MacroambienteSecondo EF, nove studenti su dieci che si sono concessi un anno di pausa all’estero troverebbero più facilmente lavoro

Secondo EF, nove studenti su dieci che si sono concessi un anno di pausa all'estero troverebbero più facilmente lavoro

Secondo EF Education First, il gap year funziona nel rendere più consapevoli delle proprie capacità e per trovare lavoro più velocemente.

Che sia per imparare la lingua o scoprire nuove culture, il gap year rende consapevoli della proprie inclinazioni e permette di fare scelte universitarie migliori che si riflettono sulla carriera: i dati di EF Education First

Non è mai troppo presto per cominciare a pensare alla propria carriera e a come potersi inserire nel mondo del lavoro velocemente, con buoni risultati e secondo path quanto più su misura e personalizzati possibili. Il gap year funziona in questo senso e concedersi il famoso “anno sabbatico” prima di scegliere la facoltà e l’indirizzo di studi da frequentare o un anno di pausa anche quando si sta già seguendo un percorso universitario aiuterebbe a trovare più velocemente lavoro, almeno stando a delle ricerche condotte da EF Education First, realtà con anni di esperienza nella formazione internazionale.

Il gap year funziona per almeno nove studenti su dieci: ecco perché

Secondo delle analisi condotte su un campione di studenti che hanno vissuto un periodo all’estero viaggiando, approfondendo la conoscenza della lingua, familiarizzando con nuove culture o svolgendo lavori temporanei, nove volte su dieci il periodo trascorso all’estero ha facilitato l’ingresso nel mondo del lavoro o, almeno, di questo si dicono convinti gli intervistati.

Il motivo è presto spiegato: il gap year funziona nel rendere i ragazzi più sicuri di sé (così si sentirebbe dopo aver vissuto all’estero il 96% del campione EF Education First) e nel permettere loro di affrontare il proprio percorso accademico in modo più consapevole e maturo (vero per il 66% degli intervistati). «Durante questo periodo [i ragazzi] hanno infatti modo di valutare o riaffermare le proprie scelte, arrivando così con nuove e più forti motivazioni agli studi universitari o all’inserimento nel mondo del lavoro. Si tratta di un’occasione unica, non solo per esplorare un diverso paese, ma soprattutto per conoscere meglio se stessi e, grazie al confronto con culture e lingue diverse, diventare cittadini del mondo» ha commentato Natalia Anguas, amministratore delegato di EF Italia.

In un mercato del lavoro con dinamiche sempre più complesse e in cui le carriere hanno orizzonti sempre più internazionali ciò non può che essere un punto a vantaggio del (futuro) lavoratore. Lo studio continua, non a caso, sottolineando che gli studenti che hanno vissuto un periodo di studio o di lavoro all’estero si sentono maggiormente parte di una comunità globale conoscendo, come fanno, più approfonditamente non solo altre lingue ma anche altre culture.

Più consapevolezza delle proprie inclinazioni, maggiori motivazioni, migliore gestione dei soldi: cosa si impara da un anno di pausa all’estero

Aver messo veramente alla prova le proprie abilità e le proprie predisposizioni scegliendo di vivere all’estero e lontani dai propri punti di riferimento aiuterebbe a scegliere carriere – universitarie prima e lavorative poi – più consone alla propria persona, secondo EF Education First.

Ciò ha il vantaggio di accrescere la propria motivazione nell’affrontare il percorso accademico, preludio necessario a dei buoni risultati universitari e a un migliore e più veloce inserimento nel mercato del lavoro.

Non a caso il gap year renderebbe gli studenti più soddisfatti del post laurea: l’85% di chi si è concesso una “pausa” all’estero per imparare meglio la lingua o familiarizzare con nuove culture e vivere nuove esperienze si dice contento del proprio post laurea, percentuale maggiore rispetto a quella di chi ha vissuto pattern di studi più lineari.

Infine, chi ha vissuto all’estero e ha dovuto fare i conti prima con una gestione ottimale delle proprie risorse economiche sostiene di avere anche un migliore rapporto con il denaro (sarebbe così per almeno sette studenti su dieci di quelli intervistati) e ciò non può non incidere, una volta cominciato a lavorare, con la propria soddisfazione nei confronti di stipendio e altri aspetti retributivi.

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