Venerdì 18 Ottobre 2019

Dark web

Definizione di Dark web

Dark web

Dark web è l’espressione con cui ci si riferisce ai contenuti criptati e non liberamente accessibili collocati nelle darknet, reti oscure e “parallele” accessibili solo tramite configurazioni specifiche e specifiche autorizzazioni d’accesso.


Dark web: significato e qualche precisazione linguistica

Una delle spiegazioni più semplici e immediate di dark web è quella fornita da Urban Dictionary secondo cui il web oscuro «è quella piccola porzione di deep web , intenzionalmente nascosta e non accessibile tramite browser tradizionali come Firefox, Chrome, ecc.». In questa definizione di dark web particolarmente significativi sono tre passaggi: la distinzione con il deep web, la volontarietà con cui vengono criptati e resi indisponibili i contenuti del dark web e la necessità di tool e passaggi ad hoc per accedervi.

Dark web vs deep web

Sebbene le due espressioni vengano utilizzate spesso – e a torto – come sinonimi, c’è tra deep web e dark web un rapporto di inclusione: il deep web, cioè, contiene il dark web che è, però, solo una sua parte. Sul deep web si trovano, infatti, diversi contenuti che non sono indicizzati dai tradizionali motori di ricerca e non risultano raggiungibili utilizzando il tradizionale protocollo HTTP, ma che possono essere anche contenuti come siti web appena creati, per esempio, o siti aziendali riservati.

dark web deep web differenze

Una delle schematizzazioni più comunemente utilizzate per rappresentare il deep web è quella dell’iceberg: i contenuti indicizzati dai motori di ricerca e accessibili attraverso una semplice ricerca da parte dell’utente sono solo la punta più visibile di una mole immane di risorse, di cui oltre il 90% è sommerso.

Una panoramica su Che cos’è il dark web

Come funziona il dark web

Quello che distingue i contenuti del dark web è, appunto, l’essere criptati o meglio l’essere collocati su reti parallele, le cosiddette darknet, che sono in genere piccole reti private, peer-to-peer o friend-to-friend, o comunque reti accessibili attraverso configurazioni e sistemi di autorizzazioni ad hoc. Non a caso chi frequenta spesso il dark web si riferisce, in gergo, al web tradizionale come “Clearnet” o “web in chiaro”, proprio perché (quasi) nessun contenuto al suo interno è criptato. Potrebbe essere spontaneo, a questo punto, chiedersi come si presentano contenuti e pagine di questa dark Internet. Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, come spiega “CSO”, i siti di dark web somigliano molto nel design e nell’usabilità ai siti web più comuni. La vera differenza sta nel dominio e nell’URL: la maggior parte di dark web site ha infatti dominio .onion, dove il suffisso rende chiaro immediatamente che si tratta di una risorsa nascosta e accessibile attraverso un software come Tor che rende possibile comunicazioni anonime attraverso la Rete; allo stesso modo gli URL di questi siti sono impossibili da memorizzare e non identificativi, spesso costituiti da una combinazione inintelligibile di numeri e lettere. In entrambi i casi, l’obiettivo è rendere difficile il tracciamento sia della risorsa, sia dell’utente che la consulta.

Come entrare nel dark web

Non a caso esistono software come I2P o Tor che sono specializzati, rispettivamente, nel fornire hosting anonimo per i siti web e accesso anonimo alle darknet. Come spiega tra gli altri anche Aranzulla, insomma, non si può accedere al dark web senza utilizzare «una rete di anonimizzazione […] che permette di nascondere l’indirizzo IP e l’identità degli utenti “rimbalzando” le connessioni fra vari nodi sparsi in tutto il mondo». Il Tor Browser perché gratuito, facile da installare e compatibile con la maggior parte dei sistemi operativi più utilizzati è la più comune tra queste, tanto che, per tornare alle diverse espressioni con cui ci si riferisce oggi al dark web, “onionland” fa riferimento proprio alla tecnica di anonimizzazione con routing a cipolla utilizzata da Tor, nonché al suo dominio. Una volta entrati nella rete oscura sono disponibili motori di ricerca molto simili nelle funzionalità a quelli del web tradizionale – uno dei più famosi è rimasto, per lungo tempo, Grams – che dovrebbero aiutare l’utente a trovare quello di cui ha bisogno, nonostante i risultati siano spesso parziali e non sempre accurati.

