Martedi 19 Giugno 2018
MacroambienteLe foto condivise sui social rendono felici?

Le foto condivise sui social rendono felici?

Scattare foto e condividerle sui social migliora la qualità della vita e dell’esperienza vissuta:uno studio lo rivela contro ogni aspettativa


Giuliana Maria Volpe

A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing

Le foto condivise sui social rendono felici?

In passato la vera essenza delle foto era semplicemente quella di imprimere sulla carta, rendendolo indelebile, un momento vissuto, un’attività compiuta, un’esperienza provata. Ora, nell’era di internet e dei social, lo scopo ultimo degli infiniti scatti realizzati risulta essere quello di condividere i momenti immortalati con gli altri – conoscenti e non – su tutte le piattaforme virtuali.

Una delle ragioni più profonde per cui si è diffusa a questi livelli la condivisione di foto e selfie sui social, risiede nei – coesistenti ma opposti – bisogni umani di affiliazione e di egocentrismo. Difatti, sebbene il bisogno di affiliazione porti l’uomo a ricercare conforto e supporto negli altri condividendo con loro di tutto, dalle ansie e dai problemi esistenziali alle gioie di momenti goffi e divertenti, il bisogno, o meglio, la tendenza umana all’egocentrismo, invece, spinge l’uomo a ritrarsi in ogni momento, bello o brutto che sia, purché si è protagonisti del momento. Questo, in effetti, soddisfa l’ego umano in quanto gli permette di  ricercare l’attenzione e l’ammirazione di tutti, mostrandosi semplicemente nella quotidianità.

E recentemente, dato il gran (giusto per usare un eufemismo!) numero di foto scattate e condivise, ci si è chiesti se per l’uomo di oggi questi comportamenti possano o meno avere degli effetti sull’umore e, magari, anche amplificare ciò che ha vissuto. Ed è proprio questa riflessione, il cuore di uno studio condotto dalla Professoressa Kristin Diehl. Ebbene, lo studio da lei condotto, rivela che gli scatti realizzati con i propri smartphone rendono felice chi li scatta. Sembrerebbe paradossale credere che scattare una semplice foto, possa rallegrare e ancor di più, permettere di godere in modo più pieno e completo quanto si vive, ma è proprio quanto lo studio riporta (contrariamente a quegli studi che invece mettono in evidenza le problematiche legate alla condivisione compulsiva di scatti fotografici, con conseguenze negative sulla memoria e sul cervello).

Lo studio: Come fare foto aumenta il coinvolgimento delle esperienze.

Un gruppo di ricercatori interessati a scoprire l’effetto che le foto possono avere sull’umore e sul coinvolgimento in ciò che si fa, hanno realizzato ben 9 esperimenti – 3 condotti sul campo, e 6 in laboratorio – in cui hanno confrontato i dati ottenuti dal gruppo sperimentale e quello di controllo. Ebbene i risultati, resi noti dal Journal of Personality and Social Psychology e ripresi da Time, mostrano che: rendere infinito e indelebile un momento specifico della vita fotografandolo acuisce la gioia di chi lo sta vivendo, grazie ad una valorizzazione di quel momento che contrasta, a dispetto della comune credenza, la sua minimizzazione e relegazione in uno schermo piatto.

Specificatamente, “lo studio ha rivelato che, mentre scattano una foto, le persone guardano al mondo con occhi diversi, perché cercano qualcosa da conservare”, spiega Kristin Diehl – Professore associato di marketing presso la University of Southern California Marshall school of business – “Sono più concentrate e tendono a essere più appagate”.

Precisamente, i risultati delle sperimentazioni sul campo, mostrano che:

  • in viaggio turistico: chi scattava foto alle varie attrazioni si divertiva più di chi non poteva farlo;
  • al museo: i partecipanti riferivano la sensazione di maggiore godimento della mostra grazie alla possibilità di fare qualche scatto a differenza di coloro ai quali fu proibito di fotografare;
  • a cena: persino mentre si mangia fare foto stimola l’appetito, difatti, chi veniva incoraggiato a scattare almeno tre foto durante il pranzoera più coinvolto dal pasto rispetto a coloro a cui non veniva detto di scattarle.

Una precisazione però è doverosa:  non è l’atto di scattare una foto a rendere felici chi le scatta, ma è la semplice scelta di ciò che vale la pena ritrarre a coinvolgere maggiormente l’uomo, come testimoniano le stesse parole di Diehl: “è quando decidi attivamente quello che vuoi fotografare che ti senti più coinvolto”. Il passo successivo – la condivisione sui social – ovviamente, richiede  le capacità cognitive di scelta e di decisione  dell’uomo che, nel momento in cui vuole condividere quanto vive, deve saper scegliere ciò che è più significativo, diventando non solo il protagonista, ma anche il PR della propria vita.

In conclusione, riprendendo la riflessione che ha ispirato e guidato l’intero studio, risulta evidente un effetto positivo delle foto, non solo sull’umore di chi le scatta, ma anche sulla qualità delle esperienze che si vivono. Quindi ben vengano le foto significative che sigillino i momenti più importanti della propria vita, attenzione però a non diventarne dipendenti e succubi, perché come si sa il troppo è controproducente, e l’effetto positivo potrebbe tramutarsi in qualcosa di negativo, o peggio ancora, di dannoso.

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