Sabato 17 Agosto 2019

Burnout

Significato di Burnout

Burnout

Il Burnout è una sindrome provocata dallo stress cronico vissuto sul posto di lavoro che, non essendo gestito in maniera adeguata, porta ad alcune conseguenze per l'individuo, come affaticamento, negatività, delusione, distaccamento nei confronti del proprio lavoro e bassa produttività.


Burnout: cos’è e quali sono i sintomi

Il termine inglese “burnout” può essere tradotto letteralmente come “esaurimento” o “affaticamento estremo”, anche se viene generalmente usato per riferirsi a un problema che riguarda esclusivamente l’ambito lavorativo.

Il burnout viene definito dall’Organizzazione Mondiale della Salute come una «sindrome provocata da una situazione di stress cronico sul posto di lavoro, che non viene gestita in maniera adeguata», anche se non si tratterebbe da una condizione medica. Secondo l’ente in questione, la sindrome sarebbe caratterizzata da «sentimenti di esaurimento», particolare distacco mentale e «sentimenti di negatività e scetticismo legati al proprio lavoro», con una evidente diminuzione della produttività e dell’efficienza a livello professionale.

Christina Maslach lo ha descritto come una «sindrome caratterizzata da esaurimento emozionale, depersonalizzazione e riduzione delle capacità personali»Insieme a Susan Jackson ha ideato il Maslach Burnout Inventory, un inventario contenente 22 item stabiliti allo scopo di valutare l’esperienza di burnout di un individuo.

Il primo a definire e ad analizzare questa sindrome però è stato Herbert Freudenberger che nel 1974 ha pubblicato il paper “Staff burnout, in cui spiegava alcune osservazioni relative all’esperienza di uno staff volontario in una clinica gratuita a New York. La descrizione che Freudenberger fa di burnout si basa sulle osservazioni effettuate all’interno di un ambiente di lavoro specifico, in cui veniva richiesto ai collaboratori un coinvolgimento di tipo emotivo molto alto ma anche un enorme carico di lavoro, tra l’altro in questo caso non retribuito (o con bassa retribuzione).

Chi sono i soggetti a rischio e quali le conseguenze?

Nei primi studi la sindrome in questione veniva associata in particolar modo alle professioni sanitarie e di assistenza, alla sicurezza pubblica o alla gestione di situazioni di crisi o emergenza, proprio per l’alto grado di stress e di responsabilità che richiedevano. Oggi il termine viene usato in maniera molto più ampia in riferimento a praticamente ogni tipo di attività e contesto lavorativo in cui si creino delle condizioni particolarmente stressanti che non vengono gestite in maniera adeguata (o per la troppa responsabilità dei compiti o per l’esagerazione nel carico di lavoro attribuito, per esempio).

L’OMS ha elencato diversi fattori di rischio per la salute mentale, considerando qualsiasi forma di disordine associato al posto di lavoro, compresa la sindrome di burnout. Tra questi vi sono politiche sanitarie e di sicurezza non adeguate e pratiche di comunicazione e di gestione insufficienti. Inoltre, tra i fattori che possono provocare maggiori livelli di stress nei dipendenti, l’organizzazione menziona la poca partecipazione alle decisioni aziendali, lo scarso supporto ai dipendenti e l’attribuzione di compiti o obiettivi poco chiari oppure non adeguati.

Il burnout è il risultato di una situazione di malessere prolungato nel tempo. Si tratta quindi di un processo graduale, di solito collegato non solo all’alto carico di lavoro ma anche alle poche ore di riposo a disposizione e all’attribuzione di orari poco flessibili. Per questa ragione, come riportato in un articolo di Reuters, diverse aziende, in diversi paesi nel mondo, hanno deciso di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni, proprio per cercare di ridurre lo stress sul posto di lavoro, ottenendo dei riscontri positivi in termini di produttività dei dipendenti.

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