Martedì 20 Ottobre 2020
MacroambienteGiovani e coronavirus: così la pandemia ha già cambiato consumi e abitudini

Giovani e coronavirus: così la pandemia ha già cambiato consumi e abitudini

Giovani e coronavirus sono al centro di due importanti ricerche: come vivono la pandemia e come trascorrono le giornate?


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
Giovani e coronavirus: così la pandemia ha già cambiato consumi e abitudini

Li immaginiamo impegnati con lezioni a distanza durante la mattina, a giocare a partite di Risiko virtuali con gli amici durante le pause, attaccati a un’app – come ne sono nate tante in questi giorni – per gli aperitivi in remoto subito prima di cena, ma come i giovani stanno vivendo l’epidemia di COVID-19 davvero? È quello che si sono chiesti rispettivamente il Next Gen Lab di Cimiciurri e l’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV in due ricerche dedicate in una ricerca dedicata a giovani e coronavirus.

Preoccupati, sì, ma anche ottimisti per la ripresa: cosa dicono i dati su giovani e coronavirus

La prima, macroscopica, risposta sembrerebbe essere: con tanta preoccupazione quanto basta. Oltre il 60% del campione Cimiciurri (giovani tra il 14 e i 30 anni, provenienti da tutta Italia) si è detto, infatti, «mediamente» o «abbastanza» preoccupato della situazione che stiamo vivendo. Le ragazze sarebbero più preoccupate dei propri coetanei maschi, così come i più grandi, gli over 25, sembrerebbero più preoccupati, forse perché anche più consapevoli del rischio di contagio e degli effetti ad ampio spettro che potrà avere questa crisi sanitaria, della parte più giovane del campione (tra gli under 25 appena l’11% si è detto «molto preoccupato» per il coronavirus, mentre tra gli over 25 questa percentuale sale ad almeno il 25%). Se si scende più nel dettaglio di paure e preoccupazioni dei più giovani, come ha fatto MTV, ci si accorge del resto di come queste siano varie e stratificate: gli under 30 temono per la situazione economica dell’Italia (è questa la principale preoccupazione dell’86 degli intervistati), per la tenuta del sistema sanitario (83%), per l’impatto psicologico che la pandemia e le misure restrittive a essa connessa avranno sulle persone (80%) ma anche, inevitabilmente, per la salute dei propri cari (75%).

Sono ancora soprattutto i giovanissimi della Gen Z, però, a essere positivi e ottimisti nel credere che gli italiani possano tornare alla normalità tra due mesi (ne è convinto il 62% degli under 25, contro il 47% degli over 25), mentre i millennials non credono che si potrà tornare alla vita di sempre prima di sei mesi (ne è convinto almeno il 53% del sottocampione Cimiciurri, contro il 38% di quello degli under 25). Senza distinzioni, invece, i più giovani sembrano fiduciosi del fatto che l’emergenza coronavirus, una volta finita, ci lascerà più attenzione per le emergenze sanitarie (ne è convinto il 56% degli intervistati da Cimiciurri) e maggiore propensione a investire nella sanità pubblica (secondo l’86% del campione MTV), un ricordo vivido di come ci si senta quando si è isolati (51%) e, quasi di conseguenza, un senso di unione e compattezza (36%), più solidarietà tra gli italiani, un maggiore senso di orgoglio nazionale (rispettivamente 63% e 67% ) e, più in generale, un approccio diverso al mondo (72%).

giovani e coronavirus aspettative postepidemia

Come gli under 30 italiani si aspettano il mondo appena usciti dalla pandemia di coronavirus. Fonte: Osservatorio Giovani e Futuro MTV

Tanto la preoccupazione quanto, all’opposto, ottimismo e fiducia chiedono, però, di fare i conti con le misure restrittive imposte da Governo e Regioni. La buona notizia è che, quando si guarda a giovani e coronavirus, sembra venir fuori una grande maturità e un forte senso di responsabilità: essi infatti non sono solo la fetta della popolazione italiana che più e meglio ha rispettato i diktat dei decreti susseguitisi dal 9 marzo 2020 (lo avrebbe fatto, secondo MTV, almeno l’86% degli under 30), ma meno di un giovanissimo su cinque, al di sotto dei 25 anni, li considera drastici o in qualche modo inappropriati (percentuale che cresce al 31% già tra la generazione immediatamente precedente dei Millennials) e, in generale, una larga fetta del campione è ligio e rigoroso nel rispettare misure precauzionali come l’autoisolamento in casa (l’avrebbe adottato l’89% dei rispondenti), il coprirsi naso e bocca durante gli starnuti (78%) e l’evitare qualsiasi forma di contatto fisico (68%).