Cosa si può trovare usando il web oscuro

La grande mole di contenuti che si trovano nel dark web, del resto, complica le cose. Scrive ancora “CSO”, sul web oscuro puoi «comprare per cinquecento dollari le credenziali di accesso di un conto in banca da cinquantamila dollari; ottenere ancora a cinquecento dollari e con le spese di spedizione incluse sette carte di credito con un saldo di duemilacinquecento dollari ciascuna o un abbonamento Netflix a vita per appena sei dollari». In questa prospettiva, il dark web potrebbe apparire come un grande mercato nero virtuale, in cui condurre indisturbati affari spesso ai limiti della legalità. Prima di accennare però al dibattito sull’utilità e sugli usi addirittura di pubblica rilevanza che può avere, vale la pena di capire cosa c’è nel dark web: uno dei primi studi sul tema rivelò che tra i contenuti più ospitati da Tor c’erano quelli di natura pedo-pornografica, seguiti da siti attraverso cui era possibile comprare al mercato nero o compiere operazioni di botnet; oggi le cose non sembrano andare meglio se si considera che ci sono studi secondo cui oltre il 60% delle risorse del dark web minano le attività economiche, percentuale, tra l’altro, che sembra seguire da qualche anno un trend positivo. Tra le attività illecite che avvengono nel dark web non si possono non citare comunque la compravendita di moli di dati anche personali e riservati degli utenti; le trattative tra hacker che vendono i propri servizi e soggetti interessati a mettere a rischio la sicurezza digitale di grandi aziende per esempio; lo scambio di denaro, non di rado anche attraverso criptovalute come i bitcoin; quello di materiale pornografico di diversa natura, anche avente per protagonisti minori, come si è visto, o vittime di revenge porn e, ancora, la libera circolazione di materiale protetto da diritto d’autore come film, brani musicali, ecc.

dark web attività

A quali macro-categorie appartenevano i principali contenuti e servizi offerti su Tor nel 2015. Fonte: Wikimedia

 

Il mercato nero sul deep web

Nel tempo dark web sembra essere diventato soprattutto sinonimo di mercato nero e, in effetti, sulle darknet si trovano numerosi marketplace che vendono di tutto: droga, armi, farmaci non da banco anche senza prescrizione medica, animali esotici e specie protette, qualsiasi tipo di prodotto venduto all’estero e non commercializzato invece nel proprio paese di riferimento. Le procedure di anonimizzazione di cui si è detto e che rendono impossibile – o quantomeno difficile – risalire all’identità dell’utente e le transazioni in criptvalute che garantiscono anch’esse il più totale anonimato sono ciò che convince dell’acquistare nel dark web; oltre, va da sé, a prezzi che sono in genere decisamente più bassi di quelli che si trovano nel mercato reale e alla possibilità di trovare merci impossibili da acquistare per vie legali. L’essere strutturati come abituali siti di eCommerce e l’essere in grado di garantire, almeno a monte, la più totale sicurezza delle operazioni sembrano essere ulteriori elementi che giocano a favore dei siti che fanno mercato nero nel dark web, anche se questi non riescono ad assicurare a valle che la merce non sia fermata alla dogana per esempio o altri problemi logistici che potrebbero non assicurare che l’operazione vada a buon fine.

Il dark web, comunque, è stato spesso utilizzato anche da gruppi terroristici ed estremisti per fare proseliti e reclutare adepti.

è davvero tutto illecito quello che avviene nel dark web?

Una ragione in più, questa, per cui tra le autorità e nel racconto dei media mainstream soprattutto si è guardato spesso con un certo allarmismo al dark web e alle attività che avvengono al suo interno. Chi ha più familiarità con la cultura hacker tiene a sottolineare la natura in origine neutra del dark web, nato per essere una sorta di web parallelo in cui scambiare informazioni anonimamente. Dove anonimamente è, in non pochi contesti, sinonimo di liberamente. Lo dimostra per esempio il fatto che su questa Internet oscura sopravvivono forum a tema politico o religioso, frequentati soprattutto da utenti di paesi in cui esistono governi totalitari, non c’è libertà di espressione religiosa o non vengono garantiti i diritti umani fondamentali: il non essere tracciati, la relativa difficoltà con cui si riesce a risalire all’IP, infatti, incoraggia gli utenti a esprimersi anche su questioni controverse.

Ancora, ci sono posti ben noti del web oscuro dove si può fare whistleblowing senza avere paura delle ripercussioni sulla propria carriera. Una certa cultura della condivisione fa sì che su certi forum, su certi siti del dark web ci si possa scambiare liberamente testi, articoli scientifici, risorse accademiche anche coperti da copyright che possano essere utili all’avanzata del sapere.

Ci sono gruppi, ovviamente chiusi e controllati, dove si può allenare la propria passione per gli scacchi per esempio o creare community interattive di gamer del proprio videogioco preferito e veri e propri social network in versione dark web, come BlackBook che, già nel nome, allude poco velatamente a Facebook. Proprio Facebook sarebbe l’apripista di una serie di piattaforme social che stanno creando una versione proprietaria per il web oscuro dei propri servizi per non perdere mercato anche in Paesi dove l’uso delle versioni ufficiali è o potrebbe diventare vietato.

 

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