Lunedi 20 Maggio 2019

Mobbing definizione

Mobbing

Il Mobbing è il comportamento ostile, sistematico e dannoso adottato da dipendenti o da superiori nei confronti di un individuo, sul posto di lavoro, allo scopo di emarginarlo o costringerlo ad abbandonare l'azienda usando forme di intimidazione, umiliazione e isolamento che possono provocare seri danni psicologici e lavorativi per la vittima.


Mobbing: significato e origine del termine

Il termine “mobbing” deriva dalla parola inglese “mob” che significa “folla” o “calca” e dal verbo “to mob” che sta per “assaltare” o “assalire in massa”. Nel 1966, l’ornitologo australiano Konrad Lorenz ha utilizzato il termine mobbing per riferirsi al comportamento aggressivo adottato da un gruppo di uccelli che si uniscono per attaccare o allontanare un predatore dal loro nido, di solito allo scopo di difendere la prole; una reazione questa attribuibile al loro istinto di sopravvivenza e di difesa della specie.

L’uso del termine si è presto allargato anche al campo della sociologia e della psicologia grazie al lavoro dello psicologo Heinz Leymann che negli anni ’80 ha analizzato il comportamento degli esseri umani sul posto di lavoro osservando, nello specifico, situazioni in cui uno o più dipendenti molestano un altro dipendente. La differenza tra bullismo e mobbing può consistere nel fatto che il primo è spesso associato a forme di violenza fisica, mentre il secondo rappresenterebbe una forma più “discreta” di isolamento ed emarginazione sociale, di solito messa in atto da un gruppo nei confronti di un singolo individuo.

Anche in Italia ormai il termine ha ampia diffusione e viene utilizzato per indicare situazioni in cui un individuo subisce violenza psicologica sul posto di lavoro: mentre l’aggressore o  gli aggressori vengono chiamati “mobber” o “mobbizzatori”, la vittima viene definita “mobbed” o “mobbizzato”.

Sul sito di Leymann è possibile leggere che il mobbing o il terrore psicologico sul posto di lavoro consistono nell’utilizzo di forme di comunicazione ostili «rivolte in maniera sistematica, da parte di uno o più individui, di solito nei confronti di un individuo che, a causa del mobbing, viene messo in una posizione di debolezza e di incapacità di difendersi». Secondo l’esperto, si parla di mobbing quando le aggressioni avvengono «in maniera frequente (almeno una volta a settimana) e durante un lungo periodo di tempo (almeno sei mesi)».

Forme di mobbing, vittime e aggressori

In “Mobbing and Psychological Terror at Workplaces” Leymann identifica differenti fasi critiche che avvengono spesso in questi casi. Lo psicologo parte da un primo incidente che dà origine a pettegolezzi su un individuo che rapidamente si trasformano in comportamenti più aggressivi nei confronti della vittima. In uno dei casi studiati menzionati dallo psicologo, la motivazione scatenante era stata l’invidia da parte di altri dipendenti nei confronti della vittima. All’origine di questo tipo di situazione ci possono essere casi di gelosia, di invidia o la percezione, da parte degli aggressori, di una qualunque forma di debolezza della vittima.

I comportamenti in questione tendono a ripetersi in maniera frequente e sistematica per un lungo periodo di tempo, allo scopo di danneggiare l’individuo o di punirlo in qualche modo. In situazioni più gravi la vittima può subire seri danni psicologici che, nel tempo, gli impediscono di svolgere i propri compiti in maniera adeguata, avendo di conseguenza forti ripercussioni negative sulla vita professionale delle vittime.

In ambito giuridico viene fatta una distinzione tra tre tipi di mobbing:

  • mobbing orizzontale, cioè quando le aggressioni sono fatte da dipendenti nei confronti di un collega di lavoro;
  • mobbing discendente, quando si tratta di violenza da parte del datore di lavoro o di un superiore nei confronti di un dipendente;
  • mobbing ascendente, cioè quando l’aggressione viene messa in atto da un dipendente nei confronti di un superiore.

In merito all’identificazione di vittime e di aggressori, all’interno del sito Leyman sottolinea come il mobbing possa colpire qualsiasi persona, dato che non c’è evidenza che dimostri la maggiore o minore propensione di un certo tipo di persona a diventare vittima di questa forma di violenza verbale o psicologica.

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