Cosa manca di più ai giovani della vita di sempre e qual è la loro nuova routine

Rimane il fatto, però, che l’epidemia, il lockdown e la necessità di distanziamento sociale hanno già cambiato – e con ogni probabilità lo faranno ancora, nel lungo termine – abitudini e routine quotidiane dei giovanissimi. I più giovani non sembrano aver remore, così, ad ammettere che tra i vincoli imposti dalla quarantena quelli che pesano di più sono il divieto di spostamento che ha significato lo stop anche a viaggi, vacanze e gite fuori porta (lo metterebbe in cima alla classifica oltre il 58% del campione), la chiusura di bar, ristoranti e pub (oltre il 41%) e di scuole e università (circa il 38%, con una prevalenza, ovviamente, tra la Gen Z). Anche la chiusura di impianti sportivi e palestre ma, soprattutto, lo stop a campionati ed eventi sportivi sembra essere tra gli effetti ad ampio raggio della pandemia di coronavirus più insopportabili per gli italiani (li hanno messi in cima alla classifica, rispettivamente il 29,6% e il 20% del campione, nel secondo caso con una prevalenza di under 25 uomini).

Come impegnano, insomma, il tanto tempo libero che si ritrovano a disposizione i più giovani? Con maratone di film e serie TV innanzitutto – sarebbe il passatempo preferito del 70% di 14-30enni durante questa quarantena – ma anche con tanto tempo trascorso sui social e, ex aequo, studiando.

La didattica a distanza e lo smart working ai tempi del coronavirus

Tra lezioni su Zoom e sessioni di laurea a distanza, adolescenti e postadolescenti italiani si sono rivelati imprevedibilmente preoccupati delle proprie carriere scolastiche e universitarie, soprattutto con il passare delle settimane e quando il rinvio delle sessioni, lo spostamento degli esami, la possibilità di perdere l’anno «sono diventati un vero e proprio incubo», commentano da Cimiciurri. Come ha risposto il sistema scuola? Secondo l’Osservatorio di MTV, il 94% degli studenti starebbe sfruttando i vantaggi offerti dall’eLearning e seguendo classi e lezioni online, nella maggior parte dei casi (il 65%) con soddisfazione, ma senza che questo significhi che lezioni face-to-face e relazioni dirette con compagni e insegnanti siano diventate di colpo rinunciabili (non lo sono per almeno 8 giovani su 10).

giovani e coronavirus rapporto con la scuola

Parte delle preoccupazioni dei più giovani riguardano, in questo periodo, scuola e formazione. Fonte: Osservatorio Giovani e Futuro MTV

Per molti giovani italiani, appena o da poco entrati nel mondo del lavoro, la pandemia ha significato anche un cimentarsi con lo smart working : il 38% degli under 30 italiani starebbe continuando infatti a lavorare da casa e sfruttando gli strumenti del lavoro agile, nella maggior parte dei casi (secondo l’83% del campione MTV) con soddisfazione soprattutto per la possibilità di risparmiare su spostamenti e pasti, organizzare meglio il proprio tempo (76%) e averne più a disposizione per hobby e famiglia (75% e 72%). Un giovane italiano su tre, però, ammette di non avere una dotazione domestica – PC o altri device, connessione a Internet, ecc. – adeguata, non a caso lockdown e nuove abitudini digitali degli italiani in isolamento hanno riacceso i riflettori sul grande tema del digital divide .

