Venerdì 14 Agosto 2020
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Comunicazione non verbale

Definizione di Comunicazione non verbale

Comunicazione non verbale

La Comunicazione non verbale è la trasmissione di informazione tramite segnali non verbali di diverso tipo, come per esempio le espressioni facciali, i gesti, gli sguardi, la distanza tra gli interlocutori e l'intonazione della voce.


definizione di comunicazione non verbale eD esempi

La comunicazione non verbale può offrire delle informazioni aggiuntive alla comunicazione verbale, come quelle che riguardano lo stato d’animo del soggetto e l’intenzione del messaggio (per esempio far ridere o esprimere ironia). Nel corso di un dialogo, i soggetti trasmettono dei segnali che vanno oltre il significato semantico delle parole pronunciate e che possono fornire ulteriori indicazioni, utili alla comprensione e all’interpretazione del messaggio. Questi “indizi” non verbali possono “supportare” i dati forniti verbalmente, aggiungendo enfasi al messaggio che si vuole trasmettere (per esempio quando il soggetto esprime verbalmente la propria tristezza mentre piange).

La comunicazione non verbale, però, può essere anche usata per obiettivi comunicativi molto vari, arrivando in alcuni casi a situazioni in cui il linguaggio verbale contrasta (o sembra contrastare) con il significato semantico delle parole. Si pensi a un soggetto che dice di essere molto arrabbiato con qualcuno mentre ride o fa l’occhiolino all’interlocutore: l’intenzione del soggetto, in questo caso, può essere fare una battuta o esprimere ironia.

Gli indizi non verbali possono anche essere usati per aiutare a gestire le interazioni con gli altri: per esempio, è possibile fare gesti o movimenti (con le mani oppure un cenno con la testa) per indicare all’interlocutore quando deve parlare o meno.

L’interpretazione del messaggio va valutata tenendo conto non solo dei differenti indizi forniti (verbali e non verbali) ma anche del contesto della conversazione e del contesto fisico in cui si trovano i soggetti, così come della conoscenza che si ha della persona che diffonde il messaggio. Inoltre, nella comunicazione non verbale il soggetto può servirsi anche dell’ambiente circostante per arricchire, enfatizzare o per facilitare la trasmissione efficace di un messaggio (per esempio quando si usa il dito per indicare in una determinata direzione o un oggetto).

La definizione di comunicazione non verbale proposta da Burgoon, Boller e Woodall in “Nonverbal communication: the unspoken dialogue” pone enfasi sull’intenzionalità dei messaggi. Secondo gli autori, con l’espressione comunicazione non verbale si fa riferimento alle azioni e agli attributi degli individui che hanno un significato socialmente condiviso e che vengono inviati in maniera intenzionale oppure interpretati come intenzionali. Inoltre, gli autori spiegano che la comunicazione non verbale presuppone che i segnali in questione vengano inviati o ricevuti in maniera consapevole e che siano passibili di essere soggetti a un feedback da parte del ricevente del messaggio. Un esempio di ciò può essere riscontrato all’interno di una fabbrica dove c’è molto rumore e i dipendenti, quindi, per poter comunicare usano la gestualità, come sottolineato da Fred Edmund Jandt in “An introduction to intercultural communication: identities in a global communityLa comunicazione non verbale viene frequentemente usata proprio per sostituire la comunicazione verbale in situazioni in cui, come nell’esempio appena citato, essa risulterebbe poco efficace o insufficiente. Lo stesso accade, per esempio, nel caso di due individui che parlano lingue diverse: pur non conoscendo la lingua dell’altro, essi riescono a trasmettere dei messaggi in maniera efficiente, attraverso dei gesti.

brevi cenni storici, analisi e ricerche sul tema

Nel 1872, Charles Darwin ha pubblicato “The expression of emotions in man and animals” in cui faceva notare le similitudini esistenti tra il modo di esprimere le emozioni degli uomini e quello degli animali. In particolare è stato analizzato l’uso di gesti ed espressioni facciali. Si è trattato della prima analisi approfondita della comunicazione non verbale. Successivamente, ci sono state molte più ricerche in questo ambito, poiché sono state identificate differenti forme o tipologie di comunicazione non verbale.

Diversi studiosi si sono espressi riguardo alla natura e all’utilizzo di molti dei segnali collegati a questo tipo di comunicazione: si pensi ad alcuni segni o attributi come il sorriso o il pianto che sono innati, cioè biologicamente determinati e, quindi, trasversali a ogni popolo e cultura.

È possibile tuttavia notare come l’apprendimento e l’appartenenza a gruppi sociali o culture diverse possa incidere sulla frequenza d’uso e sull’intensità di alcune espressioni facciali. Per fare un esempio, una ricerca condotta dallo psicologo Kuba Krys mette in evidenza come il sorriso sia interpretato e usato in maniera diversa in differenti paesi.

