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Metaverso

Significato di Metaverso

Il metaverso viene spesso definito come l'evoluzione di internet. Si tratterebbe di una rete composta da mondi virtuali collaborativi e immersivi. Il Metaverso è spesso identificato come il successore di Internet. Per descriverlo alcuni autori parlano di una rete composta da mondi virtuali collaborativi e immersivi, dove un numero illimitato di utenti può usare avatar per interagire, lavorare, effettuare acquisti e partecipare a varie attività.

Cosa è il metaverso?

Il termine “metaverso” trae origine da “Snow Crash“, un libro di fantascienza pubblicato nel 1992 da Neal Stephenson, il quale proponeva un viaggio esplorativo[1], alquanto visionario, tra quelle che all’epoca erano ancora ritenute tecnologie futuristiche (come la realtà virtuale, il wireless, gli smartphone e la realtà aumentata). Tra le varie profezie contenute nel romanzo vi è il concetto di “metaverse“, utilizzato per far riferimento a un tipo di esperienza virtuale altamente immersiva in qualche modo simile a quella che ora le big tech starebbero cercando di ricreare.

Il metaverso viene spesso identificato come la prossima versione di Internet[2] – come si legge per esempio in un articolo di The Washington Post – o, ancora, come il «successore della Rete mobile», come spiegato dal CEO di Facebook Mark Zuckerberg in un’intervista a The Verge.

Voci più critiche invece sostengono che si tratti soltanto di un termine utilizzato per una sorta di «rebranding della tecnologia della realtà virtuale», che spesso non è riuscita a mantenere alte le aspettative dei più entusiasti, come si legge in un articolo del Finantial Times[3].

Le caratteristiche secondo le principali definizioni

Non mancano le aziende tech che si dicono pronte a investire nel metaverso e quelle che stanno studiando il miglior modo per farlo, anche se al momento circolano in Rete versioni contrastanti o comunque alquanto vaghe riguardo a cosa significa metaverso e a che tipo di cambiamenti apporterà nell’esperienza virtuale degli utenti e nei più diversi settori.

Matthew Ball, investitore e managing partner dell’azienda di venture capital EpyllionCo, all’interno di un articolo ha provato a descrivere alcune caratteristiche che definiscono il metaverso[4]. Secondo l’articolo, all’interno del metaverso gli individui avvertiranno un senso di prossimità e tutti potranno essere nello stesso spazio spazio virtuale o partecipare a eventi o attività in contemporanea.

Questo viene descritto inoltre come «un’economia pienamente funzionante», in cui gli individui e le aziende potranno «creare, possedere, investire, vendere ed essere ricompensati per un gran numero di “lavori” che produce “valore”» e, dunque, profitto. Così, il metaverso non si riduce solo al mondo dei videogiochi, per esempio, permettendo invece la realizzazione di diverse tipologie di attività (di tipo sociale, economico, educativo, ecc.).

Nello stesso articolo Matthew Ball sostiene inoltre che nel metaverso ci sarà un’interoperabilità senza precedenti di dati, beni digitali e contenuti tra le differenti esperienze che possono essere vissute all’interno. Per illustrare quest’idea, il professionista menziona l’esempio degli item digitali che possono essere scambiati all’interno dei videogiochi (come per esempio gli outfit per gli avatar, le armi o altri accessori) e trasferiti da un videogioco all’altro, con la possibilità di utilizzare lo stesso accessorio su Fortnite e su Counter-Strike o ancora di regalarlo come gift card su Facebook.

Proprio per questo l’esperto ritiene che sia più appropriato definire il metaverso come un’ampia rete formata da differenti mondi in 3D «in grado di supportare una continuità di identità, di oggetti, di storia, di pagamenti, i quali possono essere fruiti contemporaneamente da un numero illimitato di utenti»[5].

Non raramente, però, il metaverso viene descritto non come una rete bensì come «un mondo o mondi virtuali condivisi in 3D, che sono interattivi, immersivi e collaborativi», come si legge invece sul blog di Nvidia[6], colosso americano dei semiconduttori, noto prevalentemente per la produzione di schede grafiche. Secondo l’azienda il metaverso è una piattaforma non vincolata ad alcuna app o alcuno spazio specifico (né digitale, né fisico) e che invece permette agli oggetti e alle identità di essere spostate liberamente da un mondo virtuale all’altro, all’interno del metaverso e «anche nel nostro mondo, grazie alla realtà aumentata».

