Sabato 23 Giugno 2018
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Gattini sul web: come (e perché) nasce un fenomeno social

Da anni spopolano i gattini sul web: che siano meme, espressioni di protesta o veri e propri influencer da cosa dipende tanta popolarità?


Redazione

A cura di: Redazione Autore Inside Marketing

Gattini sul web: come (e perché) nasce un fenomeno social

«Non avrei mai immaginato che ci fossero così tanti gattini sul web». Così sembra aver risposto Tim Berners-Lee a chi, venticinque anni dopo la nascita della Rete, gli ha chiesto per cosa non si sarebbe mai aspettato venisse utilizzata la sua creatura. Nel tempo, infatti, i cuccioli di felino sembrano essere diventati tra i topic più amati dagli internauti. Tanto da essere ovunque: nei video su YouTube, negli archivi di GIF, sulle bacheche social, usati come forma sui generis di protesta, più amati addirittura dei selfie dal momento che, secondo una ricerca, solo gli utenti inglesi condividerebbero oltre 3.8 milioni di immagini e video di gatti al giorno contro 1.4 milioni di autoscatti  (i dati sono riferiti al 2014, ndr).

gattini sul web primo gatto in ASCII

Quello che è considerato in assoluto il primo gatto pubblicato sul web è un’immagine in ASCII pubblicata su un noto textboard giapponese.

Com’è successo, però, che i gatti diventassero «il mattone essenziale di Internet» come ha addirittura scritto il New York Times? Chi ha provato a ricostruire il successo dei gatti sul web ha notato che la prima, antesignana, star felina della Rete fu un gatto disegnato in ASCII e pubblicato su 2channel (il famoso textboard giapponese, ndr). Nel 2005, poi, uno dei co-fondatori di YouTube caricò sulla piattaforma “Pyjamas playing with a rope”, un video del suo gatto che sembrò inaugurare un vero e proprio genere, tanto che solo un anno dopo un altro video di “Puppy vs Cat” divenne virale e fu visto da allora oltre 16milioni di volte.

Dieci anni dopo, nel 2015, secondo la CNN c’erano in giro per il web oltre sei miliardi di immagini di gatti, di cui 2 milioni solo su YouTube, e quelle che riguardavano i gatti erano tra le stringhe di ricerca più popolari. Diversi studi, così, hanno provato a spiegare il successo dei gattini sul web.

I GATTI E IL FATTORE TENEREZZA: PERCHÉ NON POSSIAMO RESISTERE AI CUCCIOLI

Il “fattore tenerezza” è uno degli elementi che spesso rende le immagini di gatti (e specialmente dei cuccioli) particolarmente amate e condivisibili. Quali sono, però, le caratteristiche che rendono qualcosa (o qualcuno) “tenero“? Secondo la sociologa Sharon Kinsella, l’aggettivo ‘cute rimanda a qualcosa di «infantile, che celebra la dolcezza, che è adorabile, innocente, semplice, genuino, debole»Si tratta dunque di qualcosa di delicato, indifeso e fragile, qualcosa da proteggere.

Konrad Lorenz, invece, ha studiato i cosiddetti “segnali infantili” (“baby schema”), vale a dire un insieme di tratti tipici della fase infantile e dello sviluppo di un individuo come occhi grandi e tondi, naso e bocca piccoli, volto tondo, arti corti e corpo paffuto. Queste caratteristiche morfologiche tendono a essere percepite come adorabili e, secondo l’etologo austriaco, tendono a motivare comportamenti di cura e di protezione. Lorenz ricollega queste azioni a una funzione evolutiva che avrebbe, come fine ultimo, quello di garantire la sopravvivenza della specie attraverso la protezione della prole. Secondo questa logica, nel caso degli esseri umani i tratti presenti nei gattini o in altri cuccioli vengono interpretati allo stesso modo di quelli dei bambini, interpretazione condizionata da un istinto naturale di protezione verso i più piccoli (sia nel caso di individui con figli che di individui senza figli).