È facile tuttavia pensare anche a una serie di gesti che sono, indubbiamente, frutto dell’apprendimento e il cui uso è una diretta conseguenza dell’appartenenza a un determinato gruppo (si pensi, per esempio, ai saluti militari o, ancora, a diversi gesti che caratterizzano la comunicazione in Italia (che non sono tuttavia utilizzati in altri paesi).

Comunicazione non verbale in italia

A questo proposito, è facile riscontrare in Rete un particolare interesse nei confronti della gestualità che caratterizza la comunicazione del popolo italiano. Non mancano infatti i contenuti (rivolti in particolare a individui appartenenti ad altre culture e ad altri paesi) volti ad illustrare alcuni degli oltre 200 gesti identificati.

Fonte: CNN

Si va, allora, dagli articoli proposti dalle testate giornalistiche alla grande varietà di user generated content (e quindi immagini e video creati dagli utenti) per descrivere e spiegare il significato del gran numero di gesti utilizzato dal popolo italiano per comunicare. Molti di questi vengono effettivamente utilizzati per esprimere dei concetti abbastanza elaborati e specifici.

differenti forme di comunicazione non verbale

È possibile, comunque, distinguere la comunicazione non verbale in quattro tipologie (o sistemi) principali (come si legge in un articolo di Treccani scritto da Francesca Gubini).

  • Il primo sistema individuato è il sistema cinesico e, nello specifico, azioni come i gesti, la mimica facciale e del corpo, le posizioni e gli sguardi. La comunicazione non verbale è, infatti, fortemente associata proprio alla gestualità e a tutti i movimenti effettuati dagli individui all’interno di un discorso e che, come sottolineato in precedenza, possono arricchire, facilitare o completare, in modi molto diversi, il messaggio che si vuole trasmettere. Se da una parte gesti e mimica possono trasmettere un’enorme quantità di informazioni non solo sul messaggio ma anche sullo stato d’animo e sull’intenzione dei soggetti, dall’altra parte anche lo sguardo può offrire molti altri indizi. È possibile infatti individuare una sottocategoria della cinesica, nota come oculesica, che si concentra proprio sul movimento degli occhi (si pensi per esempio a come la direzione dello sguardo può fornire indicazioni su dove si concentra l’attenzione del soggetto) e sulle interazioni che si instaurano tra gli individui attraverso lo sguardo.
  • In un secondo tipo di comunicazione non verbale rientrerebbe la prossemica e, più nello specifico, tutto ciò che concerne la gestione dello spazio o della distanza tra gli interlocutori. Essa tende a fornire importanti informazioni sul grado di fiducia o di intimità del rapporto.
  • Quest’ultimo punto si ricollega a una terza tipologia di comunicazione non verbale, che ha a che fare con il contatto fisico tra gli interlocutori ed è associato quindi al sistema aptico: per esempio, uno “schiaffo” sulla spalla può essere un segno di amicizia, cordialità o approvazione.
  • Particolarmente importanti per una piena comprensione del messaggio sono i segnali paralinguistici come l’intonazione, le pause o la velocità dell’eloquio. Ugualmente importanti in questa categoria sono le vocalizzazioni: si pensi al riso, ai sospiri, al pianto ma anche ai silenzi, che possono dire tanto sull’intenzione comunicativa e sull’umore del soggetto.

Emoticon eD emoji come forma di comunicazione non verbale

Chiaramente, la trasmissione di informazioni attraverso la comunicazione non verbale è particolarmente efficace nel caso della comunicazione faccia a faccia, ovvero quando i soggetti possono vedere e interpretare i differenti segnali inviati dall’interlocutore tramite la mimica facciale, lo sguardo e la gestualità. Questi dati, o almeno parte di essi, tuttavia, si possono perdere nella comunicazione telefonica o digitale.

A questo proposito, molti autori hanno analizzano la funzione di comunicazione non verbale delle emoticon e degli emoji: infatti, per quanto concerne la comunicazione scritta, le emoticon hanno consentito di colmare (almeno parzialmente) questa “lacuna”. Così come le altre forme di linguaggio non verbale, anche questi simboli offrono degli indizi aggiuntivi, non verbali, che possono cambiare totalmente il tono e persino il senso del messaggio verbale, scritto. Con la diffusione massiccia dei social media e l’uso crescente delle piattaforme di messaggistica sono nati anche gli emoji, piccoli simboli, più elaborati delle emoticon, che possono non solo sostituire delle parole o dei concetti ma anche essere usati per costruire delle intere frasi e discorsi, poiché di solito sono utilizzati per esprimere emozioni e per arricchire i dialoghi sulle chat o nei post online.

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