MacroambienteGli occhi di Foucault su Internet: dal Big Brother al Panopticon elettronico

Gli occhi di Foucault su Internet: dal Big Brother al Panopticon elettronico

Chi governa Internet? Quali sono le tecniche e l'oggetto del controllo? Colombo ha cercato di rispondere attualizzando il pensiero di Foucault.

Gli occhi di Foucault su Internet: dal Big Brother al Panopticon elettronico

Vi siete mai chiesti chi governa Internet? Ebbene, la rete è gestita da ICANN (Internet corporation for assigned names and numbers), un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro facente capo al Dipartimento del commercio degli Stati Uniti d’America che, dal 1998, ha il compito di assegnare gli indirizzi IP e di gestire il sistema dei nomi a dominio di primo livello. Di conseguenza, se Internet è ancora nelle mani del governo americano, le critiche furenti degli altri Stati a questo modello sono all’ordine del giorno. Quindi, stiamo parlando di un sistema di comunicazione online ed apparentemente democratico ma che, in profondità, ha tutte le contraddizioni della politica e della vita offline. Già Barabasi e Shirky hanno più volte sottolineato che Internet è contraddistinta da una spietata legge di potenza per cui – in virtù di un egoistico oligopolio dell’attenzione, dei contatti e dell’accumulazione di valore – ci sarà la tendenza dei potenti ad essere sempre più potenti e degli ultimi ad essere sempre più…legge di potenza  ultimi. Il tipico sfruttamento del capitalismo, opportunamente attaccato dal marxismo, non è quindi alieno dal mondo digitale. È ravvisabile soprattutto nei contenuti trasmessi e generati gratuitamente dagli utenti che, però, rappresentano fonte di guadagno per le multinazionali del web. Insomma, fare una ricerca su Google, navigare su Facebook, caricare o semplicemente guardare un video su YouTube contribuiscono a generare traffico profittevole per i  padroni di Internet che sfruttano la navigazione socievole degli internauti. Per comprendere meglio tutte le implicazioni di questo sistema, possiamo analizzare il testo di Fausto Colombo, Il potere socievole: Storia e critica dei social media. Verso la fine del volume, il sociologo milanese offre una prospettiva di indagine su Internet ed i social media, ispirata al pensiero del grande archeologo dei saperi di Francia, Paul-Michel Foucault. Partiamo col dire che, in verità, essendo morto nel 1984, Foucault non si è mai occupato di digitalizzazione. Tuttavia, è possibile tentare un’attualizzazione dei suoi studi a favore dell’analisi della rete e delle sue caratteristiche più profonde. In Sorvegliare e punire, il filosofo, sociologo e storico di Poitiers si focalizza sul potere di disciplina che caratterizza le società post-8illuministe. Un potere non più repressivo e violento come nelle monarchie d’Ancien Régime, ma preventivo – non aggressivo ma latente e più efficace. Ora, come sottolinea Colombo, i social media ed il Web sono i contesti migliori per l’analisi del potere di disciplina 2.0; difatti, l’utente del web, quando naviga, lascia online qualunque tipo di traccia su se stesso, un violento rischio per privacy e sicurezza di cui ci rendiamo scarsamente conto. Dice Colombo: “Il Panopticon, il carcere progettato da Jeremy Bentham a cui Foucault dedica analisi straordinarie nei suoi testi, sembra fatto apposta per essere una metafora del web e del suo lato oscuro di dominio”. Ispirato ad Argo Panoptes, gigante della mitologia greca (secondo alcuni miti, egli era infatti dotato di cento occhi), il Panopticon ha un focus di progettazione ispirato al potere dello sguardo: si tratta di una struttura circolare costituita da tante celle, con una torre centrale in cui un sorvegliante può osservare contemporaneamente tutti i carcerati. Questi ultimi, pur essendo consci di poter essere sempre osservati (tutti insieme ed in un unico istante), non possono però sapere quando ciò accade. Oggi, più potente del Big Brother di Orwell, il Panopticon si evolve: si digitalizza e diviene elettronico. panopticon elettronicoSiamo giunti, cioè, all’attualizzazione del pensiero dello studioso francese a favore di Internet, una questione sul potere di disciplina che Colombo sviscera in 3 problematiche:

1) – In Sorvegliare e punire, il primo problema che emerge è lo studio dei soggetti del controllo, chi concretamente lo esercita. Ebbene, mentre per Foucault tali soggetti sono sia le istituzioni (scuola, esercito, Chiesa, ecc.) che i semplici cittadini (nel Panopticon le guardie possono essere benissimo dei semplici passanti), col web ed i social media la situazione s’arricchisce. Infatti, oggi sono parte attiva del potere: le istituzioni tradizionali (la politica), le agenzie non istituzionali (Facebook, Google, e così via) e gli stessi utenti. Di conseguenza, la surveillance (verticale e repressiva) diviene ora interveillance (orizzontale e preventiva, non sui corpi ma sull’anima delle persone);

2) – Il secondo problema riguarda le tecniche di controllo. Foucault, in particolare, sottolinea il ruolo della scrittura senza la quale non si potrebbe esercitare la sorveglianza (ci riferiamo ai tipici processi di istruzione, registrazione ed archiviazione). Colombo, invece, evidenzia che ogni singola porzione del mix hardware-software di cui si compone Internet è nel profondo una tecnologia identificatoria. A partire dall’indirizzo IP, ogni singolo passo dell’utente lascia tracce precise che fanno gola ai colossi del web e agli operatori di marketing delle aziende. I servizi di geolocalizzazione, ma anche software come gli spyware rappresentano oggi un rischio notevole per la privacy e la sicurezza delle persone, con una crescente capacità di controllo tecnologico su di essi mai visto prima (a differenza del controllo sui contenuti, tipico dei vecchi media);

3) – Infine, l’ultimo problema è quello dell’oggetto del potere che, oramai, non è più costituito dalla concretezza dei corpi ma dall’astrattezza di gusti, convinzioni ed abitudini che Foucault definisce anima. Ci riferiamo, nel caso del web, ai flussi di informazione di vario tipo generati e trasmessi gratuitamente dagli utenti e trasformati in merce e capitale per le aziende che agiscono sul web.

Possiamo, così, concludere sottolineando l’esigenza di una massiccia riforma dell’Internet Governance per porre fine al passaggio dal Big Brother al Panopticon elettronico che, in virtù della sua violenta invisibilità, è di una pericolosità senza precedenti. E noi, con gli occhi di Foucault, possiamo finalmente spalancare la nostra mente!


A firma di: Michele Romano Contributor
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