Nell’intervista già menzionata, Mark Zuckerberg ha affermato che è possibile pensare a questo concetto come alla «Rete all’interno della quale puoi entrare anziché limitarti a guardarla […]. Anziché vedere il contenuti, potrai essere al suo interno». Per questa ragione Zuckerberg ha spiegato che sarà possibile realizzare varie esperienze che «non potresti realizzare all’interno di un’app in 2D o su un sito web, come ballare per esempio».

Occorre sottolineare che anche se spesso il concetto viene associato esclusivamente a un ambiente digitale in 3D, secondo il CEO di Facebook la fruizione del metaverso potrà essere in 3D, ma non dovrà esserlo necessariamente: sarà infatti possibile «vivere un’esperienza, come un concerto in 3D, a partire dal tuo smartphone, potendo fruire di elementi in 2D o altri in 3D».

Metaverso vs realtà virtuale

Il CEO di Facebook ha operato una netta distinzione tra metaverso e realtà virtuale: quest’ultima sarà, secondo lui, una tecnologia importante per la fruizione del metaverso, poiché in grado di offrire un maggior senso di prossimità e presenza, mentre il metaverso «sarà accessibile attraverso ogni tipo di piattaforma, non solo tramite realtà virtuale e aumentata, ma anche tramite il computer, i dispositivi mobili e le console di gaming».

In linea con la visione di Mark Zuckerberg – e a differenza di quanto sostenuto per esempio in un articolo di Stratechery[7] – diverse fonti sottolineano la differenza tra metaverso e realtà virtuale: il metaverso potrebbe infatti prevedere un mix di realtà virtuale e realtà aumentata, permettendo agli utenti, tramite avatar, di passare da un’attività all’altra in maniera semplice e senza interruzioni, come chiarito in un articolo di The Washington Post[8]. Nel metaverso «l’universo digitale non sarebbe limitato dai dispositivi: gli avatar potranno camminare nel cyberspazio nello stesso modo in cui le persone camminano nel mondo fisico, permettendo agli utenti di interagire con persone che si trovano dall’altra parte del pianeta come se stessero nella stessa stanza», si legge nell’articolo menzionato, che propone una visione condivisa da Zuckerberg.

Chi costruirà il metaverso e a che punto siamo?

Negli ultimi anni si è parlato molto della creazione del metaverso e di chi potrebbe farlo: sembra essere diventato, infatti, il grande obiettivo di diversi giganti tech tra i quali Facebook, Nvidia, la piattaforma di videogiochi online Roblox ed Epic Games, azienda dedicata allo sviluppo di videogiochi come Fortnite.

Ad aprile 2021 il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha parlato del metaverso come di un «mondo virtuale che è un gemello digitale del nostro», ammettendo inoltre l’intenzione dell’azienda di crearlo[9]. Anche Epic Games sembra puntare sempre più allo stesso obiettivo e difatti nello stesso mese ha annunciato la raccolta di un miliardo di dollari per sostenere la sua «visione a lungo termine del metaverso»[10]. A questo proposito, il fondatore Tim Sweeney ha dichiarato che il metaverso non sarà «costruito solo da una mega società, ma sarà frutto del lavoro creativo di milioni di persone, un mezzo fortemente partecipativo come non si è ancora visto»[11].

Questa considerazione sembra essere comune a molte visioni: l’idea principale è che questo dovrà essere sviluppato da diversi attori in maniera decentralizzata. Stando a quanto dichiarato da Zuckerberg, «il metaverso è una visione che abbraccia molte aziende, l’intera industria. […] Non è certamente qualcosa che un’azienda potrà costruire da sola». Si comprende, inoltre, il ruolo che Facebook intenderebbe avere nella costruzione del metaverso, in collaborazione però con molte altre aziende.