La risposta emotiva degli individui al viso dei bambini o dei cuccioli è riconducibile, in particolare, al funzionamento del sistema dopaminergico: si tratta di una reazione che può essere attivata anche in presenza di oggetti inanimati che riproducono alcune delle caratteristiche tipiche dei segnali infantili sopracitati.

Di conseguenza, l’aumento del coinvolgimento emotivo in risposta a questi tratti può comportare un aumento della memorizzazione e dell’attenzione dell’individuo verso lo stimolo in questione.

I GATTI SUL WEB: TRA BUONUMORE E PROCRASTINAZIONE

In un sondaggio pubblicato su “Computers in Human Behavior, Jessica Gall Myrick ha chiesto sul web a 6795 utenti di dichiarare come si sentivano prima e dopo aver visto dei video di gatti.

È opportuno notare, comunque, che lo studio in questione risulta debole per quanto riguarda il campione selezionato, perché nonostante sia abbastanza ampio non è molto rappresentativo della naturale distribuzione della popolazione, considerando che l’88% dei partecipanti era costituito da donne. Questo può aver condizionato in parte i risultati. In ogni caso, non va trascurato il contributo fornito dall’autrice sulla comprensione dei potenziali effetti di questi video sugli utenti: i risultati, infatti, hanno evidenziato come i contenuti relativi ai gatti possano contribuire a migliorare l’umore degli utenti.

Risultati del sondaggio condotto da Jessica Gall Myrick (2015) Fonte: Business Insider

L’aumento del benessere emotivo come conseguenza della visualizzazione di video di gatti potrebbe essere ricondotto agli studi sugli effetti dell’interazione uomo-animale e, in particolare, della pet therapy o zooterapia, utilizzata per migliorare lo stato di salute di alcuni pazienti mediante appunto una terapia con animali (si pensi, per esempio, agli studi sull’impatto della presenza di cani in case di riposo). La letteratura esistente dimostra gli effetti positivi di questa terapia sul benessere psicologico degli individui, in particolare per quel che riguarda la riduzione della paura e dell’ansia, la facilitazione dell’apprendimento nei bambini e la cura della depressione.

A questo proposito, studi condotti dal Waltham Center for Pet Nutrition, organizzazione di ricerca nell’ambito dell’alimentazione e del benessere animale, hanno messo in evidenza i benefici di aver un gatto in casa, in particolare per quanto riguarda la crescita dei bambini e l’aumento del benessere fisico e mentale degli adulti ma anche e soprattutto degli anziani.

Proprio sulla base dei dati rilasciati dal centro di ricerca del gruppo Mars, il marchio di cibo per gatti Sheba ha deciso di lanciare una campagna sui canali social per ringraziare i piccoli amici felini. La campagna #GrazieGatto, coordinata da Fuse, è stata rilasciata in occasione della festa del gatto, il 17 novembre 2018, e conterà sulla partecipazione dei consumatori a una serie di iniziative che mirano a promuovere l’importante ruolo dei gatti all’interno della società.

 

È possibile, allora, considerare i video dei gattini sul web una sorta di terapia con animali in versione digitale? Considerando gli effetti di questa terapia e gli studi secondo cui i fruitori di contenuti sui media reagiscono a questi come se avvenissero nella vita reale, Jessica Gall Myrick propone un interessante spunto di riflessione: la visualizzazione di video di gatti potrebbe avere «risultati simili a quelli emersi dagli studi relativi alla pet therapy, nonostante forse con un impatto minore, considerando la mancanza dell’interazione fisica con i gattini sul web».

Per quanto riguarda invece la procrastinazione e l’eventuale fruizione di questi video per rimandare alcuni compiti o il proprio lavoro, qualcuno è già stato colto “con le mani nel sacco”. Si tratta di un programmatore degli Stati Uniti – che la CNN chiama Bob –, il quale aveva iniziato un’attività di outsourcing che gli consentiva di trasferire l’esecuzione del suo lavoro in un’azienda di programmazione in Cina, mentre lui durante l’orario di lavoro guardava video di gattini sul web. È stato scoperto quando l’azienda in cui lavorava ha iniziato a investigare sugli accessi ai computer aziendali dalla Cina.

