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Mpv

Significato di Mpv

MVP, il minimum viable product, è un prodotto (o servizio) lanciato sul mercato con funzioni minime, in assenza di tutte le caratteristiche che dovrebbe possedere, così da consentire all'azienda di ottenere dei primi feedback dagli utilizzatori e migliorarlo.

MVP: cos’è

MVP (minimum viable product) è il “prodotto minimo funzionante“, come viene indicato in italiano, e indica la versione di base di un prodotto che possiede quelle funzionalità che ne definiscono la proposta di valore e che sono, cioè, minime ma assolutamente indispensabili. Va precisato che, in questo contesto, il termine “prodotto” è utilizzato in maniera generica, con riferimento anche a dei servizi.

Il prodotto minimo funzionante, quello che ha cioè un set di funzionalità minime, viene realizzato con il preciso intento di consentire un time-to-market più rapido, in modo da attirare i primi consumatori (cosiddetti early adopter ) e comprendere sin da subito, prima di realizzare la produzione vera e proprio (su larga scala e con tutti i dettagli del caso), quali miglioramenti e/o cambiamenti vanno apportati affinché sia adatto al mercato.

Infatti, nel momento in cui un’azienda – e, altrettanto spesso se non di più, una startup – lancia sul mercato un MVP lo fa con l’intento di ricevere un riscontro iniziale da parte degli utenti: è basandosi sui feedback, infatti, che essa correggerà eventuali bug e con i suggerimenti ricevuti apporterà delle modifiche negli sviluppi futuri del prodotto/servizio.

La definizione di MVP di Eric Ries

Va specificato, a tal proposito che, seppure il termine è stato utilizzato per la prima volta nel 2000 da Frank Robinson[1], è stata la successiva definizione di MPV data dall’imprenditore, blogger e scrittore Eric Ries a diffondere in maniera importante il termine; attualmente il modo in cui viene comunemente inteso il concetto di MPV si deve infatti a Eric Ries.

La sua (risalente al 2009) definizione di MVP è: «il prodotto minimo valido è quella versione di un nuovo prodotto che consente a un team di raccogliere la quantità massima di informazioni convalidate sui clienti con il minimo sforzo».[2]

Quando e come nasce l’idea di MVP

È nel 1999 che, comunque, si data la nascita del MVP, con l’approccio seguito da un ragazzo americano, Nick Swinmurn, corrispondente a quello che oggi viene definito “sviluppo MVP”, ossia l’approccio del minimum viable product.

Nick Swinmurn decise di creare un sito web molto semplice, scattando foto a scarpe in vetrina e mettendole successivamente in vendita senza realmente averle in magazzino. Solo quando arrivò il primo ordine, Swinmurn acquistò le scarpe in negozio e le spedì; sintetizzando molto, è in questo modo che è nata la società Zappos[3].

Perché ricorrere a un minimum viable product: vantaggi

Come si può facilmente evincere, lo scopo principale di un MVP è lanciare un prodotto rapidamente, riuscendo anche a fare un ingresso anticipato nel mercato rispetto a quanto preventivato e rispetto ai competitor (o potenziali tali), sulla base di un’idea consolidata, ottenuta grazie a test che si possono definire precoci e che consentono un riscontro pratico degli utenti che provano il prodotto.

L’importanza del feedback nella creazione di un prodotto minimo funzionante

Il passaggio relativo ai test è molto importante, perché è grazie agli utenti finali che, come già sottolineato, chi deve immettere sul mercato un prodotto può crearne un modello per comprendere cosa manca per completarlo e migliorarlo.

Non si tratta, però, di un solo test: una volta raccolto il feedback degli utenti si migliora il prodotto e, a completamento di questa fase di modifiche, lo si fa testare nuovamente agli utenti, con un processo che si ripete fino a quando non si sono ottenute una conferma e un’approvazione finale da parte di quegli utenti che sono parte del pubblico/mercato di riferimento.

Utile ricordare, anche, che oltre ai test precoci si possono realizzare sondaggi per comprendere quali potrebbero essere gli strumenti più idonei e adatti per un miglioramento del prodotto oppure per sondare quali potrebbero essere gli approcci di marketing preferiti da chi dovrà usare il prodotto.


Inoltre, un minimum viable product può permettere di ottimizzare anche il budget , pure quando limitato, perché evita di disperderlo producendo elementi non essenziali o non ottimali del prodotto.

In questo modo si riescono a equilibrare due importanti esigenze: quella dell’azienda in termini di costi e tempi e quella degli utenti, del pubblico di riferimento, in termini di soddisfazione dei propri bisogni di utilizzo di un determinato prodotto.

Alcuni esempi di MVP

Tra i casi di successo famosi su come sono state validate alcune idee attraverso l’utilizzo di MVP ce ne sono alcuni in particolare che vengono citati spesso come vere e proprie case history in tema MVP.

Nike, per esempio, ha fatto ricorso al feedback degli utenti (potenziali clienti) dopo la fase di prototipazione del proprio sito di ecommerce e questo è servito per comprendere quanto fosse difficile individuare l’invito all’azione (la CTA) ed evitare di lanciare sul mercato un sito con scarsa usabilità ed efficacia di vendita.

I fondatori di Airbnb, invece, hanno utilizzato il proprio appartamento per convalidare la loro idea, quando non avevano budget sufficiente per la creazione di un’impresa. Hanno realizzato un sito molto minimalista, sul quale hanno caricato le foto dell’appartamento che subito è stato richiesto in affitto e in questo modo hanno testato l’idea di offrire, attraverso un sito online, alloggi in affitto del tipo peer-to-peer.


Un team, insomma, può utilizzare un MVP come elemento centrale di una strategia di sperimentazione.

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