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Bitcoin definizione cos'è e a cosa serve

Definizione di Bitcoin

Immagine rappresentativa della criptovaluta Bitcoin Il Bitcoin è una moneta virtuale decentralizzata le cui transazioni vengono registrate all'interno di un registro condiviso chiamato blockchain. Alla base del funzionamento di questa criptovaluta ci sono dei protocolli crittografici che permettono di generare i bitcoin e di validare le relative transazioni.

Bitcoin: cos’è e a cosa serve?

Il Bitcoin è una tipologia di criptovaluta o moneta virtuale, che corrispondono a dei «token elettronici, generati da reti di computer, in grado di sostituire le valute tradizionali», come spiegato in un articolo di Kaspersky sul tema.

Il Bitcoin non possiede però una moneta fisica corrispondente e di conseguenza i bitcoin possono essere conservati in digital wallet o portafogli digitali che funzionano come una sorta di conto bancario in cui le persone possono ricevere delle criptovalute o inviarle.

Poiché non esiste un’autorità centrale che controlla o gestisce questa moneta (come un governo o una banca centrale, come avviene nel caso di valute tradizionali come l’Euro), è possibile sostenere che il Bitcoin è una criptovaluta decentralizzata. Si basa infatti su una rete peer-to-peer ed è dunque controllata dagli utenti che la utilizzano: le transazioni avvengono quindi senza intermediari. Ogni transazione di bitcoin viene registrata in un registro digitale condiviso, immutabile e decentralizzato chiamato blockchain , il quale contribuisce a garantire un alto livello di sicurezza delle transazioni. Queste ultime vengono registrate sulla blockchain solo dopo essere state verificate da tutti i nodi dalla rete tramite un sistema criptografico.

I possessori di questa valuta virtuale possono usare differenti siti web per scambiare bitcoin con delle valute fisiche: in effetti, molte persone acquistano dei bitcoin come forma di investimento, aspettando che il valore della valuta Bitcoin salga per convertire bitcoin in euro o in dollari, per esempio.

Questa moneta virtuale può funzionare, comunque, anche come un regolare sistema di pagamento (anche se al momento solo un numero limitato di aziende la accetta): è possibile usarla per esempio per effettuare delle prenotazioni sul portale di viaggi online Expedia[1], ma anche per effettuare dei pagamenti sulla piattaforma di streaming Twitch[2]. Anche se come accennato il numero è ancora esiguo, sempre più aziende si stanno aprendo all’utilizzo di questa criptovaluta: da agosto 2021, solo per menzionare un esempio, Paypal consente agli utenti nel Regno Unito di acquistare e vendere differenti monete virtuali, tra cui bitcoin[3].

La storia della criptovaluta

Questa criptovaluta è stata introdotta a gennaio 2009 ed è la prima moneta virtuale creata, divenendo una delle più note (insieme ad altre come Ethereum, Ripple e Dogecoin).

Nel 2008 è stato pubblicato un whitepaper, firmato da Satoshi Nakamoto[4], che spiegava il funzionamento di Bitcoin e blockchain. Satoshi Nakamoto è in realtà lo pseudonimo della persona o del gruppo che ha inventato la famosa criptovaluta: la sua identità rimane ancora un mistero e non sono mancate negli anni le indagini per cercare di scoprire chi fosse, tra presunte scoperte e successive smentite[5].

Nel 2016 l’informatico australiano Craig Wright ha dichiarato di essere il creatore del Bitcoin e anche l’autore del suddetto whitepaper[6], rendendo pubbliche delle prove che sembrano collegarlo proprio alla creazione della criptovaluta[7].

Per questa ragione, ad aprile 2021 Craig ha fatto causa al proprietario del sito Bitcoin.org – fondato da un soggetto anonimo noto come Cobra e diventato un punto di riferimento nel settore – per aver inserito sul proprio sito il whitepaper in questione. A giugno 2021 un tribunale del Regno Unito ha condannato Cobra al pagamento di una multa, proibendo la condivisione del documento sul sito citato per violazione di copyright[8].

Anche se si tratta di una moneta virtuale, in passato si è tentato di crearne una versione fisica: Casascius è la moneta fisica creata dall’americano Mike Caldwell nel 2011, ma a differenza delle altre questa non aveva un valore intrinseco[9]. Vi era, quindi, comunque la necessità di un dispositivo digitale per poterle utilizzare.