Tuttavia, c’è chi sostiene che guardare video di animali non sia necessariamente sinonimo di procrastinazione. La ricerca di Hiroshi Nittono e collaboratori, per esempio, ha messo in evidenza come guardare immagini percepite come “tenere” «non solo ci renda felici, ma influisca anche sul nostro comportamento. Lo studio rivela che osservare immagini di cose tenere migliora la propria performance in compiti realizzati successivamente e che richiedono attenzione», probabilmente perché queste riescono ad aumentare la focalizzazione sugli stimoli presentati.

Un meme (di gatto) ci seppellirà: ovvero se i gattini sul web diventano espressione di protesta

Un esempio di lolcat.

Di certo c’è che forse nessuno si aspettava che i gattini sul web potessero trasformarsi addirittura in espressioni di protesta. C’è un genere di immagini di gatti, in particolare, che sembra essere parecchio amato dagli internauti: i lolcat. Come suggerisce lo stesso termine (contrazione dell’acronimo LOL, cioè ridere a crepapelle, e cat, ovvero gatto, ndr), si tratta di immagini divertenti di gatti spesso associate, secondo le regole di un meme perfetto, a giochi di parole, citazioni famose rivisitate, battute al vetriolo. Se c’è un dettaglio curioso è che qualcosa di simile ai lolcat esisteva ben prima della nascita della Rete: negli ultimi decenni dell’Ottocento, infatti, alcuni fotografi cominciarono a far circolare cartoline che ritraevano gatti in pose delle più strane e divertenti, cartoline che in qualche caso riportavano anche frasi simpatiche o battute di spirito.

gattini sul web lolcats ottocento

Prima dei lolcat sul web circolavano cartoline con foto di gatti in pose delle più strane e accompagnate da frasi divertenti.

Dalle loro antenate analogiche, insomma, i lolcat hanno ereditato certe espressioni ilari, irriverenti quasi, che li hanno resi in molti casi lo strumento ideale per affrontare e mettere a tacere anche la più insistente polemica sul web. È quello che è successo, per esempio, quando decine di migliaia di gattini furono pubblicate sulla bacheca Facebook di Matteo Salvini per smorzare i toni delle polemiche contro l’immigrazione: era il 2015 e, mentre il leader leghista prometteva di usare le ruspe contro chi sbarcava in Italia, un movimento che si disse apolitico e apartitico e che prometteva di «gattizzare» qualsiasi altro politico si fosse dato all’hate speech e a proclami intolleranti rispose riportando sulla timeline del politico in po’ di «pucciosità» e tenerezza. Nello stesso anno fu addirittura la Polizia belga a chiedere aiuto ai lolcat quando, dopo gli attentati terroristici che avevano colpito la città, era essenziale evitare che sui social si diffondessero informazioni che avrebbero potuto far disperdere i sospettati.

Dai social network per gatti ai gatti influencer: tutte le curiosità del web felino

Se si parla di curiosità e stranezze per quanto riguarda i gattini sul web, comunque, non si può non tenere conto che il social petworking – qualcuno lo ha definito così – è ormai tutt’altro che un fenomeno di nicchia. Di cosa si tratta? Certamente dei diversi social network (da BePuppy al russo DruzhOK, ndr) per animali di cui si sente parlare sempre più spesso e che, in realtà, sono per lo più piattaforme dedicate ai loro padroni dove condividere foto dei propri cuccioli, cercare pet sitter, strutture che accolgono cani e gatti o altri servizi pensati ad hoc o persino trovare il partner per una cucciolata. C’è un altro lato, però, nella medaglia del social petworking. Secondo la già citata ricerca inglese, circa 350mila proprietari di gatti avevano già creato nel 2015 un profilo sui tradizionali social network ai loro felini da compagnia: erano per lo più giovani tra i 18 e i 34 anni, utilizzavano per lo scopo soprattutto Instagram e Snapchat condividendo oltre 200 post nel corso dell’anno e lo facevano nella maggior parte dei casi perché credevano che i loro gatti avessero da raccontare qualcosa di più interessante di loro o perché speravano di trasformarli in vere e proprie star del web, forse non del tutto a torto. Da anni, infatti, Forbes stila una classifica dei Top Pet Influencer: nel 2017 tra i dieci cuccioli più influenti del web – assieme avrebbero una total reach di oltre 68 milioni – ci sarebbero ben quattro gatti.

