Domenica 18 Novembre 2018

Fact checking definizione

Fact-checking

Con il termine fact-checking si intendono tutte quelle azioni finalizzate a verificare la veridicità e l’accuratezza di informazioni, affermazioni, dati contenuti all’interno di un pezzo giornalistico e, più in generale, di non-fiction. L’obiettivo macroscopico è evitare, o smascherare, condizioni di disinformazione o misinformazione.


fact-checking: COS’È e quali sono le tipologie

A rigore e in letteratura esistono, infatti, due tipologie di fact-checking: l’ante hoc fact-checking e il post hoc fact-checking. La differenza, si vedrà meglio, è solo temporale: la finalità macroscopica – e cioè garantire una certa qualità dell’informazione – e gli strumenti, infatti, sono in tutto e per tutto simili.

L’ante hoc fact-checking

Il cosiddetto ante hoc fact-checking consiste nella verifica delle fonti fatta prima della pubblicazione e della diffusione del pezzo giornalistico. Si tratta, perciò, di una pratica antica e che da sempre fa parte delle mansioni di chi nelle redazioni compie un lavoro di desk. In qualche caso, specie nelle redazioni più grandi e quando i budget a disposizione lo permettono, possono esserci figure apposite – i fact-checker –, anche se i tagli redazionali di questi anni hanno reso la capacità di trattare e rapportarsi con le fonti una skill indispensabile per ogni redattore. Più in generale va detto che un fact-checking di questo tipo era – e rimane – indispensabile soprattutto per i giornali cartacei, per cui imprecisioni, errori e persino refusi sono difficilmente correggibili, se non a patto di procedere con correzioni e rettifiche nei numeri successivi e, per questo, da evitare a tutti i costi dal momento che possono incidere sulla credibilità percepita del giornale stesso. Il digitale ha, invece, un rapporto più controverso con la verifica a priori delle informazioni: da un lato, infatti, ha reso possibile correggere velocemente gli errori e rimediare, così, a eventuali débacle della testata; dall’altro ha introdotto all’interno delle redazioni il mito delle velocità e della copertura live delle notizie che, com’è facile immaginare, è contrario per definizione a una piena certezza delle fonti e della loro veridicità.

Il post hoc fact-checking

Quello a cui ci si riferisce con l’espressione post hoc fact-checking richiede, invece, un approccio completamente diverso. Non si tratta, infatti, di evitare errori più o meno gravi nella copertura mediatica fornita a un fatto, quanto di esprimersi a posteriori su di esso. Anche gli oggetti del post hoc fact-checking sono diversi: non solo notizie, ma anche e soprattutto dati, dichiarazioni di politici, istituzioni o personaggi pubblici e persino studi scientifici possono essere oggetto di una verifica di questo tipo. Spesso, tra l’altro, ci sono soggetti accreditati che si occupano di simili processi di fact-checking e sono, a volte, soggetti specializzati nel singolo settore di riferimento come FactCheck.org, PolitiFact e, per l’Italia, Valigia Blu, BUTAC – Bufale un tanto al chilo, ecc. Addirittura, quello del fact-checking è diventato ormai un vero e proprio genere giornalistico, reso indispensabile da un panorama informativo come quello più attuale in cui il rischio di incappare in fake news, clickbaiting e notizie manipolate ad arte e che creano un clima di misinformazione è quantomai reale.

Gli effetti del fact-checking

Dalla comunicazione politica a una più semplice strategia di content marketing, imparare a fare fact-checking insomma è indispensabile oggi per tutti quei soggetti, diversi, che fanno contenuti.

Non si può non accennare, però, al fatto che gli studi sugli effetti del fact-checking – soprattutto quello a posteriori – siano largamente contrastanti. Alcuni, infatti, sottolineerebbero per esempio come il fact-checking renda più attenti e scettici i lettori, soprattutto se in gioco ci sono grandi temi di discussione pubblica come la salute o l’immigrazione. Secondo altre ricerche, invece, il cambio di atteggiamento nei lettori è del tutto trascurabile, soprattutto quando l’eventuale processo di verifica ha come oggetto idee e posizioni in accordo con le proprie, per cui prevale una sorta di bias confermativo. Più d’accordo sono, invece, gli esperti in materia nel sostenere che la frequenza e la facilità con cui si possono verificare oggi tutte le affermazioni renderebbero di fatto più cauti politici e personaggi pubblici nelle loro dichiarazioni per la paura di essere smentiti e degli effetti che ciò potrebbe avere sul proprio brand personale.

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