Martedi 18 Settembre 2018
MacroambienteGli hotel possono stare tranquilli: Airbnb è un problema solo per le OTA

Gli hotel possono stare tranquilli: Airbnb è un problema solo per le OTA

Una ricerca di Morgan Stanley ribalta lo scenario: Airbnb è un serio pericolo per le OTA ma un futuro alleato degli hotel di tutto il mondo.


A firma di: Carla Panico Contributor
Gli hotel possono stare tranquilli: Airbnb è un problema solo per le OTA

Quando gli hotel sono troppo costosi per il nostro soggiorno, le uniche due opzioni che ci rimangono sono chiedere ospitalità a casa di un amico/parente o affidarci a Airbnb. Il portale online lanciato da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, che mette in contatto persone in cerca di un alloggio con coloro che hanno uno spazio da affittare, negli anni ha conquistato la fiducia di tanti viaggiatori facendo preoccupare gli albergatori di tutto il mondo.

Una ricerca di Morgan Stanley, però, ridimensiona le paure degli hotel, ma allo stesso tempo mette un po’ di pressione alle Online Travel Agencies: secondo questa survey condotta su circa 4mila viaggiatori, Airbnb non rappresenterebbe un grave pericolo per gli alberghi, ma di sicuro non deve essere sottovalutato dalle OTA. I motivi principali sono tre.

Anzitutto, dalla ricerca è emerso che le persone che si affidano ad Airbnb lo fanno soprattutto per soggiorni di piacere, mentre gli hotel ricevono prenotazioni per la maggior parte dal comparto business. Inoltre, solo il 42% degli avventori del portale americano evita sistematicamente gli alberghi tradizionali e la maggior parte di essi soggiorna da 3 a 5 notti in totale.

In secondo luogo, Airbnb è concorrente diretto non solo degli hotel, ma anche di categorie extra alberghiere. Secondo la ricerca di Morgan Stanley, il 36% dei viaggiatori che scelgono di prenotre tramite il portale di affitti proviene dai bed & breakfast, mentre il 31% lo fa per evitare di soggiornare da amici e parenti.

Infine, non è escluso che in futuro gli albergatori messi alle strette dalla concorrenza di Airbnb decidano rendersi visibili anche sul portale di San Francisco. Questo scenario non è affatto remoto se si pensa che le tradizionali Online Travel Agencies chiedono agli hotel che vogliono apparire nelle ricerche sui propri portali commissioni che vanno dal 12 al 18%, mentre il sito di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk chiede un contributo che si attesta sul 3%.

Una differenza di tasso veramente notevole e che potrebbe costare caro alle OTA: secondo Morgan Stanley, infatti, i primi a volare via potrebbero essere proprio gli hotel indipendenti, subito seguiti, però, dalle più grandi catene alberghiere. Questo in virtù del fatto che, anche se Airbnb decidesse di triplicare le sue commissioni, per gli alberghi sarebbe comunque positivo essere presenti sul portale di alloggi San Francisco perché contribuirebbe ad abbassare il costo medio di acquisizione dei clienti, dando agli hotel più forza contro le OTA e costringendole ad adattarsi al mercato.

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