La buona notizia è, in questo senso, che i più giovani si starebbero comportando da «acceleratori della trasformazione digitale», così li chiama l’Osservatorio MTV. Abituati a vivere le proprie esistenze onlife e senza più alcuna distinzione (o quasi) tra virtuale e reale, cioè, stanno traghettando anche il resto della famiglia verso il digitale, spingendo i familiari a utilizzare le principali piattaforme per lo streaming (come avrebbe fatto il 39% del campione) o condividendo con loro password e abbonamenti (38%) per esempio. Già prima del lockdown, del resto, qualche studio aveva sottolineato come il rapporto tra Gen Alpha e tecnologia fosse, ormai, il più forte propulsore degli acquisti tech delle famiglie italiane.

giovani e coronavirus rapporto col digitale

Non sono solo abituati a passare (molto) tempo libero online, ma hanno spinto anche i familiari a fare lo stesso: così i giovani durante la pandemia si sono rivelati “acceleratori” del digitale. Fonte: Osservatorio Giovani e Futuro MTV

 

Quanto detto fin qua non significa, comunque, che passatempi tradizionali come la musica (48%), i videogiochi (42%), lo sport  (40%) e la lettura (38%) non starebbero aiutando i giovani alle prese con la quarantena.

Se le buone abitudini aiutano i giovani a gestire lo stress da quarantena

In queste settimane di quarantena e per alleviare le normali preoccupazioni, i giovani starebbero puntando anzi soprattutto sulle proprie buone abitudini e aumentando il tempo dedicato a quelle attività che fanno bene al corpo e allo spirito. Stando al Kantar COVID-19 Barometer (terza wave), infatti, chi ha tra i 18 e i 34 anni sembra mediamente più preoccupato delle altre generazioni, in questo periodo, del proprio benessere psico-fisico e fa di tutto per accrescerlo: in media un giovane su due dedica più tempo all’esercizio fisico; il 53% di chi ha tra i 18 e i 24 anni e il 45% di chi ha tra il 25 e i 34 anni prova a dormire di più; almeno un giovane su cinque ha cominciato a fare meditazione e uno su quattro, soprattutto tra i Millennial, ha deciso di smettere di bere alcolici; qualcuno ha deciso persino di limitare notevolmente il numero di news consumate ogni giorno, sperando che questa sorta di digital detox sui generis lo aiuti a focalizzarsi sul proprio sviluppo personale (questo l’obiettivo da raggiungere in questo periodo di stop forzato per il 40% dei Centennial e il 38% dei Millenial). C’è una ragione precisa, però, secondo Kantar, per cui sarebbero soprattutto i più giovani a prendersi cura della propria salute emotiva e mentale in questo periodo: con ogni probabilità, e soprattutto da un punto di vista retributivo, la crisi socio-economica legata alla pandemia di coronavirus ne ha già fatto le principali vittime e la situazione nel medio-lungo periodo potrebbe non essere più rosea (un giovane su due ha già avuto ripercussioni negative sullo stipendio e più di uno su quattro sa, infatti, di poterne avere nell’immediato futuro).

giovani e coronavirus reddito di Millennials e Centennials

Gran parte delle preoccupazioni dei giovani, in queste settimane di quarantena, sono legate all’impatto economico che l’emergenza coronavirus ha già avuto sulle loro vite.

se Anche i consumi (mediali) dei più giovani non sono più gli stessi durante il coronavirus

Per capire meglio, però, come l’emergenza coronavirus ha cambiato le abitudini di acquisto anche della fetta più giovane di consumatori, si potrebbe guardare a che servizi questi hanno dichiarato di usare di più ora che costretti in casa. Spopolano i servizi di instant messaging e, in particolare, quelli che permettono di fare videochiamate: li utilizzerebbe almeno l’80% degli under 30 italiani, non solo per restare in contatto con familiari e amici lontani (così farebbe il 68% del campione MTV) ma, anche e soprattutto, per continuare a vivere con compagni di scuola o amici di sempre quelli che erano momenti di quotidianità condivisa (55%). Tutto, la maggiore propensione a postare sui propri profili social (lo ha fatto durante la quarantena quasi un giovane su quattro) o a partecipare a eventi online (10%) o flashmob (7%) farebbe pensare, del resto, al bisogno di sfruttare al meglio le forme di socialità ancora possibili.

giovani e coronavirus nuove forme di socialità

Per molti giovani la quarantena è stata un’occasione per scoprire nuove forme, alternative, di socialità. Fonte: Osservatorio Giovani e Futuro MTV

 

Tanto che Facebook ha giocato proprio sull’idea del restare uniti ma sfruttando gli strumenti offerti dalle piattaforme digitali per il suo emozionale commercial dedicato all’emergenza sanitaria in atto in tutto il mondo.