La moneta Casascius serviva da “contenitore” di dati sensibili perché possedeva al suo interno le chiavi private che danno accesso a un valore specifico in Bitcoin. La produzione di queste monete è stata tuttavia fermata dal governo statunitense nel 2013, poiché la conduzione di una simile attività (nonostante non si trattasse di una moneta fisica tradizionale) richiedeva l’acquisizione di licenze specifiche di cui, all’epoca, Mike non era in possesso.[10].

Come funzionano i bitcoin?

La tecnologia dietro ai bitcoin si basa sulla crittografia a chiave pubblica che consente agli utenti di avere una chiave pubblica visibile a tutti, ma anche una chiave privata accessibile solo ai propri computer. In una transazione di bitcoin, gli utenti che ricevono questa criptovaluta inviano le loro chiavi pubbliche agli utenti che effettuano il trasferimento.

Come si legge nella definizione di Bitcoin proposta dall’Enciclopedia Britannica[11], «gli utenti che trasferiscono le monete, firmano con le loro chiavi private e la transazione viene trasmessa alla rete Bitcoin». Mentre l’identità degli utenti rimane anonima, tutti possono vedere che è avvenuto un trasferimento. «Le transazioni vengono messe insieme in gruppi chiamati blocchi i quali vengono organizzati in una sequenza chiamata blockchain», si legge ancora nella definizione. Ogni blocco viene aggiunto alla blockchain attraverso un processo matematico che rende molto difficile falsificare il registro in questione.

Cos’è e come avviene il mining di bitcoin?

Il termine “miner” viene utilizzato per identificare gli individui che si occupano di verificare le transazioni di criptovalute, controllando per esempio che un bitcoin non sia duplicato.

I miner risolvono dei problemi matematici molto complessi basati sul cosiddetto algoritmo di hash, sfruttando per questo dei computer con una grande potenza di calcolo[12]: per questo l’attività di mining richiede un notevole consumo di energia. Una volta giunti alla soluzione del problema si ottiene la proof of work che fornisce una conferma delle transazioni contenute in un blocco. È questa conferma che consente ai miner di creare dei blocchi sulla rete, attività che permette loro di guadagnare dei bitcoin che vengono inviati al loro wallet.

L’uso della moneta virtuale nel mondo

Il mercato delle criptovalute è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, raggiungendo ad agosto 2021, secondo alcune stime, un valore di 2,22 trilioni di dollari a livello globale[13]. Il valore del Bitcoin in particolare, nello stesso mese, ha raggiunto un nuovo record: il 16 agosto 2021 un bitcoin valeva 48mila dollari[14].

Il paese in cui si registra il numero maggiore di scambi di Bitcoin è rappresentato dagli Stati Uniti, dove nel 2020 sono avvenute transazioni per un valore superiore a 1,52 miliardi di dollari[15]. Al secondo posto c’è la Russia, con un valore molto inferiore, ossia 421,38 milioni di dollari, nello stesso anno; segue la Nigeria, che ha raggiunto circa 400 milioni di dollari. In Europa, invece, le transazioni di Bitcoin l’anno scorso non hanno superato di molto i 200 milioni di dollari.

Sempre più paesi iniziano ad aprire le porte a questa valuta digitale. Il 7 settembre El Salvador è diventato il primo paese al mondo ad accettare il Bitcoin come moneta con valore legale, al pari della valuta nazionale, il Dollaro. «Ogni ristorante, ogni barbiere, ogni banca… tutto può essere acquistato in dollari americani o in bitcoin e nessuno può rifiutare il pagamento» ha dichiarato il presidente Nayib Bukele[16].

Qualche giorno dopo, anche l’Ucraina ha annunciato la creazione di leggi per definire e regolamentare l’utilizzo della criptovaluta di Satoshi Nakamoto nel Paese. A differenza di El Salvador, come spiega la CNBC, questa regolamentazione non servirà a promuovere il lancio dei bitcoin come metodo di pagamento, né tantomeno li posiziona al pari della valuta nazionale, la Hryvnia[17]. Resta uno strumento di investimento e non una vera e propria moneta, come riportato da The Wall Street Italia[18].

Infine, ad agosto 2021, la Banca Centrale di Cuba ha deciso di riconoscere e regolamentare l’utilizzo di criptovalute come Bitcoin per «ragioni di interesse socioeconomico», come ha riportato la CNBC[19].

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