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Giovedi 13 Dicembre 2018
MacroambienteGiovani e formazione: gli studenti italiani sono i più insoddisfatti

Giovani e formazione: gli studenti italiani sono i più insoddisfatti

Come se la cava l'Italia in materia di giovani e formazione? Gli studenti universitari italiani sono i più insoddisfatti al mondo: ecco le motivazioni.


Francesca Paola Esposito
A cura di: Francesca Paola Esposito Autore Inside Marketing
Giovani e formazione: gli studenti italiani sono i più insoddisfatti

Scegliere quale percorso intraprendere per la propria formazione non è semplice, ancora meno intuitivo. A confermarlo, oltre che una qualsiasi conversazione con i colleghi, con i propri amici, con i propri figli, è un sondaggio compiuto da Sodexo, che ha preso in esame (e a spettro molto più ampio, internazionale) le abitudini di 4mila studenti universitari, soffermandosi sul rapporto tra giovani e formazione.

Dalla ricerca è emerso che gli studenti italiani sono i più insoddisfatti al mondo: solo 6 su 10 sono soddisfatti, quasi 1 su 2 è scontento del proprio percorso accademico e il 36% ha pensato di abbandonare l’università.

Giovani e formazione: gli studenti italiani sono i più insoddisfatti

In Italia, infatti, il livello di soddisfazione tocca appena il 62%, nel Regno Unito il 75%, in Cina il 76% e al primo posto si colloca l’India, che raggiunge l’82%. Quali sarebbero le motivazioni? Tra le principali preoccupazioni vi sono l’eccessivo carico di lavoro (51%), la mancanza di equilibrio tra studio, socializzazione e lavoro (44%), il pensiero di trovare lavoro dopo la laurea (43%). Il 39%, infatti, crede di non saper trovare un’occupazione dopo aver conseguito il titolo di studio. Un altro dato da non sottovalutare è il fatto che il 31% non creda di raggiungere una votazione finale, dopo aver discusso la tesi, che corrisponda alle proprie aspettative.

GIOVANI E FORMAZIONE: LE CAUSE DELL’INSODDISFAZIONE

Andando nello specifico per quanto riguarda la situazione italiana, ciò che inficia molto sullo stato di soddisfazione e benessere è il tempo dell’insegnamento, ma anche e soprattutto l’aspetto economico: oltre 4 studenti su 10 (43%) temono di non riuscire a gestire le spese quotidiane oltre all’onere delle tasse obbligatorie. Tutto questo viene poi contornato dall’insoddisfazione legata alle strutture e ai servizi che offrono gli atenei. Come sostiene infatti Franco Bruschi, head of Schools & Universities Segment Med Region di Sodexo, «le università non devono solo fornire istruzione, ma devono anche rivolgere la loro attenzione alla qualità della vita degli studenti e di tutti coloro che lavorano all’interno dei campus. […] Ad esempio, la sicurezza e il comfort dell’ambiente in cui gli studenti vivono e studiano sono fattori che influenzano qualità della vita e capacità di apprendimento. La competenza nel gestire la sorveglianza, un’illuminazione adeguata o la manutenzione delle aule contribuisce a mettere gli studenti a proprio agio».

A sottolinearlo è la percentuale di intervistati che pensa di aver ottenuto un buon rapporto qualità-prezzo, ovvero il 40%. Gli studenti italiani sono anche tra i più scettici nel ritenere che l’università possa offrire sostegno nell’alloggio (53%), nelle condizioni di salute (47%), nella vita sociale (46%) e nei problemi finanziari (44%).

Non rappresentano un elemento di grande insoddisfazione il senso di solitudine per gli studenti fuori sede (19%), la nostalgia di casa (10%) e i debiti in media accumulati durante il percorso di studio (8%). Solo il 2% è effettivamente stato in grado di dichiarare di non patire alcuna preoccupazione. Quali sono, però, i motivi che hanno spinto il 36% degli studenti italiani a considerare di prendere una decisione tanto drastica come l’abbandono degli studi? Il 57% ha dichiarato di averlo fatto per problemi legati allo studio, il 28% per problemi economici, il 22% per problemi familiari, il 21% per l’inadeguatezza dei servizi considerando il rapporto qualità/prezzo, il 16% per problemi di salute e il 12% per problematiche legate alla propria vita sociale.

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