Martedi 18 Dicembre 2018

Echo chamber definizione

Echo chamber

Le echo chamber sono quei contesti e quelle condizioni che, sui media, portano alla creazione di uno stato di isolamento ideologico degli individui. All’interno delle cosiddette camere dell’eco, infatti, circolerebbero per lo più notizie e fonti con una natura confermativa appunto delle posizioni politiche, religiose, ecc. degli individui.


echo chamber: COSA SONO e come funzionano

Il riferimento al fenomeno dell’eco, del resto, è tutt’altro che casuale. L’informazione digitale è caratterizzata, oggi, dall’abbondanza – di fonti, notizie, attori protagonisti, ecc. – e se ciò da un lato potrebbe rappresentare una garanzia di pluralismo, dall’altro favorisce di certo bias confermativi e la formazione, appunto, di echo chamber. Il numero di informazioni con cui il singolo individuo può interagire, infatti, resta limitato e davanti alla sovrabbondanza di fonti e contenuti quest’ultimo non può che mettere in atto meccanismi selettivi di diversa natura.

Ci sono studi che sottolineano, in questo senso, la credibilità maggiore assunta nel tempo da notizie condivise da amici e parenti sui social. Più in generale, il bias confermativo interviene a questo punto, nella predisposizione che ha l’individuo a interagire con link, notizie, fonti, ecc. che provengono dal suo stesso background o che appoggiano e confermano le sue credenze o, meglio, che trovano una certa approvazione all’interno di un gruppo ben definito di persone dai gusti e le opinioni simili. Se si immaginassero le camere dell’eco come degli spazi fisici, insomma, al loro interno si vedrebbe rimbalzare continuamente, da un punto a l’altro, lo stesso tipo di contenuto. È facile in un contesto simile convincersi, erroneamente, che le proprie opinioni e le proprie visioni del mondo siano le uniche che abbiano valore, se non addirittura le uniche esistenti.

Echo chamber vs filter bubble

Una echo chamber, semplificando, non è altro che una sorta di bolla. Proprio in questo senso vale la pena, però, fare una precisazione: per quanto le due espressioni vengano spesso utilizzate come sinonimi, il fenomeno delle camere dell’eco e quello delle filter bubble sono in parte diversi e lo sono nella misura in cui il primo è un effetto del secondo, negli ambienti digitali almeno. Le bolle di filtraggio create da algoritmi, dati di navigazione, ecc. creerebbero infatti dei sistemi chiusi e impenetrabili a idee diverse da quelle di chi li abita e, cioè, proprio delle camere dell’eco.

cOME NASCONO E CHE EFFETTI HANNO LE CAMERE DELL’ECO

Oltre al bias confermativo di cui si è detto, comunque, i diversi studi svolti in questi anni individuano una ragione che, in una sorta di circolo vizioso, favorisce la formazione di echo chamber. Gli individui sono più propensi a manifestare le proprie idee se sanno di poterlo fare tra simili, tra persone cioè con cui condividono opinioni, tendenze di voto, credi, ecc. C’entra, semplificando all’osso, soprattutto un bisogno d’appartenza. In qualche caso, però, questi stessi individui non solo sono più predisposti a condividere le proprie idee, ma hanno meno remore a farlo con toni accesi e virando verso le posizioni più estreme, proprio perché sanno di godere di un certo sostegno.

Non a caso tra gli effetti delle echo chamber ci sarebbero estremizzazioni e polarizzazioni di gruppo, indesiderabili quando in gioco ci sono issue importanti per la vita associata o questioni politiche. Più in generale, le camere dell’echo minerebbero l’imparzialità dell’informazione e contribuirebbero a creare una condizione di misinformazione. Senza contare che questa sorta di isolamento può trasformarsi in forme di vera e propria spirale del silenzio, soprattutto per le minoranze sottorappresentate e, inoltre, proprio per la disabitudine a confrontarsi con idee e opinioni diverse dalle proprie o che addirittura le mettono in crisi, quando un individuo all’interno della sua bolla si confronta, casualmente, con chi ha una visione opposta alla propria non è infrequente che contribuisca in prima persona a inasprire i toni del discorso pubblico e al dilagare dell’hate speech.

 

 

 

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