Martedì 27 Ottobre 2020
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Cyberbullismo

Definizione di Cyberbullismo

Il Cyberbullismo è una forma di bullismo che avviene tramite Internet. Con questo temine si fa riferimento a offese, molestie, ricatti o forme di pressione che si ripetono nel tempo e in maniera volontaria da parte di una persona o gruppo di persone nei confronti di un altro soggetto o gruppo, utilizzando le tecnologie digitali.

Cosa è il cyberbullismo?

Si parla di cyberbullismo quando si fa riferimento a un comportamento violento che avviene online, in maniera sistematica e reiterata nel tempo, in cui l’aggressore o gli aggressori insultano, minacciano e cercano volontariamente di provocare danno a un altro soggetto o gruppo, spesso non in grado di difendersi o percepito come più debole.

La differenza tra bullismo e cyberbullismo risiede nel fatto che nel secondo caso la violenza si estende o avviene in Rete, tramite l’uso di piattaforme di messaggistica, social network chat di videogiochi, mentre il bullismo “tradizionale” può comportare anche aggressioni di tipo fisico.

La legge 29 maggio 2017, nº71, volta a prevenire il cyberbullismo in Italia, presenta il fenomeno in maniera dettagliata, riferendosi a «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Soggetti che commettono azioni di bullismo e cyberbullismo, secondo il codice penale italiano, possono essere perseguiti per fattispecie riconducibili ai reati di diffamazione (art. 595), minaccia (art. 612) o dare luogo all’illecito depenalizzato di ingiuria (secondo l’art. 594).

Le diverse forme di cyberbullismo

  • Flaming e hate speech
    Dall’inglese “flame” che significa fiamma, il flaming è caratterizzato dall’uso di messaggi violenti e volgari per creare “battaglie verbali” e tradizionalmente veniva molto usato nel contesto dei forum online. Attualmente è molto diffusa l’espressione hate speech per riferirsi – comunemente, ma non soltanto, – ai comportamenti verbali, espressi in Rete, che incitano alla violenza o all’odio, in questo caso nei confronti della vittima.
  • Cyberstalking
    Il cyberstalking è caratterizzato da molestie, denigrazioni, persecuzioni e minacce ripetute per impaurire e/o ferire la vittima.
  • Denigrazione
    Si tratta del calunniare e infamare l’altro per provocare danni alla reputazione della vittima.
  • Sostituzione di persona
    È l’appropriarsi dell’identità virtuale di qualcuno per spedire messaggi, pubblicare dei post o realizzare altro tipo di azioni online al posto suo.
  • Rivelazioni e doxing
    Consistono nel pubblicare informazioni riservate e potenzialmente imbarazzanti su un altro. Il termine doxing viene usato, in maniera più specifica, per riferirsi alla pubblicazione in Rete di dati personali di qualcuno, senza il relativo consenso (per esempio, indirizzo, numero di telefono, etc.).
  • Inganno
    È l’ottenere la fiducia dell’altro per poi pubblicare e divulgare le confidenze ascoltate.
  • Esclusione
    Si riferisce all’escludere volontariamente la vittima dai gruppi online (come i forum, le chat di gruppo sulle piattaforme di messaggistica o i gruppi presenti sulle reti sociali), senza una giusta motivazione, allo scopo unico di ferirlo o di provocare un danno.

Chi sono le vittime e quali sono le conseguenze?

In molti casi, i cyberbulli sono delle persone che la vittima conosce personalmente. Gli aggressori cercano di ferire la vittima con molestie di ogni tipo, estendendo spesso questo comportamento anche alla sfera virtuale e facendo sì che il soggetto colpito si senta non protetto anche all’interno della propria abitazione. Gli adolescenti e in generale il pubblico più giovane tendono a essere particolarmente vulnerabili nei confronti di questo tipo di comportamenti, tuttavia il bullismo sul web, come quello “tradizionale”, può colpire individui di ogni età. La difficoltà da parte delle vittime di parlare dell’argomento o di denunciare gli aggressori per paura di ricatto fa sì che sia ancora più difficile identificare casi di cyberbullismo e di proteggere i soggetti colpiti.

Collegati a questa problematica ci sono concetti come hate speech e body shaming. Infatti, per buona parte dei casi l’obiettivo degli aggressori è quello di umiliare le vittime in maniera pubblica o privata, attraverso dei commenti a post, fotografie o messaggi privati che possono riguardare l’aspetto fisico o altre caratteristiche e abitudini che caratterizzano il soggetto.

Come combattere il cyberbullismo?

Prevenire e combattere il cyberbullismo sono compiti difficili che richiedono uno sforzo collettivo e di sensibilizzazione. Diverse aziende e celebrità hanno deciso di promuovere o di partecipare a progetti volti a sconfiggere questo problema. Un esempio ben noto in Italia è quello di Chiara Ferragni, che ha scelto di sposare questa causa attraverso una collaborazione con il brand Trudi.

In una partnership con l’organizzazione anti-bullismo “Cybersmile”, il brand di cosmetici Rimmel ha lanciato una campagna globale, della durata di tre anni, per generare consapevolezza sul tema. Per farlo, l’azienda ha coinvolto celebrità come Rita Ora e Cara Delevingne e altri quindici brand ambassador che racconteranno le proprie esperienze, in quanto vittime di commenti offensivi o umilianti. La campagna #IWillNotBeDeleted vuole scoraggiare, in particolar modo, forme di cyberbullismo collegate alla bellezza e all’aspetto fisico.

Non solo i brand e le celebrità hanno però un ruolo importante nell’ottica di prevenzione e lotta al bullismo sul web: le piattaforme stesse in cui queste situazioni si sviluppano devono essere le prime a reagire e prendere posizione. A questo proposito, diverse misure sono state adottate allo scopo non solo di scoraggiare comportamenti scorretti da parte di potenziali cyberbulli, ma anche di tutelare le vittime. Un esempio è quello di Instagram che ha introdotto degli strumenti volti a promuovere delle interazioni più positive tra utenti all’interno della comunità o quello del videogioco World of Warcraft che ha introdotto la “silence penalty” per penalizzare giocatori che manifestano comportamenti scorretti in tal senso, “silenziandoli” per 24 ore.

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