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Domenica 16 Dicembre 2018
MarketingGlobal content curation: fattori importanti da non trascurare

Global content curation: fattori importanti da non trascurare

Quando si parla di global content curation bisogna tener conto di molteplici fattori culturali e sociali: ecco i più importanti.


Gerardo Grasso
A cura di: Gerardo Grasso Autore Inside Marketing
Global content curation: fattori importanti da non trascurare

Molto più che aggregare dati e informazioni per renderli fruibili alla propria target audience: il lavoro del global content curator va ben oltre la scelta dei contenuti e il conseguente coinvolgimento del mercato di riferimento. Gestire contenuti su scala globale è un lavoro ben più complesso perché implica una profonda comprensione di ciò che possa piacere o non interessare le molteplici audience locali e soddisfare le proprie aspettative ed esigenze. Ma in che modo trovare la chiave di volta per una global content curation, cioè per la creazione di contenuti in grado di essere fruibili su scala globale?

Il primo punto da considerare è che oggigiorno è ben più difficile trovare contenuti di qualità: anzi, l’impressione generale è che vi sia una vera e propria esplosione di video, articoli, contenuti social, blog. Secondo un’indagine condotta da ‘Moz’, ogni 30 giorni sono prodotti 25 triliardi di contenuti, ogni minuto sono caricati 72 video su YouTube, 140 milioni di tweet sono scritti ogni giorno: in un simile scenario, non è facile trovare i contenuti più efficaci in termini di coinvolgimento né, operando su scala globale, è possibile stabilire a priori quali siano i canali e i linguaggi da utilizzare, perché la global content curation necessita di specifici approcci strategici, skill e linguaggi che possono variare in base ai mercati con cui ci si approccia.

In un simile contesto chiaramente c’è poco spazio per l’automazione. In altre parole, il processo di content curation non può essere automatizzato quando si opera su scala globale perché ogni curator è chiamato a pensare localmente. Solo in questo modo è possibile individuare i contenuti che generano maggior coinvolgimento: una notizia sulla vittoria di una squadra di football americana probabilmente non susciterà alcun interesse in India, così come determinati contenuti a carattere politico o religioso. Solo un approccio mirato in base alle singole aree con cui si intende interfacciarsi può rivelarsi vincente.

Anche il processo di moderazione delle conversazioni deve essere controllato e gestito su base locale. Ogni moderatore non solo dovrebbe adattare i contenuti per prevenire eventuali danni o fail – si pensi, per esempio, alla frequenza con cui ci si imbatte in epic fail sui social anche da parte di vip –, ma anche per salvare le conversazioni online da commenti minacciosi, feedback fuori luogo (magari da parte di utenti che parlano una lingua diversa e non hanno completamente recepito il messaggio) e, in generale, contenuti inappropriati e sconvenienti sui canali di comunicazione di un brand.

Il punto più delicato nel processo di global content curation è decisamente la traduzione. Non si tratta della mera trasposizione da una lingua all’altra: perché un dato contenuto possa conservare la propria efficacia è indispensabile anche in questo caso seguire una logica locale, adattando i contenuti allo stile e alle mille sfumature specifiche di ogni lingua. Del resto, è comprensibile che un certo messaggio, per essere efficace e coinvolgere la target audience, avrà uno stile e un tono differente a seconda che si rivolga, per esempio, al mercato sudafricano o al mercato tedesco. Non solo: il linguaggio va opportunamente reso fruibile anche rispetto ai social, con toni, sfumature e peculiarità (si pensi all’uso degli acronimi o degli hashtag) che variano in maniera specifica rispetto ad ogni singolo segmento di mercato.

Una volta che i contenuti sono stati moderati e tradotti accuratamente – e quindi resi fruibili alle differenti audience – è possibile passare alla condivisione. Condividere i contenuti non significa limitarsi a postarli su Twitter e Facebook ma scegliere le piattaforme che meglio si adattano al pubblico a cui sono destinati: si pensi al grande successo di Weibo in Cina, o ai 25 milioni di follower di Mixi in Giappone. Se la prospettiva globale in cui ci si muove è davvero così vasta, è fondamentale approcciare una logica locale anche nella scelta delle piattaforme social che veicoleranno i contenuti.

Localizzazione e traduzione sono quindi le chiavi di lettura per elaborare contenuti di valore, appropriati ed efficaci pensati per una specifica cultura o mercato ed è questo l’approccio che a lungo termine si rivela più funzionale per un processo di global content curation di successo.

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