invece, pensa che diminuiranno.

 

 

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