Il CEO di Facebook ha però ammesso che c’è ancora molto lavoro da fare in questo senso, specie se si considera che l’hardware che dovrebbe permettere di fruire pienamente del metaverso e di conseguenza di esperienze virtuali molto più fluide e naturali, deve ancora essere ottimizzato: si pensi in tal senso ai visori di realtà virtuale che, per essere adottati su larga scala, dovrebbero diventare più minimalisti e anche più accessibili.

Non a caso, con l’azienda di proprietà Facebook, Oculus, Mark Zuckerberg sta investendo notevolmente nell’ottimizzazione di questa tecnologia. Inoltre, a settembre 2021, in collaborazione con Ray Ban, Facebook ha lanciato degli occhiali da sole smart che permettono di fare foto, video, telefonate, ascoltare musica e che, in futuro, avranno delle funzionalità di realtà aumentata[12]. A proposito di questo lancio, Mark Zuckerberg ha dichiarato che questi occhiali sarebbero «parte di un obiettivo più ampio», vale a dire quello di «aiutare a costruire il metaverso»[13].

Come il metaverso potrebbe cambiare vari settori: alcuni esempi

Anche se si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo – prima che possa raggiungere il suo massimo potenziale – molte aziende stanno già cercando di comprendere in che modo sfruttare il metaverso per comunicare in modo più efficace e coinvolgente con i propri clienti.

Secondo l’autrice specializzata in realtà aumentata, virtuale e metaverso, Cathy Hackl, i professionisti del marketing e della comunicazione dovrebbero considerare fin da ora il potenziale del metaverso, perché si tratta della «nuova frontiera dell’interazione online. Nello stesso modo in cui i social media hanno rivoluzionato il panorama del marketing online, così succederà anche con il metaverso»[14].

Diversi brand hanno deciso di avvicinarsi a questo mondo grazie a collaborazioni con i giganti tech maggiormente coinvolti in questo settore. Gucci, per esempio, ha recentemente proposto agli utenti un’esperienza multimediale immersiva all’interno di una versione virtuale del Gucci Garden, il Museo Gucci ubicato a Firenze: per due settimane infatti, a maggio 2021, quest’ultimo è stato aperto al pubblico all’interno della piattaforma Roblox. Così, secondo l’azienda, «Gucci sta entrando nel metaverso in un modo nuovo ed entusiasmante»[15].

A questo proposito però c’è chi ritiene che non si possa parlare ancora di metaverso per far riferimento a questo genere di esperienze, come sostiene per esempio Zoe Scaman, fondatrice della strategy agency Bodacious[16], ma è in ogni caso evidente il crescente interesse di molte multinazionali (come Coca-Cola, Vans e Nike, solo per citare alcuni esempi) nei confronti di questo argomento.

Inoltre, c’è anche chi ha visto la potenziale utilità di questa tecnologia nell’aumentare la produttività nel mondo del lavoroFacebook ha lanciato la versione beta di Horizon Workrooms, un’esperienza di realtà virtuale pensata per favorire la collaborazione, migliorare la comunicazione a distanza e rendere il lavoro da remoto più efficiente, riducendo le distanze. Anche questa novità è stata presentata come un ulteriore step dell’azienda verso il metaverso che, secondo Zuckerberg, «garantirà enormi opportunità per creatori e artisti, per individui che vogliono lavorare ma vivere lontano dai centri urbani e per persone che vivono in luoghi dove le opportunità educative e di svago sono più limitate».

Le possibilità potranno essere davvero molteplici, con un impatto anche sul mondo industriale e sull’organizzazione del lavoro. Stando a quanto riportato in un articolo di Time pubblicato ad aprile 2021, Nvidia ha concluso una partnership con la casa automobilistica BMW per la creazione di un «gemello digitale virtuale di una fabbrica situata a Regensburg, in Germania»[17]: questa creazione permette di «pianificare virtualmente nuovi flussi di lavoro prima di applicare i cambiamenti in tempo reale alla fabbrica fisica» di BMW.

Guardando a simili progressi, il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha sostenuto che il metaverso potrebbe difatti rivoluzionare il mondo industriale, ma non mancano le voci secondo le quali la sua creazione sia ancora a «anni, probabilmente decenni, di distanza», come riporta The Washington Post[18].

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