Tra i servizi preferiti e più sfruttati dai giovani italiani in quarantena, al secondo posto vi sono gli abbonamenti a servizi per lo streaming televisivo come Netflix, Prime Video o il nuovo Disney + (73%) e al terzo posto compare l’eCommerce (29%). Anche i podcast , un mercato sempre più in crescita in Italia, fanno compagnia ai giovani in questo periodo di “casalinghitudine” forzata (li ascolterebbe il 10% del campione), così come il food delivery, nelle regioni dove è permesso, sarebbe agli occhi dei giovanissimi (o, almeno, del 9% di loro) un’alternativa accettabile al passare una serata nel proprio ristorante o pub preferito.

Parlando di giovani e coronavirus, però, non si può non sottolineare come la pandemia abbia creato una sorta di «mini rivoluzione», così la chiamano da Cimiciurri, anche nelle diete mediatiche degli italiani under 30. o scenario allargato è quello, prevedibile, di un maggiore consumo di prodotti mediatici: costretti a casa, cioè, i giovani italiani sfruttano di più i servizi per lo streaming video (almeno il 66% del campione MTV dice di aver aumentato il tempo trascorso su Netflix e simili), leggono più quotidiani online (63%), guardano più video su YouTube (69%) e via di questo passo. Come anche altri studi avevano sottolineato, però, l’informazione passa in questo periodo sempre meno dai social e sempre più da media tradizionali: in particolare il 90% del campione userebbe la televisione come fonte principale e privilegiata per informarsi in questo periodo, a dimostrazione che «quando si tratta di emergenze, la televisione diventa medium rifugio per tutte le generazioni, con una credibilità e un’autorevolezza massima», commentano i responsabili dello studio. I social restano insomma una fonte di secondaria importanza, scelti per informarsi solo dal 73% di giovani e giovanissimi e con performance a tratti deludenti – come quella di YouTube, per esempio, che gli under 30 continuano a preferire solo per un intrattenimento di long-form – che dimostrano come i consumi mediatici dei più giovani siano fortemente finalizzati e verticali. Solo nell’ultimo gradino del podio compare, infine, la stampa online (scelta come fonte di informazione dal 65% del campione).

Giovani e coronavirus: così riscoprono interesse per la politica e il volontariato

Ultimo dato interessante, l’emergenza sanitaria sembra aver mostrato chiaramente che i giovani italiani sono meno disinteressati alla – e, forse, anche più informati di – politica di quanto si continui a pensare. In particolare più dell’80% del campione Cimiciurri dà un giudizio positivo dell’operato del Governo e, quando si passa a considerare operato e responsabilità personali del Presidente Conte, il giudizio positivo si consolida ancor di più: il 69,4% li considera «buoni» e oltre il 24,6% addirittura «eccellenti». A venirne fuori bocciato, da parte di oltre l’80% del campione, è invece l’operato dell’opposizione: i più giovani ne accusano soprattutto l’irresponsabilità delle polemiche fine a se stesse (48,6%) e l’inappropriatezza della gestione della comunicazione (oltre il 36%). Prevale, infine, tra giovanissimi Millennial e della Gen Z una certa fiducia nelle istituzioni europee: è a queste che almeno il 37% della fetta più giovane del Paese affiderebbe, infatti, il rilancio dell’immagine dell’Italia dopo la crisi, mentre vengono solo dopo connazionali e politica nazionale (30%).

Anche sul fronte attivismo e partecipazione ci sono buone notizie: secondo MTV, durante la quarantena, almeno un giovane su due ha trovato il modo di rendersi utile per parenti stretti e vicini di casa; più di un giovane ha preso parte a iniziative di volontariato e il 35% del campione ha promosso o partecipato a raccolte fondi o donazioni, online e non solo.

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