Domenica 29 Novembre 2020
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Incubatore di impresa

Definizione di Incubatore di impresa

L'Incubatore di impresa è un’organizzazione che favorisce la trasformazione da idea di azienda a realtà produttiva in fase di startup. Il periodo di incubazione è limitato e in questo arco di tempo vengono forniti alle imprese spazi fisici e servizi di supporto allo sviluppo del business.

Incubatore d’impresa: cos’È?

L’incubatore d’impresa è un’organizzazione che, mettendo a disposizione servizi tecnici e logistici di supporto al business, permette alle imprese di avviare la fase di startup. I programmi di incubazione prevedono diversi strumenti a sostegno delle startup, ma sono tutti volti a garantire assistenza manageriale e percorsi di mentoring. Fra le attività più importanti c’è sicuramente quella di stesura del business plan , il documento di sintesi del progetto d’impresa che permette alle startup di presentarsi a un pubblico di possibili investitori.

Nella storia degli incubatori d’impresa è possibile riconoscere tre macrofasi:

  • incubatori di prima generazione: attivi dagli anni ’50 agli anni ’80, fornivano esclusivamente infrastrutture fisiche e servizi condivisi;
  • incubatori di seconda generazione: attivi fra gli anni ’80 e i primi anni ’90, offrivano inoltre delle attività “knowledge-based” per guidare le imprese incubate nella creazione di regole, procedure e strategie con cui operare;
  • incubatori di terza generazione: gli incubatori dei giorni nostri mantengono l’organizzazione e le caratteristiche di quelli di prima e seconda generazione e facilitano l’accesso a network esterni per acquisire risorse e creare opportunità in tempi brevi.

Gli incubatori d’impresa possono essere a scopo di lucro o no profit, pubblici o privati e secondo la classificazione operata da Grimaldi e Grandi in “Business incubators and new venture creation: an assessment of incubating models” identificabili anche in base alla provenienza dell’idea. È così possibile distinguere quattro tipologie di incubatore:

  • business innovation center (BIC): l’attività di incubazione dei BIC consiste nell’offrire un insieme di servizi fondamentali a coloro i quali grazie a un proprio progetto d’impresa superano una selezione;
  • university business incubator (UBI): incubatori universitari che oltre ai tipici servizi di incubazione offerti dai BIC offrono dei servizi di consulenza o tirocini agli studenti;
  • corporate private incubator (CPI): incubatori di proprietà di grosse imprese che decidono di supportare attività di corporate spin-off;
  • indipendent private incubator (IPI): acceleratori d’impresa impropriamente definiti incubatori, poiché intervengono nella fase successiva a quella di incubazione e per fornire capitali o know-how specifici.

incubatore d'impresa

Sul ruolo degli incubatori d’impresa Patrizio Bof ha rilasciato una dichiarazione ai nostri microfoni affermando la centralità del «dar seguito alle idee e all’energia di giovani talenti. La finalità è quella di stimolare le aziende nel realizzare i loro progetti che non possono prescindere da una buona idea ovviamente, ma nemmeno dalle persone. Molte aziende che si occupano di innovazione stanno cercando nuove idee e cercano un’occasione per entrare in contatto con esse».

Lo stato dell’arte degli incubatori in italia

Secondo il rapporto SIM sull’impatto degli incubatori e degli acceleratori italiani, nel 2019 erano presenti in Italia 197 incubatori, di cui 35 certificati e 27 universitari. Ad agosto 2020, il numero degli incubatori certificati in Italia è salito di cinque unità, registrando 40 incubatori certificati su tutto il territorio italiano. La stragrande maggioranza degli incubatori si trova nell’Italia settentrionale divisa fra il 37.1% a nord-ovest e il 21.8% a nord-est. La regione che ne ospita il maggior numero è la Lombardia (52 incubatori), seguita da Emilia-Romagna (25 incubatori) e Lazio (17 incubatori). La natura giuridica di questi è prettamente privata (123 incubatori sulla popolazione di 197 incubatori) ai quali si aggiungono quelli misti (44 incubatori) e quelli pubblici (30 incubatori gestiti esclusivamente da amministrazioni o enti pubblici).

Fonte: socialinnovationmonitor.com

I servizi offerti dagli incubatori d’impresa

I servizi che gli incubatori di impresa offrono ai futuri imprenditori sono molteplici e riguardano tutte le fasi che caratterizzano lo status di startup. Tra questi si possono individuare:

  • l’accompagnamento manageriale che comincia con l’assistenza nella redazione del business plan e nella costituzione societaria per concludersi con lo sviluppo modello di business attraverso il mentoring e il supporto per l’attuazione di strategie di marketing e internazionalizzazione;
  • la messa a disposizione di spazi fisici e servizi condivisi al fine di permettere un netto risparmio nelle fasi di avvio della startup;
  • i momenti di formazione imprenditoriale e manageriale a cura di esperti del settore che mettono a disposizione il loro know-how e momenti di scambio di esperienze tra le startup incubate;
  • il supporto nello sviluppo delle relazioni e nella ricerca di finanziamenti con l’introduzione alle buone pratiche di dialogo con gli investitori e i partner;
  • l’assistenza per servizi amministrativi, legali e gestione della proprietà intellettuale;
  • la consulenza in tema di valutazione dell’impatto sociale, business ethics e corporate social responsibility (CSR).

Sempre secondo il rapporto SIM, i principali servizi che gli incubatori considerano rilevante offrire sono legati al supporto nello sviluppo di relazioni, all’accompagnamento manageriale, al supporto alla ricerca di finanziamenti, a fornire spazi fisici in cui operare e alla formazione imprenditoriale e manageriale. Molto sensibili a fornire supporto intorno a tutto ciò che riguarda l’accompagnamento manageriale sono gli incubatori pubblici e proprio a tal proposito la community StartUp Geeks ha indagato e approfondito i gap che causano il fallimento del 90% delle startup, individuando nella mancata validazione della propria idea sul mercato una delle cause principali.

Validare la propria idea di business significa capire l’effettiva rilevanza del prodotto o del servizio che si vuole proporre in un dato mercato e questa avviene su due livelli: nel primo livello si valida il problema parlando con i futuri clienti, scoprendone comportamenti di acquisto e di consumo; nel secondo livello si valida la soluzione analizzando, sulla base delle risposte ottenute dai questionari e dalle interviste, se effettivamente ciò che si propone può trovare interesse da parte dei clienti in target .

Fonte: Failory

«La validazione della propria idea di business – ha spiegato Alessio Boceda, co-founder di Startup Geeks, nel comunicato di lancio dell’incubatore online Startup Builder – era una delle richieste che maggiormente ci veniva fatta dalla nostra community di imprenditori. C’è bisogno di sapere in modo chiaro qual è l’effettiva richiesta da parte del mercato di una soluzione innovativa e bisogna fare dei test prima di lanciare la propria idea e svilupparla. Non è corretto pensare che basta analizzare i dati che si trovano online per capire se la propria idea è corretta e se la soluzione può davvero avere del potenziale, perché sono dati che hanno come scopo quello di raccontare uno scenario generale. L’analisi da condurre, invece, ha bisogno di essere fatta in modo specifico sul problema che si vuole risolvere e sulla soluzione che si propone».

Le validazioni non sempre vanno a buon fine, ma è proprio questo risultato che permette alle startup di individuare la falla nel modello di business e cambiare prospettiva affinché si riduca al minimo il rischio di fallire. Di grande aiuto in questa fase è la presenza di un mentor, figura professionale con esperienza in un dato campo, che mette a disposizione le proprie competenze guidando gli startupper nel cammino intrapreso.

 

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