gattini sul web top influencer forbes

Fonte: Forbes

Il titolo di animale domestico più influente in assoluto va a Grumpy Cat. Dal 2012, quando ancora cucciolo comparve in una foto su Reddit che in molti insinuarono essere photoshoppata, il gatto dall’espressione seria e crucciata è diventato il più visto e il più conosciuto tra i gattini sul web: ha una pagina Facebook da oltre 8.7 milioni di like e un canale YouTube con più di 250mila iscritti (a febbraio 2018, ndr), un merchandising ufficiale per cui vengono spesi ogni anno svariati milioni di dollari e ormai dal 2013 è diventato testimonial addirittura di un brand di pet food come Friskies. In barba, insomma, a chi crede che il business dei gattini sul web non possa essere reale.

gattini sul web grumpy cat

Grumpy Cat non è solo uno dei gatti più famosi del web, secondo Forbes è il più importante pet influencer.

 

Fonte: Daily Mail

I GATTI E LA TENEREZZA AL SERVIZIO DEL MARKETING

Ritornando al fattore tenerezza, comunque, è possibile affermare che è diventato un elemento strategico del design tecnologico e del marketing di oggi, spesso divenendo anche l’elemento chiave del successo di molti prodotti. Aaron Marcus, Masaaki Kurosu, Xiaojuan Ma, Ayako Hashizume hanno approfondito l’argomento in un testo sulla creazione di servizi e di prodotti adorabili“, appunto, grazie al “design della tenerezza” (cuteness design e cuteness engineering).

Fonte: HelloKittyWines.swvino.com

Uno dei più noti esempi riguarda la celebre gattina Hello Kitty e le partnership sviluppate dal marchio Sanrio per la creazione di innumerevoli prodotti con la faccia o a forma del personaggio. Nel 2000 la gattina bianca era diventata quasi onnipresente: dai cellulari alle bottiglie di vino, fino alla “versione Hello Kitty” della Smart Fortwo, come conseguenza della partnership tra Sanrio e Smart USA.

Il potere della tenerezza è stato poi sfruttato nei contesti più improbabili, come per esempio per aiutare Tokyo a ottenere il diritto a ospitare l’Expo 2025.

Fonte: Pinterest

All’interno di un tweet, il ministro degli Esteri Taro Kono ha nominato Hello Kitty e Pikachu, entrambi noti per i loro tratti teneri e infantili, ambasciatori culturali del Giappone.

Negli ultimi anni, inoltre, il fattore cuteness è stato utilizzato molto nel design automobilistico. Si pensi, per esempio, a modelli come quello della Mini Cooper o del Maggiolino Volkswagen con fari grandi e tondi (come degli occhi) che spesso vengono antropomorfizzati ancor di più dai proprietari.

La creazione di spot pubblicitari con animali (spesso cuccioli), poi, è una pratica particolarmente diffusa, molto apprezzata dal pubblico e spesso oggetto di condivisione da parte degli utenti in rete. La partecipazione degli amici a quattro zampe nelle campagne pubblicitarie è di solito presa in considerazione da brand che producono cibo per cani o gatti. Ne è un esempio lo spot del marchio Whiskas che sfrutta proprio l’effetto tenerezza dei cuccioli.

I gatti, come accennato in precedenza, però, vengono utilizzati anche in contesti per nulla scontati: è il caso di Toyota che ha scelto di giocare con la viralità dei video di gattini sul web creando uno spot che non vuole essere «un altro di quei video di gatti» che servono solo a «perdere tempo», come spiega la protagonista. Attraverso un simpatico e ironico video viene invece presentato da una ragazza insieme al suo gatto un nuovo modello di automobile del marchio.

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