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Giornali su Telegram: i numeri e le best practice italiane

Anche in Italia ci sono sempre più giornali su Telegram, con canali e bot aperti appositamente. Un po’ di numeri e qualche best practice.

Giornali su Telegram: i numeri e le best practice italiane

Raggiungere i propri lettori là dove sono presenti: è questa la sfida degli editori in tempi di connessioni e utenti sempre più mobile. E se spazi owned come i profili social non bastano più, è aumentato nel tempo il numero di giornali su Telegram, ossia è aumentato il numero di redazioni che si sono affidate a chatbot, canali e altre feature speciali dell’app di messaggistica istantanea per conquistare una fetta di pubblico parzialmente diverso dal proprio core, da chi consuma news prevalentemente sui social o da chi visita direttamente la home page.

Perché i giornali scelgono la messaggistica istantanea…

Messaging is the new medium, scrivevano in occasione del lancio del newsbot di Forbes su Telegram. Parafrasando il mantra mcluhaniano de “Il medium è il messaggio” è facile riconoscere l’importanza che ha assunto nel tempo l’instant messaging. Incrociando i dati di utilizzo di piattaforme come Messenger, WhatsApp, WeChat si raggiungono, infatti, oltre i due miliardi di utenti, cifra raggiunta di recente (nel giugno 2017, ndr) solo da Facebook. Se a questo si aggiunge che messaggiare è una delle attività che occupa buona parte del tempo passato online, si capisce perché dopo il gaming anche l’informazione punta alla messaggistica istantanea.

Fonte: GlobalWebIndex

…e perché Telegram?

A favorire l’arrivo dei giornali su Telegram? Il fatto che l’app sia supportata dalla maggior parte dei sistemi operativi, per esempio, e che permetta di settare impostazioni di privacy e di sincronizzazione in cloud su device diversi che rappresentano sicuri vantaggi di Telegram rispetto a WhatsApp e alle altre app simili. Soprattutto, però, Telegram permette di creare channel tematici, facilmente raggiungibili tramite l’apposita funzione di ricerca o l’URL personalizzato e a cui chiunque può iscriversi per restare aggiornato su news e argomenti d’interesse. Aspetto tutt’altro che irrilevante, però, è anche il fatto che sta guadagnando utenti al ritmo di 360mila nuovi iscritti al giorno (a febbraio 2016, quando erano passati poco più di due anni dal lancio, gli utenti attivi risultavano già cento milioni, ndr).

Cosa fanno i giornali su Telegram? Alcune best practice internazionali

I canali su Telegram, insomma, permettono ai soggetti editoriali di integrare completamente le logiche dell’informazione nel texting. Ben più della semplice possibilità di fornire link e aggiornamenti direttamente all’interno dell’app, dai giornali su Telegram ci si aspetta, quindi, un’informazione sempre più mobile native. Ad esempio? Con notifiche push sulla base dei propri interessi o delle news consultate in precedenza oppure con sessioni che possono durare anche pochi minuti e, perché no, con notizie selezionate e scomposte nello spazio di un messaggio di testo con cui interagire, come si farebbe in qualsiasi altra normale conversazione, chiedendo ulteriori dettagli, per esempio, o passando velocemente ad argomenti di maggiore interesse. In altre parole, un’esperienza di lettura completamente nuova.

Il modello ideale potrebbe essere Quartz: l’app dell’omonima testata economica di “The Atlantic” è stata la prima a offrire contenuti sviluppati appositamente per smartphone. La sua pecca però? È a detta di molti il costringere, di fatto, gli utenti a scaricare utilizzare un’ulteriore applicazione, in un contesto, quello del mercato delle app, che vede progressivamente ridursi il numero di applicazioni scaricate e che premia invece la stickiness di poche essenziali app. Per questo «sarebbe meglio creare coinvolgimento di piattaforme che hanno già decine o centinaia di milioni di utenti», scrivono ancora da Forbes. Proprio il loro newsbot rappresenta, in questo senso, una delle best practice sulle possibili attività dei giornali su Telegram. Ogni giorno vengono selezionate due delle migliori storie e condivise con chi ha fatto la sottoscrizione; l’utente può scegliere però anche le diverse sezioni da seguire (tech, business, borsa, ecc.) e può persino cercare, tramite messaggio da inviare al bot, le notizie che più gli interessano.

Sfruttando una delle feature più originali di Telegram, le chat segrete, cioè chat che usano standard di criptografia molto alti, Forbes ha provato poi a ritagliarsi una fetta di mercato anche in paesi come la Russia, l’Indonesia o il Medio Oriente dove insistono condizioni democratiche e di libertà del pensiero molto precarie. È quello che aveva già fatto la BBC: vietata in Iran, aveva aperto un canale Telegram dedicato al mondo persiano per riuscire ad arrivare anche in quel mercato, raccogliendo a pochi giorni dall’apertura oltre 100mila iscritti.

I giornali italiani su Telegram: qualche spunto di riflessione

Che dire, invece, delle esperienze italiane dei giornali su Telegram? Per lungo tempo quelle più interessanti sono state quelle di Wired e Vice News, gli unici a sfruttare l’app in tutte le sue potenzialità – compresi video, gif ed emojii – e con un’impostazione dialogica ed informale finalizzata all’engagement dei lettori. Al di à dei numeri – i due canali che, come si è detto, sono i più popolari su Telegram, avevano a settembre 2017 rispettivamente circa 1800 e 500 iscritti – c’è chi ha provato a fare un’analisi delle strategie delle testate italiane su Telegram.

Giulio Michelon, CEO di Belka Digital Lab, su Medium ha provato per esempio a mettere a confronto la comunicazione di Vice Italia e la Repubblica su Telegram. La strategia delle due testate sembra completamente diversa: la Repubblica ha usato il canale Telegram per la semplice condivisione delle notizie di giornata, creando una sorta di bollettino delle principali news; Vice invece ha cambiato linea diverse volte, provando a passare da una semplice condivisione di link a un vero e proprio storytelling delle notizie: i link così sono quasi completamente scomparsi, anche in considerazione del fatto che una delle principali difficoltà incontrate dai giornali su Telegram è stata proprio quella di convertire le visualizzazioni sull’app in click ai link: la percentuale sarebbe del 3%.

Tra le altre testate italiane che hanno aperto canali su Telegram, comunque, ci sono anche Libero, Il Quotidiano Piemontese, Il Gazzettino di Treviso, la sezione tecnologia de La Stampa e quella friulana dell’Ansa. Sono esperienze tutte simili tra loro – nei risultati almeno – e che, però, hanno una morale non trascurabile. Se i tassi di apertura dei link sono così bassi con ogni probabilità è perché gli utenti non amano le notifiche push e tendono a silenziare i canali, per poi eventualmente consultarli al bisogno. Una buona idea sarebbe, allora, non esagerare col numero di messaggi lanciati dal proprio canale Telegram.

Se trovare il tone of voice più adatto per il canale, poi, è qualcosa che i giornali hanno dovuto imparare già per “stare” (e bene) negli altri ambienti digitali, è un aspetto essenziale anche per quanto riguarda Telegram. Soprattutto, però, guai a limitarsi a una semplice riproposizione degli stessi contenuti sull’ennesimo canale: gli utenti si aspettano dai giornali su Telegram notizie confezionate ad hoc, non notizie che possono trovare da qualsiasi altra parte.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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